Aggiornamento del 14 settembre 2014
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Natale Antonio Rossi, Presidente della Uil Nazionale Scrittori e Artisti (UNSA), membro del Segretariato FUIS 

Egr. Avv. Guido Scorza, c/o “Il Fatto Quotidiano”

Negli articoli da Lei firmati e apparsi su Il Fatto Quotidiano (6 e 11 settembre u.s.) in cui si tratta di reprografia e diritto di seguito, si cita, tra le associazioni di categoria responsabili di aver classificato come “irreperibili” alcuni autori ben noti, anche la UIL Unione Nazionale Scrittori e Artisti (UNSA) di cui sono il presidente. Anche senza necessità di richiamarmi alle disposizioni sulla stampa, sono d’obbligo alcune precisazioni e qualche informazione in più di quelle che sembrano essere in suo possesso.
Che la legge sulla reprografia, che riconosce al privato il diritto di  fotocopiare il 15% delle pagine di un libro, fosse stata scritta dal legislatore perché non funzionasse, fu convinzione immediata da parte di tutti coloro – rappresentanti delle Associazioni di categoria degli autori e funzionari SIAE – che la legge chiamava in causa per la sua attuazione. Tale convincimento ebbe ben presto specifiche conferme in fatto di a) scarsità nella raccolta dei proventi presso i centri di riproduzione, b) sia per la difficoltà di individuare gli autori dei libri fotocopiati, c) sia per il reperimento dei recapiti degli autori, da cui dipende d) la successiva individuale attribuzione dei proventi (quando l’autore mette a disposizione le proprie coordinate bancarie).
Nelle tante riunioni che la SIAE indisse con i rappresentanti delle categorie interessate, non esclusi gli esercenti delle copisterie, dei tabaccai, delle cartolibrerie, ecc. furono avanzate molte proposte applicative: alcune di queste (per es. marche, contromarche sulle fotocopie, cartelli inibitori, ecc.) sostenute dall’Associazione Editori Italiani – A.I.E. (che con una sua società – AIDRO – si orientò subito sulla raccolta in proprio dei proventi dall’estero e sull’antipirateria), furono sperimentate senza risultati apprezzabili.

(continua…) Leggi la lettera integrale (PDF)

 

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Con un post nel blog dei “Creativi italiani in difesa del diritto d’autore” e con un lungo comunicato sulla home page della SIAE – la società italiana autori ed editori – Gaetano Blandini, Direttore Generale della società ha replicato ai due post con i quali, nei giorni scorsi, si erano avanzati dubbi e perplessità sulle modalità con le quali la SIAE sembra gestire il riparto dei c.d. diritti di repografia e di quelli di seguito.

I dubbi in questione riguardavano – e riguardano dato che la replica del Direttore Generale non contiene elementi utili a fugarli – la circostanza che la SIAE, sul proprio sito internet, dia atto di non essere riuscita a reperire i recapiti di una serie di autori – pure inequivocabilmente noti – ai quali avrebbero dovuto essere versati complessivamente diverse decine di milioni di euro raccolti negli anni.

Tra le migliaia di nomi in questione – solo per dare l’idea dell’evidente anormalità della situazione – quello del Prenier Matteo Renzi, quello del poeta e scrittore Pauolo Coelho, quello di Roberto Saviano, quello del giudice-scrittore Gianrico Carofiglio, quello dell’arcinoto Andrea Camilleri e quelli degli eredi di personaggi ormai entrati nella storia del paese come Giulio Andreotti, Enzo Biagi o Indro Montanelli.

Muovendo da questa curiosa constatazione si erano, quindi, poste a SIAE tre semplici domande che val la pena di riproporre:

1. Quanti degli oltre 20 milioni di euro incassati dal 2007 ad oggi a titolo di c.d. diritti di repografia sono stati versati agli autori?
2. Cosa ha fatto la SIAE nel tentativo – evidentemente rimasto senza successo – di reperire i beneficiari dei diritti incassati?
3. A quanto ammontano, complessivamente, negli ultimi dieci anni gli interessi – o gli altri proventi finanziari – che la società ha incassato sulle somme in questione, trattenute in giacenza stante l’apparente impossibilità di reperire i relativi titolari dei diritti?

