Mentre da istituti di ricerca e associazioni di categoria continuano ad arrivare previsioni al ribasso sulla crescita, il viceministro dell’Economia Enrico Morando getta acqua sul fuoco dei timori di una maxi-manovra autunnale. E, alle domande sull’opportunità di ridurre le tasse per rilanciare l’economia, afferma che “non c’è una evidenza empirica che ci consente di associare un’alta spesa pubblica e un’alta pressione fiscale con una bassa crescita economica”. In ogni caso, l‘obiettivo del governo è “entro il 2018 portare la dimensione del cuneo fiscale e contributivo ai livelli della Germania”. Progetto ambizioso, a dir poco: “Grosso modo ci vogliono 30 miliardi di euro”.

Della correzione dei conti meglio non parlare: “Non è utile” – Il viceministro, dunque, ostenta ottimismo. Anche se la cornice non è ideale: un convegno di Confcommercio durante il quale sono state anche diffuse le nuove stime sul Pil 2014, limate allo 0,3% rispetto al +0,5% di due mesi fa. Poco male: la correzione dei conti “non è necessaria”, assicura Morando. Che invita, in pratica, a non parlarne più: “Non è utile, anzi è negativo. Non perché dobbiamo edulcorare la pillola ma perché è così”. Peccato che i primi a parlarne siano i membri del governo, come il sottosegretario Pier Paolo Baretta che pochi giorni fa ha descritto un esecutivo impegnato al massimo per evitare quel rischio. Nel frattempo, poi, Prometeia e Intesa Sanpaolo informano che nei primi cinque mesi del 2014 la ripresa dell’industria si è arenata e gli indici di produzione e fatturato si sono fermati a livelli inferiori alle attese. Altri segnali di allarme dopo quelli arrivati da Confindustria e dal Fondo monetario internazionale. Impossibile, ormai, liquidarli in nome dell’ottimismo: lo stesso premier Matteo Renzi in un’intervista al Corriere della Sera ha ammesso che arrivare allo 0,8% di crescita inserito nel Def sarà “molto difficile”. 

“Preoccupazione” per ciclo economico. E scrivere la legge di Stabilità “sarà molto difficile” – Tutto considerato, dunque, il viceministro non può negare la “preoccupazione” del governo per il ciclo economico. “Faremo una sessione di bilancio (la preparazione della legge di Stabilità, ndr) a fine 2014 che sarà molto difficile. Se entriamo nel 2015 con un ritmo di crescita quasi assente come quello attuale è chiaro che abbiamo un effetto di trascinamento nel 2015 negativo e questo è un problema enorme”. Davanti all’esecutivo ci sono dunque le forche caudine rappresentate dalle “decisioni di finanza pubblica per il 2014-2015″, “una fase estremamente impegnativa che avrà il suo centro nel successo o insuccesso della revisione della spesa pubblica”. Poi non resta che sperare che almeno il 2015 porti una ripresa vera, perché “se entriamo nel 2015 con un tasso di crescita quasi assente come quello attuale ci sarà un effetto trascinamento e si porrà un problema serio da affrontare”.

Pressione fiscale a livelli tedeschi entro tre anni. Ma costa 30 miliardi – Quanto alla possibilità di ridurre la pressione fiscale, tema al centro del convegno di Confcommercio, Morando ha appunto negato che un’alta spesa pubblica e un’alta pressione fiscale si associno a una bassa crescita economica. O meglio: “Non c’è evidenza empirica” che lo dimostri. Ma, rispondendo al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, il viceministro ha riconosciuto che “l‘Italia ha il poco invidiabile primato della tassazione su lavoro e imprese in ambito Ocse”. E si è di conseguenza fatto sfuggire una promessa non facile da mantenere: entro il 2018 il cuneo fiscale e contributivo (cioè le tasse e i contributi) dovranno scendere “ai livelli della Germania”. Con un costo stimato, per le casse dello Stato, di 30 miliardi di euro. Dove trovarli? Semplice, la soluzione è sempre la stessa: spending review. Mentre ancora si attendono i dettagli degli interventi che dovrebbero coprire il bonus di 80 euro, Morando impegna già i risparmi futuri e tutti da verificare. Spiegando che per l’operazione di revisione della spesa “si deve fare in tutti i campi, poi puoi decidere che in alcuni campi, per esempio nell’istruzione, spendi di più, ma prima bisogna rendersi conto che si spendono una marea di soldi per decidere come spenderli”.

Infine un inciso sulla riforma istituzionale: “può piacere o non piacere”, ma “veramente pensiamo che questa non abbia un rilievo sull’operazione di revisione della spesa a cui è legata la riduzione delle tasse? Fare quella riforma è cruciale per cambiare il resto e non considerare il valore economico di questa riforma è un errore”.