Il 18 settembre in Scozia, giorno del referendum indipendentista, ci saranno anche decine di militanti leghisti. Alcuni di loro sono già arrivati ad Edimburgo e Glasgow per seguire dal vivo l’ultima settimana della campagna referendaria. Radio Padania ha programmato decine di collegamenti per rendere conto minuto per minuto dell’esito della votazione, percepita come un fatto epocale a prescindere dall’esito finale. Ne è convinto anche il segretario della Lega Nord Matteo Salvini che punta molto sul contagio del virus indipendentista in Europa.

Quindi la Lega crede ancora nell’indipendenza della Padania?
“Ovvio, è l’articolo uno del nostro statuto e lo abbiamo anche ribadito in occasione dell’ultimo congresso”

Ma da oltre 20 anni rimane solo sulla carta, perché non riuscite ad arrivare alla stessa soluzione della Scozia?
“La Scozia ci arriva dopo 307 anni, da noi il processo è più acerbo. Poi in Gran Bretagna c’è Cameron mentre in Italia c’è Matteo Renzi, avessimo un Cameron non avremmo l’euro e discuteremmo di autonomia, purtroppo invece abbiamo Renzi che pur di non affrontare il problema sbarra la strada alla volontà popolare”

Il voto scozzese affonda le radici nella storia, in Padania non sembra esserci lo stesso spirito unitario…
“La storia cambia i confini e le culture. Non è questo che ci spaventa. Anche in Italia ci sono situazioni molto differenti. Noi partiamo dal Veneto, perché crediamo che la causa veneta sia quella storicamente più lunga e strutturata. Il 21 settembre, appena tre giorni dopo l’esito del referendum scozzese, saremo a Cittadella (Padova) per rilanciare la battaglia dei veneti per ottenere il diritto ad esprimersi sulla propria autonomia”.

Con il cambio della guardia nella Lega si è indebolita la vostra spinta secessionista?
“No, assolutamente. Però è vero che è cambiato qualcosa. Oggi, rispetto al passato, rispetto alla Lega di Bossi, alla Lega di 15 anni fa, c’è molta più gente che parla di autonomia e vuole difendere la propria identità. In Italia quello indipendentista non è più un processo solo nordista, penso ad esempio alla Sardegna o al Salento. Ci sono tante terre che rivendicano una propria autonomia ed è con loro che dobbiamo lottare per arrivare poter far esprimere la gente. Penso anche alla Campania, quando sento dire che stavano meglio prima dell’unità d’Italia, hanno ragione, non vedo perché non dovrebbero potersi esprimere sulla propria autonomia rispetto ad uno stato centrale che non ha più senso di esistere”.

Gli indipendentisti scozzesi vogliono restare nell’Ue anche in caso di vittoria, voi come vi comportereste?
“Allo stesso modo. Io sono sempre stato europeista e non cambio idea. Non avrei problemi, rimarremmo in Europa ricontrattando la moneta e le competenze. Il vantaggio della Scozia è che non ha l’euro e quindi ha meno vincoli”.

Un successo dei sì al referendum scozzese avrebbe ricadute anche sulle altre cause indipendentiste in Europa?
“Sicuramente sì, le altre realtà identitarie, come la Bretagna, la Galizia, la Corsica ne trarrebbero un indubbio vantaggio. Comunque vada, il fatto che si voti è già qualcosa di storico. Quindi mi chiedo perché in Scozia si, in Crimea sì, in Catalogna si e in Veneto no?”. Ma secondo Salvini è solo questione di tempo: “Oggi ci siamo molto più vicini rispetto al passato anche recente. È un processo che non può essere ignorato. La crisi è tale che uno Stato centralizzato non è in grado di risolverla e dovrà per forza concedere al popolo la possibilità di esprimersi. Le spinte in quella direzione stanno aumentando. Il governo sembra sordo, ha impugnato la richiesta di referendum in Veneto ma presto dovrà ascoltare. Noi riteniamo che i veneti devono poter votare, è per questo che il 21 saremo a Cittadella, città fortificata e dall’alto valore simbolico, per ribadire il concetto”.

E in Scozia, chi vince?
“Se vincesse il ‘Si’ sarebbe un miracolo. Tutti i maggiori partiti sono schierati dall’altra parte, con il fronte del ‘No’. Stanno spendendo centinaia di migliaia di sterline per una campagna che ha messo in campo i più biechi mezzucci per fare terrorismo psicologico, chiamando in causa banche e petrolio. Un po’ come quando da noi si prova a paventare un’uscita dall’euro. Io spero veramente che questa volta Davide riesca a battere Golia”.