Guerra, letteratura, la Francia e Berlusconi. E tante ossessioni, crisi economico-esistenziali, drammoni e tragedie con ben poco glamour e risate in menù. Benvenuti alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, edizione 71esima e terzo anno per la direzione di Alberto Barbera, che alla vigilia si lascia scappare un “potrebbe rivincere un film italiano”. O forse no. Presto e incauto a prevedersi, meglio puntare sulle certezze. Tipo che dal 27 agosto al 6 settembre vedremo 55 nuovi lungometraggi (più i 9 della Settimana della Critica e una quindicina dei Venice Days – Giornate degli Autori), su 1600 visionati, di cui 20 concorrenti a Venezia 71, 18 in concorso a Orizzonti, 17 fuori concorso.

Apre la black comedy Birdman – Le imprevedibili virtù dell’ignoranza di A. G. Iñàrritu (un messicano, proprio come nel 2013 con Cuaròn e il suo Gravity) che porta subito sul red carpet del Lido un nutrito gruppo di star, dal protagonista Michael Keaton ad Edward Norton, Emma Stone e Naomi Watts. Ma anche, pare, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini. Maestra “madrina” d’ufficio è Luisa Ranieri, presidente di Giuria il compositore francese Alexandre Desplat come transalpini sono il main sponsor Renault e la maggioranza dei titoli in concorso, ben quattro – ovvero quanto gli americani ed uno in più degli italiani, tradizionalmente presenti con tre film di cui già si spendono magnificenze.

Specie sull’ndrangheta movie di Francesco Munzi, Anime nere, sua opera terza, girato nell’impenetrabile Africo, cuore aspromontino. E mentre Mario Martone continua a rileggere l’Ottocento italiano attraverso i tormenti leopardiani (Il giovane favoloso), Saverio Costanzo porta dei cuori affamati a New York con Hungry Hearts. Va da sé che se ne parlerà parecchio nei prossimi giorni, ma mai quanto degli “scomodi” La trattativa di Sabina Guzzanti (fuori concorso, e che già accusa di codardia il direttore che non ha osato farla concorrere), Belluscone di Franco Maresco (Orizzonti) nonché Pasolini dell’italo- bronxiano Abel Ferrara.

Ma l’Italia in Mostra (sono circa 25 in totale gli esponenti dal Bel Paese, scelti da “177 film visionati”) guarda parecchio al suo passato d’archivio, vuoi che si tratti dell’Istituto Luce (il collettivo 9×10 NOVANTA) o di quello Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea (La Zuppa del Demonio di Davide Ferrario) o di mescolanze (Patria di Felice Farina) e addirittura alla I Guerra Mondiale con la preapertura il 26 agosto alle 20.15 nella rinnovata Sala Darsena, con il Maciste Alpino del 1916, muto e splendido, per la regia di Maggi & Borgnetto supervisionati da Pastrone.

Stando in tema bellico, che ricorre spesso nel cinema in Mostra, atteso è il mastodontico (183’) nuovo di Fatih Akin The Cut – sul genocidio armeno, ma anche il documentario The Look of Silence dello statunitense Joshua Oppenheimer – naturale “sequel” del magnifico The Act of Killing sulla guerra tra gangster in Indonesia, nonché Good Kill di Andrew Niccol (anche lui statunitense) sui droni ad usum belli. Americani e antidivi sono anche i due Leoni alla Carriera 2014: la geniale montatrice Thelma Schoonmaker (“senza la quale Scorsese non sarebbe Scorsese”) e il maestro documentarista Frederick Wiseman.