Nessun intento polemico ma solo tanta voglia di capire se chi, per legge, dovrebbe tutelare gli interessi degli autori lo faccia davvero.

Il Direttore Generale della SIAE, tuttavia, ha preferito non rispondere alle tre domande e limitarsi a replicare puntando l’indice contro le presunte inesattezze contenute nei due post ed “i toni inutilmente scandalistici e sarcastici” degli stessi.

Ma val la pena di leggere alcuni passaggi della replica.

“Deve essere stigmatizzato come gli articoli in questione si fondino su una (voluta) alterazione di quanto riportato sul sito della SIAE – scrive Blandini nel Suo comunicato -…invero, la SIAE non qualifica gli autori citati dal Sig. Scorza come “irreperibili” in sé (termine volutamente utilizzato dall’articolo nel senso fuorviato e fuorviante di “introvabile” o “ignoto”)”.
Un’affermazione che pare inutile commentare, sembrando sufficiente riportare testualmente quanto pubblicato sul sito della SIAE: “Ecco gli autori che non stati reperiti, quelli su cui esistono dubbi di omonimia e quelli i cui eredi non sono stati individuati.”.

Ma non basta perché, sempre nel tentativo di difendere una posizione oggettivamente indifendibile, il Direttore Generale della SIAE, nella sua replica, scrive che l’elenco in questione conterrebbe i nominativi degli autori dei quali “non sono stati reperiti i recapiti” ed aggiunge che “sotto tale profilo, è utile sottolineare come l’attività di SIAE non sia volta al mero “rintracciamento fisico” di un dato soggetto, quanto all’ottenimento da esso dei dati necessari (i recapiti, appunto) volti a consentire il pagamento. E’ certo che tutti “conoscono” (per fare uno degli esempi mediaticamente ma malamente utilizzati dal Sig. Scorza) il Presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi, ma pochi (forse pochissimi) sanno riferirne l’IBAN (o se si preferisce, il recapito bancario).”.

SIAE, dunque, a leggere quanto scrive il suo Direttore Generale, non sarebbe riuscita a reperire le coordinate bancarie degli autori ai quali avrebbe dovuto liquidare la montagna di soldi incassata negli ultimi anni.

E’ il punto centrale di questa vicenda. Che attività ha svolto SIAE nel tentativo di “reperire” le informazioni necessarie a liquidare agli aventi diritto quanto loro spettante? Si è limitata – come, per la verità, sembrerebbe – a pubblicare sul proprio sito l’elenco dei nomi in questione ed a d aspettare che migliaia di scrittori, le chiedessero di essere pagati? Sembra davvero poco per una società che spende più o meno 90 milioni di euro all’anno di personale e che incassa per la sola gestione dei soldi di cui discutiamo 6/700 mila euro ogni anno.

Forse se l’obiettivo della Società fosse stato davvero – come le impongono legge e statuto –quello di fare gli interessi degli autori, ci sarebbe stato da aspettarsi un minimo sforzo pro-attivo nel tentativo di reperire le informazioni bancarie la cui mancanza, secondo il Direttore Generale, giustificherebbe l’interminabile elenco di scrittori ai quali la società non ha ancora versato quanto dovuto.

Una telefonata, una mail, un sms, un telegramma, una lettera, probabilmente, nella più parte dei casi sarebbero bastati a recuperare le informazioni in questione o, almeno, ad informare lo scrittore del proprio credito verso la SIAE.

E’ chiedere troppo ad una società che non perde occasione di presentarsi come garante degli autori di tutto il mondo e che rivendica – specie con l’attuale gestione – efficienza e trasparenza?

Se alla mancanza di tale minimo sforzo per rintracciare i titolari dei diritti, si aggiunge che non averlo fatto ed aver trattenuto le somme in questione ha garantito alla SIAE lauti proventi finanziari, il dubbio che la Società abbia guardato, ancora una volta, più ai propri interessi che a quelli della totalità degli autori e scrittori italiani e stranieri diviene imbarazzante.

