La notizia del giorno, all’indomani dell’Onda Pride che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone in tutta Italia, è l’annuncio della prossima iscrizione di Vittorio Feltri e Francesca Pascale ad Arcigay, la più grande associazione nazionale LGBT. Personalmente, ho non poche difficoltà a condividere un’affiliazione con certi personaggi dentro la stessa organizzazione politica. Sia perché Feltri è quello del “metodo Boffo”, ovvero l’artefice di quella campagna mediatica che utilizzò la presunta omosessualità del direttore dell’Avvenire come arma di discredito e di distruzione politica, sia perché abbracciare una delle rappresentanti più controverse del berlusconismo morente (o apparentemente tale) a mio giudizio nulla porta di buono alla causa dell’eguaglianza. Ma questo, con ogni evidenza, è un mio problema.

Andando invece nel cuore della questione: che si possa cambiare idea, è cosa buona e auspicabile e su questo credo che siamo tutti e tutte d’accordo. Sta di fatto che Feltri fino a qualche mese fa diceva di non aver nulla contro gli omosessuali, a patto che stessero a un metro da lui. E su quelle dichiarazioni non risultano, al momento, passi indietro o scuse ufficiali. E sia ben chiaro, qui nessuno vuole negare a nessun altro la libera adesione a questo o quel circolo, ma se io fossi il presidente di un’associazione antimafia e venisse l’ex ministro Lunardi ad iscriversi dopo aver detto, anni or sono, che con certe forme di criminalità bisogna convivere, forse, prima di accettarlo – o addirittura di dargli pubblicamente il benvenuto – magari due paroline di chiarimento su certe posizioni le pretenderei, sempre in forma ufficiale. Sia per rispetto ai volontari e alle volontarie, sia dar più valore alla cosa e non farla passare agli occhi dei soliti maligni come la passione per la moda del momento (i gay a quanto pare fanno ancora tendenza), sia per quella questione di credibilità e di onestà intellettuale che nel nostro paese si profila sempre più come ingrediente di presunto estremismo politico. 

Certe aperture ci riportano per altro a quella che sarà la futura cronaca politica, sempre sui diritti civili, a partire da settembre. A quanto pare, infatti, Renzi ci regalerà le civil partnership, creando quella dependance giuridica in cui finalmente anche gay e lesbiche potranno essere “diversamente uguali” alle persone eterosessuali. Ma si sa, in Senato i numeri sono quelli che sono e c’è bisogno dell’aiuto di tutti e tutte. E sarà per questo motivo – e per l’anima friendly della sua compagna – che anche Berlusconi si è risvegliato un po’ più vicino a certe istanze (dopo aver detto, in pieno bunga bunga, che era meglio essere come lui che gay).

Di fronte a tutto questo, credo siano necessarie due considerazioni. La prima: sorge il dubbio che dietro questa mossa una e trina – Pascale e Feltri che vanno in Arcigay e Berlusconi che dà la sua benedizione dall’alto dei suoi arresti domiciliari – ci sia un tentativo di maquillage da parte di una forza politica che non sa più cosa inventarsi affinché si possa parlare ancora di sé e raccogliere, magari, fette di elettorato sensibili alla tematica ma non del tutto orientate a sinistra. La seconda: per chi ha memoria storica, anche con la legge sull’omofobia si partì da questa sorta di spirito bipartisan – i primi firmatari erano infatti del Pd e di Forza Italia – per poi arrivare, in seguito, a quel mostro giuridico che tutti e tutte conosciamo (e che ancora giace in Senato, a quasi un anno dall’approvazione alla Camera).

Insomma, il timore che dietro tatticismi e ripuliture di immagine ci sia la solita strumentalizzazione ai danni di un’intera comunità è plausibile. Adesso, che l’ingenuo di turno si entusiasmi di fronte all’ennesima riconversione di Feltri – dal caso Boffo alla prefazione del libro di Paola Concia, dalle dichiarazioni omofobe a Domenica In a questa ultima apertura – in nome di una fiducia verso un tentativo di cambiamento sociale, ci sta pure. Il movimento e i suoi maggiori rappresentanti, invece, dovrebbero andarci piano con i facili entusiasmi, pretendere una maggiore chiarezza su certe affermazioni precedenti e il riposizionamento pubblico sulla questione omosessuale. Solo allora sarà più accettabile l’ingresso di certa gente dentro la più grande realtà LGBT del nostro paese.