Il capitalismo di relazione “danneggia la parte vitale e competitiva dell’economia italiana”, favorendo “l’espansione della spesa pubblica” in alcuni casi “diretta a soddisfare gli interessi particolaristici delle lobbies e dei cacciatori di rendite”. Le società pubbliche vanno riformate in maniera “radicale”. La legge sul conflitto di interessi è “insufficiente” e “va riformata”. Così come il mercato della Rc auto, “dove i prezzi per le polizze pagati dai consumatori sono tra i più alti d’Europa e la mobilità degli assicurati da una compagnia all’altra è particolarmente bassa”. Ma servono interventi anche per ridurre ulteriormente i costi dei conti correnti e ridurre i tempi necessari per chiuderli. Mentre vanno favoriti gli investimenti nella banda larga, che sono “fondamentali per la crescita”. Sono solo alcune delle indicazioni che l’Antitrust ha indirizzato al Senato durante la relazione annuale tenuta dal presidente Giovanni Pitruzzella. Che ha anche annunciato i risultati dell’attività dell’authority: tra 2013 e 2014 sono state comminate sanzioni per comportamenti anticoncorrenziali e pratiche commerciali scorrette per un valore di oltre 314 milioni di euro. 

Intrecci perversi tra pubblico e privato per soddisfare “cacciatori di rendite e lobby” – Parlando ai senatori, Pitruzzella ha descritto il circolo vizioso che implacabilmente avvita l’Italia nella bassa crescita e rende quasi impossibile, per chi può contare solo sulle proprie capacità e i propri meriti, migliorare la propria posizione sociale. Esiste un “capitalismo di relazione”, ha spiegato, “basato sull’intreccio tra pochi grandi potentati economici, sulle loro relazioni con il potere politico e amministrativo, sulla ricerca delle ‘rendite di posizione'”. Un modello che “si basa sui privilegi, piuttosto che sui meriti, aggrava le diseguaglianze, rende la società chiusa, statica, poco aperta alla concorrenza e all’innovazione”, sacrificando “l’aspirazione degli individui di poter migliorare la loro posizione sociale, esclusivamente in virtù dei loro meriti”. Insomma, “pregiudica quella particolare forma di eguaglianza che è l’eguaglianza delle opportunità”. E in tal modo “danneggia la parte vitale e competitiva dell’economia italiana”. Non solo: questa distorsione, a sua volta, causa una “espansione della spesa pubblica improduttiva, diretta a soddisfare gli interessi dei cacciatori di rendite e delle lobbies. Anche per questa via si è creato quell’enorme debito pubblico che costituisce un grande ostacolo alla crescita economica ed un fardello ingiustamente caricato sulle nuove generazioni”. Per questo è assolutamente necessario “scardinare” questo sistema economico malato e smascherare i meccanismi “complessi” che favoriscono “intrecci perversi tra pubblico e privato”. 

Un quadro foschissimo, ma Pitruzzella invita anche a non fare di ogni erba un fascio. E in coda al ragionamento fa intravedere una speranza: “Etichettare l’economia italiana, nel suo complesso, come esempio di chrony capitalism (capitalismo di relazione, appunto, ndr) sarebbe ingiusto per quella gran parte di imprese italiane che competono con successo sui mercati internazionali, che sono capaci di essere leader nell’innovazione, per le tante che hanno saputo superare la crisi e per quelle che hanno sofferto anche a causa di un ambiente giuridico-istituzionale poco amichevole. Piuttosto, il capitalismo di relazione costituisce una componente del complessivo sistema, che danneggia la parte vitale e competitiva dell’economia italiana”. L’impegno dell’Antitrust, allora, “si è concentrato, e continuerà a concentrarsi, su quei settori in cui più forte è stata la presa del capitalismo di relazione e nei quali da una corretta dinamica concorrenziale c’è da attendersi una spinta alla competitività ed alla crescita. Si tratta di settori più volte indicati dalla Commissione europea: energia, trasporti, servizi, comunicazioni elettroniche, commercio online e servizi finanziari”.

Gli abusi di Poste, Telecom e Aeroporti di Roma. Con il concorso del legislatore – “Soprattutto negli ultimi tempi”, ha detto Pitruzzella, “si riscontra una notevole sensibilità da parte degli ex monopolisti nei confronti dei valori della concorrenza a condizione che ci siano regole certe, chiare e prevedibili”. Ma “talora esistono ancora privilegi attribuiti da norme di legge che la falsano”. Come dire: la colpa, più che dell’ex monopolista che ci marcia, è del legislatore. Che continua ancora oggi ad avvantaggiare in maniera indebita gruppi come Poste e Telecom Italia. Il successore di Antonio Catricalà alla guida dell’authority ha fatto esempi circostanziati. “Esiste una norma”, ha ricordato, “che riguarda Poste italiane e dà luogo a un vero e proprio privilegio fiscale: l’esenzione dei pagamenti dell’Iva sui servizi postali che, pur rientrando nel servizio universale, vengono negoziati individualmente dalla società. La nostra autorità ha ritenuto che la norma violasse il diritto europeo come interpretato dalla Corte di giustizia e perciò l’abbiamo disapplicato; il Tar ha confermato la nostra decisione e adesso aspettiamo la decisione del giudice d’appello”. In altri casi, come da copione, “l’ex monopolista ha sfruttato la sua posizione dominante nel mercato per impedire la penetrazione di operatori alternativi”. Il riferimento è a Telecom Italia e alla sanzione da 104 milioni di euro comminata per aver “abusato della propria posizione nella fornitura dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete locale e alla banda larga ostacolando l’espansione dei concorrenti” in quei mercati. Nel settore dei servizi aeroportuali, poi, l’autorità è intervenuta nei confronti di Aeroporti di Roma (gruppo Benetton) “per fermare il tentativo del gestore aeroportuale di sfruttare la propria posizione dominante richiedendo corrispettivi per servizi non resi e ostacolando l’offerta di servizi innovativi in danno dei consumatori”. Adr aveva richiesto a Hertz Italia (autonoleggio), dalla quale percepiva un canone fisso e royalty legate al fatturato, anche “corrispettivi ulteriori” per servizi di autonoleggio offerti dalla stessa società al pubblico tramite internet e svolti al di fuori dell’area aeroportuale.

