Francesca Pascale e Vittorio Feltri annunciano la loro iscrizione all’Arcigay poiché ne condividono le battaglie in favore dell’estensione massima dei diritti civili e della libertà”. L’annuncio è stato dato con una nota dalla segreteria di redazione de Il Giornale, nel giorno in cui in Italia si tiene l’Onda pride, la manifestazione che celebra la giornata dell’orgoglio gay, lesbico, bisessuale, trans, queer e intersessuale.

Un “gesto simbolico” per “affermare al massimo la necessità di estendere al massimo i diritti civili”. Vittorio Feltri spiega così all’Adnkronos la decisione di iscriversi, insieme a Francesca Pascale, all’Arcigay. “Noi – rileva l’editorialista del Il Giornale – siamo per la libertà, senza discriminazioni, convinti che sia necessario superare i pregiudizi che generano equivoci, banalità, insulti noiosi e stupidi. Quando si tratta di trasformare i diritti in fatti concreti si trovano tutti in difficoltà. Renzi ha fatto tanti annunci e poi è finito in un sistema istituzionale che rende difficile qualsiasi iniziativa. Ogni volta che ci ha provato Berlusconi si è trovato il mondo addosso. Finché si tratta di chiacchiere – dice – sono tutti d’accordo, quando è l’ora di trasformarle in fatti concreti si incontrano gli ostacoli”. Per Feltri non è un problema l’iscrizione a un’organizzazione da sempre schierata a sinistra: “quando si tratta di diritti civili non esistono destra o sinistra. Il nostro – conclude – è un gesto simbolico, speriamo che contribuisca ad ottenere qualche risultato”. 

Una notizia che segue l’intervista, rilasciata il 13 giugno al Corriere della Sera, in cui la fidanzata di Silvio Berlusconi aveva dichiarato il suo “sì” alle unioni civili. “Cristo ha detto: ama il prossimo tuo come te stesso. Non ha insegnato a fare differenza tra gay ed etero“, aveva spiegato Francesca Pascale. Che aveva esortato il centrodestra a fare la sua parte per difendere la libertà “di tante coppie omosessuali che vogliono vivere in pace”. Da credente, aveva spiegato “ho rispetto per il matrimonio, soprattutto per quello cristiano: credo nella famiglia tradizionale, ma, da liberale, sono convinta che lo Stato debba rispettare le scelte e gli stili di vita di ciascuno. Questo significa che se due persone, per scelta o per necessità, non possono o non vogliono formare una famiglia, non per questo lo Stato può negare loro il diritto di vedersi riconosciuto il loro legame. Anzi, alla destra vorrei dire – e non appaia come una esortazione cinica — approfittiamone ora che c’è un Papa liberale, che ha mostrato significative aperture verso divorziati e omosessuali”. 

Delle dichiarazioni che avevano reso entusiasta il conduttore televisivo Alessandro Cecchi Paone, già candidato di Forza Italia alle ultime Elezioni europee, che le aveva lanciato al proposta di aprire con lui il gay pride di Napoli.

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