D’estate, oltre alle nuove mode estive, uno degli argomenti preferiti da parte dei mezzi di informazione è costituito dalle classifiche di università. Negli auspici dei compilatori, dovrebbero indirizzare i nuovi studenti verso il miglio ateneo possibile. Ritengo queste classifiche ascientifiche, inutili e dannose. Spero che nessuno, tra docenti o studenti che sono sul punto di scegliere la facoltà, prenda una qualsiasi decisione basandosi su queste.

Come sono costruite le classifiche di università? Analizzando una serie di parametri, ad esempio il numero di pubblicazioni sulle riviste “top” come Nature o Science, il numero di Premi Nobel e così via. La raccolta dati è sostanzialmente corretta. Il problema nasce dopo, quando questi numeri sono combinati in modo necessariamente arbitrario.

Per capire quanto le classifiche di università si possano considerare poco più di passatempo come un cruciverba sotto l’ombrellone, si potrebbe citare ad esempio un’ipotetica classifica degli studenti in una classe delle scuole superiori. Quando alla fine dell’anno escono i quadri, sono presentati i voti che ciascuno studente ha ottenuto nelle varie materie. Si può stabilire un “ranking” (classifica) degli studenti? Si può generalmente individuare “uno dei migliori studenti” ovvero quello che sistematicamente ha voti maggiori dei suoi colleghi in tutte le discipline. In questo caso possiamo dire che in base al principio di dominanza, questo studente è sicuramente migliore degli altri. In modo analogo, il Franti della classe, quello che ha tutti i voti inferiori agli altri perché non si è mai visto a scuola, è sicuramente il peggiore. Ma cosa dire sulla differenza tra chi è nella posizione 5 o 7? Qualcuno potrebbe essere tentato di eseguire semplicemente la media aritmetica dei voti, e costruire così un ranking. Tuttavia, si può considerare che alcune materie non hanno lo stesso peso delle altre, ad esempio un 8 in ginnastica non può essere considerato alla stregua di un 8 in matematica. Per cui si introducono coefficienti arbitrari per pesare le differenti materie. A questo punto, si hanno una serie diversa di classifiche, in cui probabilmente il primo e l’ultimo sono sempre gli stessi, ma è complesso stabilire le altre posizioni.

E cosa dire che volessimo a questo punto costruire una classifica degli studenti dell’istituto, con insegnanti che hanno diversi metri di giudizio, o peggio tra gli studenti di diversi istituti nei quali le materie non sono neppure le stesse?

Se è quindi aleatorio (e soprattutto inutile) costruire una classifica degli studenti perché tentare di costruire una classifica delle università? Le classifiche servono essenzialmente a chi le compila: non hanno alcuna reale utilità. Gli ingegneri o matematici direbbero che servono semplicemente a ridurre in modo ascientifico un problema che richiederebbe l’analisi di più variabili a una soltanto. L’aspetto preoccupante è che le università stesse, nelle quali operano persone assolutamente in grado di comprendere l’inutilità di questo strumento, quando in modo casuale sono in testa a una qualsiasi graduatoria si affrettano a pubblicizzare il “risultato” sulla propria pagina web.

Ci sono quindi molti modi per scegliere l’università più adatta. Sicuramente quello più sbagliato è basarsi sulle classifiche. In ultima analisi la decisione è molto soggettiva, e può essere assimilata a quella del partner: non è detto che la ragazza più bella della classe sia anche quella giusta…bisogna scegliere con il cuore.