La temuta manovra d’autunno da oltre 20 miliardi di euro si farà o no? Analisti e osservatori sono sempre più pessimisti. E dal governo arrivano segnali che vorrebbero essere rassicuranti ma ottengono un effetto esattamente opposto. La settimana scorsa a far sudare freddo gli italiani ci ha pensato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che alle domande sulla necessità di una correzione dei conti ha risposto con un sinistro “no comment”. Questo subito dopo aver ammesso, parlando alla Camera, che la ripresa “ritarda” e i margini di azione dell’esecutivo sono “più stretti”. Peggio ancora l’uscita del suo sottosegretario Pier Paolo Baretta, che lunedì, parlando con i cronisti dell’AdnKronos, ha garantito: “Sforzo massimo per evitare una manovra correttiva”. Al Tesoro, insomma, si lavora alacremente per evitare un intervento sui conti in autunno. “Sul fronte interno stiamo agendo su due assi: legge di stabilità e decreti attuativi della delega fiscale. E, sul fronte europeo, sui negoziati per scorporare alcuni investimenti dal computo del deficit”. Una corsa contro il tempo e contro le nuove previsioni di Bankitalia sul Pil: per il 2014 solo +0,2%, contro lo 0,8% che, come è noto, il governo di Matteo Renzi ha inserito nel Documento di economia e finanza. E su cui ha basato tutta la sua azione di politica economica. 

Naturalmente anche Baretta, come Padoan pochi giorni fa, garantisce che la legge di Stabilità renderà strutturale la detrazione Irpef da cui derivano gli 80 euro in più nelle buste paga di 10 milioni di dipendenti. Le coperture? “Arriveranno dalla spending review”. I famosi interventi monstre contenuti nel dossier di Carlo Cottarelli, di cui per mesi si sono perse le tracce ma che entro l’inizio di agosto dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, sfociare in un pacchetto di misure concrete per tagliare le società partecipate e razionalizzare gli acquisti di beni e servizi della pa. Nulla si dice sulla promessa estensione del bonus a incapienti e pensionati, che farebbe salire notevolmente il conto delle risorse da trovare. Giù superiore ai 20 miliardi se si considerano anche il rifinanziamento della cassa in deroga, il rinnovo dei contratti pubblici, la correzione del deficit di bilancio, la copertura delle missioni militari e di altre voci non sopprimibili. 

Per quanto riguarda gli enti locali, poi, “nel provvedimento si avvierà il processo per il superamento del Patto di Stabilità interno nell’arco di un paio d’anni”. Novità che piacerà ai sindaci ma molto meno a Bruxelles, considerato che per mantenere il rapporto tra deficit e pil sotto il 3% è indispensabile che al contenimento delle spese partecipino anche gli enti territoriali. 

Ma in via XX Settembre si lavora anche ai “nuovi decreti attuativi della delega fiscale per contrastare l’evasione, restituendo allo Stato risorse preziose, e riordinare il sistema tributario in modo più equo”, informa Baretta.