Ma il Direttore generale della SIAE nella sua replica riferisce – e sarebbe scorretto non ricordare tale circostanza – che “la distribuzione materiale dei proventi (invece dipendente non solo dalla identificazione, ma anche dalla già citata disponibilità dei dati) è avvenuta con una media di circa l’80% dei diritti incassati. Dunque, con un “non distribuito” giacente (comunque perfettamente accantonato, disponibile ed in attesa di fisica assegnazione) da considerarsi sostanzialmente ridotto se rapportato alla platea indistinta degli aventi diritto (che contempla anche e soprattutto soggetti non associati SIAE).”

E’ un’affermazione importante.

SIAE, sostanzialmente, dice che la più parte di quanto incassato tra il 2007 ed il 2013 a titolo di c.d. diritti di repografia – oltre 20 milioni di euro – sarebbe stata ripartita tra gli aventi diritto. Val la pena, al riguardo, mettere in fila qualche numero e qualche considerazione.

La prima è piuttosto ovvia: se anche fosse così, significherebbe comunque che più o meno la metà di quanto incassato – il 40% per essere precisi – è rimasto nelle casse della Società in parte a titolo di provvigioni [circa 4 milioni di euro] ed in parte a causa dell’impossibilità di “reperire i recapiti” degli scrittori creditori delle somme in questione [altri 4 milioni di euro circa].
La seconda nasce dalla formulazione, per la verità, poco chiara e piuttosto involuta dell’affermazione del Direttore Generale che fa sorgere il sospetto che SIAE abbia pagato quanto dovuto agli editori – pure beneficiari dei diritti di repografia – dimenticandosi completamente o quasi degli scrittori.

Ma il punto non è questo.

Il punto è che se quanto affermato dal Dr. Blandini fosse vero, la condotta della SIAE sarebbe gravissima ed ingiustificabile. La SIAE, infatti, è monopolista ex lege della raccolta e della distribuzione dei diritti di repografia con l’ovvia conseguenza che deve garantire a tutti i titolari dei diritti – ovvero a tutti gli scrittori – pari trattamento.

E’ ovvio, però, che se effettivamente avesse cercato e trovato le informazioni dell’80% degli scrittori in questione e non si fosse sforzata altrettanto – come sembra, peraltro, evidente – almeno di cercare il restante 20%, avrebbe riservato alle migliaia di scrittori i cui nomi giacciono nell’elenco incriminato un trattamento palesemente discriminatorio.

Sembra d’altra parte difficile, considerata la notorietà dei personaggi in elenco, credere che tutti gli altri abbiano autonomamente contattato la SIAE per farsi pagare.

Peccato, dunque, che il Direttore Generale della SIAE abbia ritenuto di “tradire” la consegna del Suo Presidente Gino Paoli di rendere la Società una “casa di vetro” e sottrarsi dal dare risposte puntuali a domande precise ma peccato soprattutto che la Società continui a gestire la cultura ed i proventi che dovrebbe difendere, come una cosa propria – o, almeno, di pochi – anziché come una cosa di tutti.

E’ urgente che il Ministero dei beni e delle attività culturali e la magistratura facciano luce su quanto continua ad accadere in Viale della Letteratura. Non è possibile tollerare oltre neppure il sospetto che una montagna di denaro destinato a scrittori, autori ed artisti indugi nelle casse della SIAE più a lungo di quanto non sia davvero indispensabile.

P.S. Non voglio – e non mi sembra corretto – approfittare di questo spazio di informazione per replicare alle affermazioni, false ed offensive, che il Direttore Generale Gaetano Blandini mi ha “dedicato”. Credo di aver sempre dichiarato con un’apposita nota, ogni reale situazione di conflitto d’interessi mentre non mi sembra che avere una pessima opinione dell’altrui gestione di un ente pubblico economico ponga uno studioso in una condizione di conflitto di interessi che, addirittura, come vorrebbe il DG della SIAE, gli impedirebbe di scrivere delle apparenti malefatte di quella gestione. Egualmente dibattere di quante cause un avvocato ha vinto o perso – peraltro diffondendo dati inesatti – mi sembra un’operazione di “machismo giuridico-processuale” alla quale preferisco non prendere parte.