Chavez nostro che sei nel cielo, nella terra, nel mare e in noi”, ha recitato una giovane delegata del Psuv, il partito dei socialisti uniti fondato dall’ex presidente venezuelano Hugo Chavez, davanti a un teatro pieno di rappresentanti del partito. Per rendere l’ennesimo omaggio al leader scomparso, i socialisti venezuelani hanno cambiato le parole del Padre Nostro per recitare il “Padre Nostro Chavez”, preghiera dedicata al “comandante eterno della rivoluzione bolivariana”, scelta dai socialisti del partito come “preghiera del delegato”. L’arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa, ha condannato l’orazione tradotta in chiave chavista: “L’ennesima trovata della propaganda chavista dimostra una mancanza di rispetto verso i simboli religiosi”, ha detto il cardinale, che avverte che “chi la pratica commette il peccato dell’idolatria“.

“Così come non è permesso a nessuno di cambiare le parole dell’inno nazionale per cantare le lodi di una persona singola, non è lecito neppure cambiare il Padre Nostro o una qualche altra preghiera cristiana, come il Credo: i simboli, le orazioni e gli elementi religiosi del cattolicesimo vanno rispettati”, ha detto il cardinale Urosa in un comunicato. “È peccato attribuire a una persona umana qualità o azioni che sono proprie solo di Dio”, ha sottolineato il porporato. L’orazione che suscitato le ire della Chiesa cattolica recita: “Sia santificato il tuo nome, venga a noi la tua eredità, per poterla noi portare ai popoli di qui e di più in la. Dacci oggi la tua luce perché ci guidi ogni giorno, non ci lasciare cadere nella tentazione del capitalismo e liberaci dal male dell’oligarchia, del delitto e del contrabbando, perché nostra è la patria, la pace e la vita per i secoli dei secoli. Amen, viva Chavez“.