Presunte irregolarità nella costruzione di una piscina mettono nuovamente in crisi la Regione Siciliana. Questa volta a far deflagrare il caso è il governatore Rosario Crocetta in persona. Nel mirino dell’ex sindaco di Gela è finito un assessore della sua stessa giunta: Mariarita Sgarlata, indicata dai renziani del Pd alla guida dell’assessorato al Territorio. Ad inguaiare l’assessore è un dossier riservato recapitato a Crocetta a fine agosto dagli ispettori del dipartimento dei Beni Culturali.

Nel dossier viene rilevato come l’assessore Sgarlata (che fino ad aprile scorso guidava proprio l’assessorato ai Beni Culturali) sia riuscita ad ottenere una concessione per la costruzione di una piscina nella sua villa di Siracusa in appena 22 giorni. Tempi record, sottolineano gli ispettori, nel loro dossier, annotando che “l’istruttoria della pratica è stata condotta disattendendo qualunque minima applicazione delle vigenti norme e commettendo ripetute omissioni quali la mancata verifica della legittimazione della firmataria del progetto”. Parole dure che hanno portato il governatore ad un incontro con la diretta interessata, e quindi ad un annuncio pubblico. “L’ho ascoltata – ha dichiarato il presidente all’edizione palermitana di Repubblica – le ho chiesto se avesse intenzione di trarre qualche conseguenza politica. Ma lei si è difesa dicendo di non aver commesso alcun illecito. A quel punto ho deciso di inviare le carte al procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci. Saranno i magistrati ad approfondire i rilievi degli ispettori e le motivazioni della Sgarlata. È ovvio che se i pm ravvisassero elementi per portare avanti un’inchiesta, non potrei più esimermi dal rimuovere l’assessore. Ma io, fossi in lei, mi sarei già dimesso”.

Per la verità, al secondo piano del Palazzo di giustizia di Palermo, non sono ancora arrivate le carte che Crocetta dice di aver spedito in procura, dove in attesa della nomina del nuovo procuratore capo, la direzione ad interim dell’ufficio inquirente è affidata all’aggiunto Leonardo Agueci, mentre Dino Petralia è diventato titolare delle indagini sulla pubblica amministrazione. Prima ancora che i pm prendano in mano il fascicolo, però, il caso della piscina dell’assessore Sgarlata ha nuovamente gettato nella bufera il governo regionale.

“Rimettendomi serenamente al giudizio degli organi inquirenti, qualora contrariamente ad ogni logica e presupposto che a me oggi sfugge, dovessero risultare responsabilità dirette e personali, non tarderò un minuto in più a rassegnare le mie dimissioni nelle mani del Presidentee ciò per difendere il mio onore e per rispetto dei Siciliani” ha detto la diretta interessata in una nota. “Da più di una settimana sento riecheggiare sui giornali i termini ‘abusiva’, ‘sospetta’ e altro in riferimento alla piscina fuori terra prefabbricata che ho poggiato sul mio giardino quest’estate. Pur potendolo solo comunicare agli organi preposti, come prevede la normativa, ne ho chiesto l’autorizzazione perché ho pensato che se come cittadina potevo allinearmi ai comportamenti comuni, come assessore non potevo permettermi alcuna leggerezza. Ma essere assessore non può e non deve privarmi dei miei diritti di cittadina. Le notizie calunniose quindi non rispondono in alcun modo a verità e per contrastarle, a difesa del mio buon nome e del mio operato, ho già dato mandato ai miei legali di procedere. Nessun abuso è stato commesso: siamo davanti ad un castello maldestramente costruito su una piscina fuori terra prefabbricata, per la quale è stato richiesto regolare permesso per quanto, in qualunque sito online, manufatti di questo tipo vengano proposti in vendita proprio perché esenti da richiesta di autorizzazione e realizzabili con una semplice comunicazione. Mi sembra evidente che si voglia strumentalizzare l’argomento con fini che non sfuggirebbero neanche al più ingenuo dei siciliani – insiste – .Convinta della correttezza delle mie azioni, ho chiesto io al presidente Crocetta di trasmettere il rapporto ispettivo dell’attuale direttore dell’assessorato ai Beni Culturali, Rino Giglione, alla Procura della Repubblica al fine di dissipare ogni dubbio sul mio operato. C’è un altro enigma, meritevole di approfondimento in sede giudiziaria, che riguarda la facilità con cui tutti hanno avuto accesso ai documenti (lo ha ammesso a chiare lettere giorni fa un noto imprenditore edile siracusano in una conversazione pubblica su Facebook) ad eccezione della sottoscritta che ha dovuto chiedere l’accesso agli atti, come è giusto faccia ogni cittadino onesto”. 

Durissimo invece il commento di Antonello Cracolici, oppositore interno ai dem del governatore. “La commedia del governo Crocetta è ormai alla fine. Si è trasformata in una farsa. A questo punto è meglio chiuderla qui”.

Twitter: @pipitone87