La Cassa depositi e prestiti ha stanziato 203,5 milioni di euro per “finanziamenti alle infrastrutture” e 10 miliardi per comprare dalle banche i debiti degli enti pubblici che richiedono una ristrutturazione. Sul primo fronte, il consiglio di amministrazione presieduto da Franco Bassanini ha però deciso che l’intera cifra finirà a Milano: 123 milioni andranno a pagare i lavori per la linea 5 della metropolitana e 80 serviranno per garantire una linea di credito a Cap Holding, la società pubblica a cui è affidata la gestione del servizio idrico. Quest’ultima, in seguito a una procedura di infrazione europea avviata nel 2009, deve investire tra quest’anno e il prossimo oltre 70 milioni per adeguare la rete fognaria gli impianti di trattamento dell’acqua agli standard Ue. I fondi arriveranno dalla Banca europea per gli investimenti, che per concederli pretende però garanzie. E a offrirle sarà, appunto, il gruppo che gestisce il risparmio postale degli italiani. Quanto alla nuova linea viola della metropolitana milanese, si tratta di un’opera ritenuta “strategica” dal Cipe e inserita nel piano infrastrutturale legato alla realizzazione dell’Expo 2015, fortemente voluto dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Una prima tratta (sette fermate) è attiva dallo scorso marzo, il resto del percorso dovrebbe essere completato entro ottobre 2015. E per finire i lavori servono circa 800 milioni, di cui 390 a carico dello Stato, 80 del Comune guidato da Giuliano Pisapia e il resto del consorzio Metro 5 spa, costituito da Astaldi, Ansaldo Sts, Ansaldo Breda, Torno Global contracting, Alston e Atm, che gestirà la linea fino al 2040. 

“Plafond” da 10 miliardi per comprare dalle banche i debiti della pubblica amministrazione – Il consiglio di amministrazione, che si è riunito mercoledì, ha anche deliberato di utilizzare 10 miliardi di euro per accelerare il pagamento dei debiti degli enti pubblici. Finora, come è noto, alle imprese creditrici sono stati liquidati solo 26 miliardi sui quasi 57 totali stanziati dallo Stato tra 2013 e 2014Il 21 luglio il ministero dell’Economia guidato da Pier Carlo Padoan ha sottoscritto con enti locali, banche e la stessa Cdp un protocollo mirato appunto a sveltire il percorso. Il “plafond” (ammontare massimo) stanziato da Cdp servirà per acquisire pacchetti di crediti incagliati da istituti o intermediari finanziari che li hanno a loro volta rilevati dalle aziende dopo che il governo Monti li ha resi appetibili concedendo su di essi la garanzia dello Stato. In seguito, la Cassa liquiderà all’impresa che ha lavorato per la pubblica amministrazione la somma vantata e “ridefinirà in favore della pa termini e condizioni di pagamento”. Cioè si accorderà con l’ente per ristrutturare il debito, allungandone i tempi di rimborso o riducendo la rata.

Dalla Cassa fanno notare che non si può parlare in senso stretto di “sofferenze”, cioè crediti irrecuperabili, perché lo Stato si farà garante del rimborso. E prima ancora perché Cdp potrà avvalersi, come negli altri casi in cui concede prestiti agli enti pubblici, della cosiddetta delegazione di pagamento: il diritto di riscuotere al loro posto le tasse locali per rientrare dall’esposizione. Resta il fatto che il gruppo guidato da Giovanni Gorno Tempini indosserà le vesti del prestatore di ultima istanza, intervenendo quando la banca non concede una rinegoziazione e togliendole le castagne dal fuoco. Ancora da definire, poi, le condizioni a cui il credito verrà acquistato, cioè se al valore nominale o con uno “sconto” che tenga conto del deterioramento delle condizioni rispetto a quelle valide per l’istituto che vende. I dettagli saranno contenuti in una convenzione con l’Associazione bancaria italiana che sarà firmata “nelle prossime settimane”. In marzo, di fronte ai rumor sul prossimo coinvolgimento della Cassa nel pagamento dei debiti della pa, l’agenzia di rating Fitch aveva minacciato di tagliarne il rating.   

Nei primi sei mesi del 2014 utile a 1,2 miliardi contro gli 1,7 del 2013– Il cda, che ha nominato Andrea Novelli nuovo direttore generale, ha anche approvato la relazione finanziaria semestrale della Cassa. Il primo semestre dell’anno si è chiuso con un utile di 1,2 miliardi contro gli 1,7 dello stesso periodo del 2013 a causa del crollo del margine di interesse, passato a 714 milioni dagli 1,5 dello scorso anno. Secondo la società che gestisce il risparmio postale, la flessione del 53% è effetto “della significativa riduzione dei tassi” e “dell’applicazione del nuovo meccanismo di remunerazione della liquidità depositata presso il ministero dell’Economia previsto dal decreto legge 66/2014”, cioè il decreto Irpef. La raccolta postale ha evidenziato un incremento dell’1% rispetto al 2013, attestandosi a 245 miliardi di euro. La raccolta complessiva è a quota 319 miliardi, in aumento del 9% rispetto alla fine del 2013. 

L’utile netto di pertinenza della capogruppo è stato di 964 milioni, il 31% in meno in confronto al risultato dello stesso periodo del 2013 sempre a causa dell’andamento del margine di interesse. Le risorse mobilitate e gestite dalla capogruppo hanno raggiunto i 4,5 miliardi di euro, in crescita di 0,5 miliardi. Il risultato è determinato da un aumento dei finanziamenti concessi a sostegno delle imprese, del mercato immobiliare e del settore infrastrutturale attraverso il ricorso al project financing.