Il governo israeliano ha annunciato di voler convertire in abitazioni destinate ai coloni 400 ettari di territorio palestinese, espropriando l’area di Gush Etzion, vicino Betlemme.  Il nuovo progetto  alza di nuovo la tensione tra Israele e Palestina dopo gli scontri di Gaza. Una scelta, quella del premier Benjamin Netanyahu, che complica il dialogo tra i due paesi, dopo il cessate il fuoco del 25 agosto, e che provoca reazioni negative anche da parte di Italia, Stati Uniti e Gran Bretagna. Secondo la Ong Peace Now “si tratta della più grande espropriazione degli ultimi 30 anni”.

Nessuna dichiarazione da parte del governo israeliano in aggiunta al comunicato con il quale si annuncia l’operazione. Soltanto il ministro dell’Economia del governo Netanyahu, Naftali Bennet, si è espresso sulla questione, affermando che questa scelta “è un’adeguata risposta sionista all’omicidio”, in riferimento al rapimento dei tre ragazzi israeliani che ha portato allo scontro tra Hamas e l’esercito israeliano.

La reazione palestinese non si è fatta attendere. Hanan Ashrawi, del Palestinian National Council (PNC), sostiene che Israele voglia “eliminare i palestinesi dal territorio, arrivando alla soluzione di un unico stato israeliano“. Forti critiche anche dall’occidente, con il neoeletto Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea , Federica Mogherini, che ha definito quest’ultima occupazione “non solo illegale sulla base del diritto internazionale, ma anche ostacolo alla pace e alla prospettiva dei due stati”. Duro anche il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, che ha ripreso le dichiarazioni di Mogherini. Il Dipartimento di Stato americano ha invitato il governo israeliano a “ritirare la decisione” definendola “controproducente”.

La decisione del governo israeliano viene dopo la diffusione del crollo di consensi nei confronti di Netanyahu al termine dell’operazione “Protective Edge“, durante la quale ci sono stati 2200 morti palestinesi e 64 israeliani. Durante i 50 giorni dell’operazione, scrive il quotidiano israeliano Ynet, l’appoggio nei confronti delle decisioni del premier aveva raggiunto l’82%, oggi Netanyahu ha perso ben 50 punti percentuali, scivolando al 32%. Numeri che hanno fatto ipotizzare anche possibili nuove elezioni e che Netanyahu cercherà di cambiare in suo favore. Al Primo Ministro israeliano è stato contestato un atteggiamento troppo moderato nei confronti di Hamas e dei palestinesi, con la popolazione della Terra Santa che spingeva per il proseguimento dell’operazione per scovare tutti i tunnel costruiti dai miliziani palestinesi.