La prescrizione, ma non solo. La riforma della giustizia che dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri il 29 agosto è un campo minato di temi “sensibili”, soprattutto per il rapporto tra Matteo Renzi e il fronte alfaniano-berlusconiano: la responsabilità civile dei magistrati, il falso in bilancio, il Csm. Sono alcuni dei famosi 12 punti presentati dal presidente del Consiglio il 30 giugno (che contemplano anche le intercettazioni telefoniche, per le quali però è stato anunciato un ultriore rinvio). In realtà 12 stringatissime “linee guida”, che contemplano anche la riduzione dei tempi e degli arretrati nella giustizia civile e una “corsia preferenziale per imprese e famiglie”. Al punto nove un’indicazione laconica: “Accelerazione del processo penale e riforma della prescizione”. Punto, quest’ultimo, sul quale le ipotesi in campo sembrano ben lontane dal raccogliere i numerosi richiami europei, soprattutto in riferimento ai troppi colletti bianchi salvati dalla “scadenza” del reato. 

Ieri il ministro della giustizia Andrea Orlando è salito al Quirinale e ha ragguagliato il presidente della Repubblica sui contenuti della riforma, alla presenza del consigliere per l’Amministrazione della giustizia, Ernesto Lupo. Ma finora le certezze sono poche. Non è un caso che Renzi oggi abbia twittato un accenno alla parte politicamente più neutra del pacchetto: “Iniziamo dalla giustizia, a cominciare da quella civile che oggi civile non è. Ne parliamo? #agosto”.

Sul fronte delle intercettazioni, il premier ha chiesto un dialogo con i direttori delle principali testate giornalistiche, ma le intenzioni sono note: limitare, rispetto a quanto avviene ora, la possibilità di pubblicare sui mezzi d’informazione le conversazioni registrate dagli inquirenti, in particolare prima che inizi il processo. Giro di vite anche sul Csm, che occupa due dei 12 punti: “Più carriera per merito e non per appartenza” alle correnti delle toghe e “chi giudica non nomina, chi nomina non giudica”. 

Quanto alla responsabilità civile dei magistrati, lo “specchietto” reso pubblico il 30 giugno fa riferimento a un “modello europeo”. Intanto a giugno la Camera ha approvato un emendamento leghista che dà all’imputato che si sente danneggiato il diritto di rivalersi non solo sullo Stato, ma direttamente sul magistrato. “Le condanne a risarcire i danni sono state una manciata in oltre 25 anni e quindi un aggiustamento della legge Vassalli è necessario”, ha commentato recentemente il viceministro della giustizia Enrico Costa, dell’Ncd. “Forse a qualcuno questo sistema poteva fare comodo, ma intervenire aiuta a dare maggiore credibilità al sistema italiano”.

Alla data promessa mancano dieci giorni, ma già si fa strada l’ipotesi che il 29 agosto sarà presentata solo una parte della riforma. Quella che riguarda, guarda caso, la giustizia civile.