A 11 giorni dall’appuntamento con le urne l’indipendenza della Scozia non è più un miraggio e ora Londra ha davvero paura. Per la prima volta un sondaggio, pubblicato a meno di due settimane dal referendum del 18 settembre, dà infatti in vantaggio i sì alla secessione dalla Gran Bretagna. La rilevazione – realizzata da YouGov per il Sunday Times e dilagata in apertura su tutti i media britannici – attribuisce ora agli indipendentisti un 51% contro il 49% di coloro che vogliono difendere il legame con l’Inghilterra e con tutto il Regno Unito. In base al margine di errore statistico si tratta di un pareggio virtuale. Nondimeno il dato resta clamoroso e corona la lunga rimonta dei sostenitori del divorzio, partiti piuttosto indietro all’inizio della campagna. Tanto che a Downing Street ora il timore che il referendum vada in porto si fa sempre più forte.

I risultati del sondaggio hanno scosso i mercati valutari, al punto che la sterlina ha perso l’1% del proprio valore sui mercati asiatici, scendendo al livello più basso dal novembre 2013, e ha aperto in calo anche sui mercati europei, confermando l’ansia della comunità finanziaria per il referendum. Il pound e precipitato stamani ai minimi sul dollaro (-1%) da novembre, mentre il Ftse 100, l’indice azionario delle 100 società più capitalizzate quotate alla Borsa di Londra, che la scorsa settimana aveva raggiunto il livello massimo degli ultimi 14 anni, alla riapertura ha perso in poco tempo lo 0,3%. 

Ieri il ministro britannico delle Finanze, George Osborne, ha promesso oggi il trasferimento alla Scozia di maggiori poteri, anche in materia fiscale. Il nuovo piano, ha spiegato alla Bbc, entrerà in vigore se al referendum del 18 settembre vincerà il “no” all’indipendenza della Scozia. “Vedrete nei prossimi giorni un piano di azione che concederà maggiori poteri alla Scozia, più poteri sulle tasse, sulla spesa e sul welfare”. Il primo ministro del governo scozzese, l’indipendentista Alex Salmond, ha liquidato la proposta come un tentativo di “corruzione” dell’elettorato, frutto del “panico” dopo i risultati del sondaggio. “Stanno cercando di corromperci -ha detto – ma non funzionerà perché non sono più credibili”.

Le avvisaglie si susseguivano da tempo. Già quattro giorni fa, per il fronte del ‘nò, era scattato l’allarme. Un precedente sondaggio YouGov accreditava infatti i secessionisti di un 47% dei consensi, a soli tre punti dalla soglia magica della metà più uno. L’indicazione di oggi accentua la tendenza e conferma che la battaglia sarà all’ultimo voto. Con la probabile incognita decisiva dell’affluenza. “Ho sempre pensato che potessimo vincere, i sondaggi sono molto incoraggianti”, ha dichiarato d’altronde questa settimana  Salmond.

Per il leader indipendentista il consenso al ‘sì’ continua a crescere e si vede nell’entusiasmo della gente, che fa ormai “la coda per registrarsi nelle liste elettorali”. Il 18 i votanti avranno tempo fino alle 24 per poter esprimere la loro opinione: e, nel caso, per capovolgere la storia dopo 300 anni di unione. Secondo le rilevazioni YouGov, nell’ultimo mese i secessionisti hanno guadagnato più di 10 punti. Ed è in particolare fra gli elettori laburisti che si sta assistendo a una repentina svolta: i favorevoli all’indipendenza sono passati in poche settimane dal 18% a oltre il 30%. Su questo avrebbe influito la scarsa prestazione di Alistair Darling, ex ministro del Tesoro laburista e ora leader della campagna per il ‘nò, nel corso del secondo dibattito televisivo sull’indipendenza che lo ha visto contrapposto a Salmond.

Arriva fin dentro Buckingham Palace la preoccupazione per l’esito del referendum sull’Indipendenza: Elisabetta II é “preoccupata” e chiede aggiornamenti quotidiani sull’andamento della campagna, stando a fonti di Palazzo citate dal Sunday Times. Non si esclude infatti che nell’ eventualità di una vittoria del ‘sì si innescherebbe una crisi costituzionale con un’implicita minaccia per il ruolo della sovrana quale capo di Stato della Scozia. “Una vittoria del ‘sì’ ci metterebbe su un terreno inesplorato dal punto di vista costituzionale” ha detto una fonte al giornale.