Una sentenza allunga la vita. Come nei giorni peggiori – delle inchieste, delle intercettazioni e delle condanne -, anche questa volta Forza Italia vive l’assoluzione della corte d’appello di Milano come un pieno di carburante. Un partito crollato alla metà dei voti che aveva, diviso, stordito dalla bufera grillina e poi da quella renziana, si ritrova ora di nuovo, improvvisamente, nella stessa foto di gruppo. A gridare al complotto per un governo caduto sotto i colpi di inchieste finite nel nulla, a chiedere la riforma della giustizia, a rilanciare la leadership, a spingere un po’ di più le riforme: ritrovano tutti i loro vecchi sapori. Tra questi, ovviamente, anche la grazia. “I tempi sono maturi”.

Sarà un caso, ma la prima dichiarazione data alle agenzie di stampa dopo la pronuncia della sentenza di assoluzione è stata di Augusto Minzolini, l’alfiere dei forzisti contrari alla riforma del Senato: “Finalmente giustizia. E’ la dimostrazione che ci sono dei giudici anche a Milano. Resta un problema su cui dovrebbero riflettere tutti in questo Paese: i danni che un processo, che non doveva neppure tenersi, e una condanna di primo grado ingiusta hanno provocato all’uomo e al Paese”. Vincenzo D’Anna, il senatore “cosentiniano” con il quale Berlusconi due giorni fa si era quasi mandato a quel paese, dice che la sentenza ora permetterà di riprendere un confronto sereno. Daniele Capezzone rispolvera la riforma della giustizia. Tra la folla si scorge perfino Raffaele Fitto: “L’assoluzione di Silvio Berlusconi in Appello costituisce alla fine di una troppo lunga vicenda una pagina di giustizia. Ma la soddisfazione di oggi non cancella l’amarezza per anni di aggressione – dichiara l’europarlamentare, mister preferenze, peraltro condannato in primo grado a 4 anni per corruzione – A questo punto, si pongono domande enormi sull’immane campagna politica, mediatica e giudiziaria condotta per anni contro Berlusconi su basi così inconsistenti. Ora, spero che questa sentenza possa restituire a Silvio Berlusconi almeno un poco della serenità che gli è stata ingiustamente tolta per tutto questo tempo”.

Alla festa si aggiungono anche i vecchi amici. “Noi del Nuovo Centrodestra – dice Angelino Alfano – esprimiamo grande soddisfazione e compiacimento per l’assoluzione del presidente Berlusconi nel processo Ruby. Viene confermata un’innocenza della quale non abbiamo mai dubitato”. Una sentenza, spiega, che ora “chiede una rilettura storico politica di quel terribile anno 2011 che si concluse con la caduta dell’ultimo governo di centrodestra, dopo mesi di logorante polemica nascenti proprio dal caso Ruby, esploso nel gennaio di quell’anno”. D’altra parte da oggi “si rafforza certamente la strada intrapresa per cambiare con coraggio il Paese sia sul fronte delle riforme istituzionali e legge elettorale sia su quello del rilancio economico, della diminuzione della tassazione, della lotta alla burocrazia”. 

Gianfranco Rotondi lo definisce “il giorno più bello degli ultimi vent’anni”. Di certo questa volta sembrano fuori strada sia Laura Ravetto sia Nunzia De Girolamo (Ncd): “Questa sentenza vanifica ogni recondita illusione di certa sinistra di poter vincere a tavolino” dice la prima, Aspettiamo la sinistra alla prova dei fatti – aggiunge la seconda – per capire se si è finalmente liberata dell’ossessione di Berlusconi”.

In realtà l’assoluzione dell’ex Cavaliere non delude il Pd, tutt’altro. Matteo Renzi è colui che è uscito più rafforzato dalla camera di consiglio del collegio della corte d’appello di Milano. I giudici hanno pronunciato una sentenza di lunga vita al patto del Nazareno e alle riforme su cui si sono accordati il presidente del Consiglio e il suo predecessore pregiudicato. E’ così, per esempio, che la sintetizza Altero Matteoli, senatore ormai veterano (parlamentare dal 1983), ex missino, poi An che tra Fini e Berlusconi – quando ci fu da scegliere – non ebbe neanche l’ombra del dubbio. La sentenza, dice, “restituisce serenità al nostro leader e a Forza Italia. Ne beneficierà il clima politico ed il Paese”. Praticamente un editoriale. E’ un giorno di liberazione anche a sinistra, forse. “Forse smetteremo di frugare nell’alcova di Berlusconi per chiederci cosa preveda il patto del Nazareno” twitta uno dei senatori “dissidenti” del Pd, Corradino Mineo“Rubygate: l’assoluzione di Berlusconi che fa comodo a Renzi”. Così la corrispondente del settimanale francese Nouvel Observateur, Marcelle Padovani, intitola il suo commento alla sentenza d’appello per Berlusconi. L’ipotesi di un’assoluzione, racconta la giornalista francese sul sito del magazine, “era difficile da credere ancora venerdì mattina”, eppure “è successo”. E tra le reazioni spiccano quelle “più politicizzate”, che “arrivano a dire che questa assoluzione ‘dà una mano importante a Matteo Renzi'”, nel suo irto percorso di riforme istituzionali. “In questo scenario, la magistratura italiana, che non è certamente a servizio dei partiti, dimostra comunque di poter giocare un ruolo eminentemente politico – scrive la Padovani – Perché è vero che la sentenza di assoluzione è come una ruota di scorta per Matteo Renzi: arriva al momento giusto, proprio quello in cui il suo governo si affanna per restare a galla”. In quest’atmosfera si riscopre “quasi renziano” perfino Gasparri: “Ed allora, andiamo avanti per portare a compimento le riforme, ma anche per liberare la magistratura dai condizionamenti che ne minano la credibilità”.

Così Renato Brunetta arriva presto al principale degli obiettivi: “Un minimo di risarcimento crediamo debba essere versato subito dallo Stato (e dal suo Capo) a Berlusconi e al popolo che si identifica con lui: ed è la grazia, adesso, senza tergiversazioni” scrive su Il Mattinale, il foglio pubblicato dal gruppo parlamentare di Forza Italia a Montecitorio. “L’innocenza di Berlusconi – si legge – è stata sin da principio palese anche a cento chilometri di distanza. Vale per noi che lo conosciamo bene, ma a occhi sgombri dalla trave del pregiudizio, avrebbe dovuto dir qualcosa di orribile sulle indagini il madornale travisamento di fatti, il dispiegamento completamente abnorme di forze in funzione della violazione della privacy delle persone, la loro esposizione senza rispetto, come se fossero pupazzi da squartare in pubblico”.