Nell’aprire la mesta cerimonia di estinzione dell’attuale Senato, il presidente del Senato Piero Grasso ha detto: “Mi sembra di essere un capotreno che chiede ai passeggeri di salire su un treno in corsa…”. Carino, ma poteva fare di meglio. Per esempio: mi sembra di essere un capotreno di un treno fuori servizio. O cancellato. O su un binario morto. O rottamato (allusivo). Poteva ricorrere a paragoni ippici: mi sembra di essere un cavaliere in sella a un cavallo morto. Gastronomici: un cuoco con la dispensa vuota. Artistici: un pittore senza tela e senza pennelli. Avrebbe potuto anche prendere la cosa molto sul serio e dire qualcosa del genere.

Cari colleghi, quando non molto tempo fa mi onoraste della vostra fiducia eleggendomi al vertice di questa assemblea, non avrei mai potuto immaginare che a mia totale insaputa (allora) sarei stato chiamato a svolgere la funzione di esecutore testamentario (o di becchino se preferite) di un’istituzione fondamentale nell’architettura della nostra amata Costituzione. Ora, poiché ho un passato da difendere al servizio dello Stato contro le cosche più feroci di ogni specie, non mi farò certo trasformare nello zimbello di un giovane premier e della sua arrogante compagnia. Ragion per cui, onorevoli senatori, visto che continuate a trasmettermi in via strettamente confidenziale sentimenti di rabbia e umiliazione, che tuttavia non avete il coraggio di esternare, vi annuncio che a me questo coraggio non fa difetto. Vogliate quindi accettare le mie immediate e irrevocabili dimissioni, con la speranza che questo gesto vi induca a un soprassalto di dignità. Grazie per la vostra collaborazione.

Presidente Grasso, è così difficile?

Il Fatto Quotidiano, 15 luglio 2014