E anche la pa concede privilegi. Il caso dell’autotrasporto – Privilegi ad alcune imprese piuttosto che ad altre sono stati peraltro riconosciuti anche dalla Pa: questo, ammonisce Pitruzzella, non deve più accadere. “Tante volte i privilegi e le condizioni di favore per certi operatori economici sono stati consacrati in atti di amministrazioni pubbliche. Contro questi atti è intervenuta l’Antitrust grazie ai nuovi poteri che le sono stati attribuiti”, ha ricordato. Emblematico è il ricorso proposto dall’Autorità contro le determinazioni del ministero dei Trasporti che “continuano a mantenere sostanzialmente un’artificiosa fissazione dei prezzi minimi per le attività di autotrasporto: sulla vicenda si pronuncerà a breve la Corte di Giustizia europea”.

Il nodo Rc auto: “Prezzi tra i più alti d’Europa, serve riforma” – “L’Antitrust ritiene ormai necessario un intervento di riforma nel mercato delle assicurazioni per la responsabilità civile derivante dalla circolazione di auto e moto”, si legge nella relazione. “I prezzi per le polizze pagati dai consumatori sono tra i più alti d’Europa e la mobilità degli assicurati da una compagnia all’altra è particolarmente bassa”. Parola dell’authority che solo una settimana fa aveva messo nel mirino anche i contratti di assicurazione sottoscritti dalla pa, evidenziando come le procedure di gara siano a dir poco carenti sul fronte della concorrenza.

J’accuse alle banche: “Ancora alti i costi dei conti correnti. E troppo lunghi i tempi per chiuderli” – L’Authority, si legge nella relazione, ha anche condotto un’indagine sui costi dei conti correnti bancari. Risultato: “nonostante l’evoluzione competitiva del settore registrata negli anni più recenti, sussistono ancora ostacoli al pieno dispiegarsi della concorrenza nel settore che impediscono una riduzione dei prezzi a vantaggio del consumatore finale e un aumento della mobilità della domanda”. I risparmi ottenibili passando da un conto all’altro dimostrano che “ci sono ancora spazi per ridurre i costi dei conti correnti. Si tratta, tuttavia, di spazi che i risparmiatori non riescono a sfruttare, perché privi delle informazioni necessarie che vanno invece rese disponibili da parte delle banche, anche introducendo vincoli normativi e regolatori. L’Autorità ha anche sottolineato l’opportunità di intervenire sulle lentezze incontrate nella chiusura di un conto per aprirne un altro: per quanto i tempi si siano ridotti, è emerso, infatti, come sia sufficiente avere una carta di credito o la Viacard per vederli dilatare anche fino a 37 giorni. Vanno, infine, scissi i legami tra conti correnti e altri prodotti”. Per aumentare la concorrenza, il legislatore dovrebbe in definitiva “migliorare il grado di trasparenza delle informazioni, tagliare il legame esistente tra conto corrente e altri servizi bancari e ridurre i tempi di chiusura del conto”. Punti sui quali l’Autorità ha già “formulato suggerimenti puntuali e proposto possibili soluzioni”.

Internet non sia un far west – Tra le nuove priorità dell’azione dell’Antitrust a tutela dei consumatori c’è anche l’e-commerce, settore nel quale si possono annidare “nuove forme di sfruttamento del consumatore”. Pitruzzella ha ricordato i 160 casi di oscuramento di siti che vendevano prodotti contraffatti e le istruttorie nei confronti dei big del web (Google, Apple, Amazon, Gameloft, Tripadvisor e Groupon), riconoscendo che “l’e-commerce offre straordinarie possibilità di crescita economica” ma “internet non può tramutarsi in un Far West dove tutto è consentito”.

Il “capitalismo municipale” blocca lo sviluppo. Riformare la disciplina dei servizi pubblici locali – “Occorre procedere ad un’opera di riordino radicale delle società pubbliche, prevedendo dismissioni o comunque l’impossibilità di rinnovare gli affidamenti per quelle società che registrano perdite o forniscono beni e servizi a prezzi superiori a quelli di mercato”. Secondo Pitruzzella “non solo la crescita a livello locale, ma anche lo sviluppo di utilities che potrebbero produrre ricchezza per il Paese, sono, in tanti casi, bloccati dal capitalismo municipale, basato sulla connessione tra apparati e società da essi controllate o partecipate che erogano servizi pubblici o attività strumentali”. “Sembrano altresì maturi – conclude il numero uno dell’Antitrust – i tempi per inserire nell’agenda delle riforme la disciplina dei servizi pubblici locali, superando l’approccio tradizionale basato su un modello generale ed elaborando discipline particolari adeguate alla natura dei diversi servizi, in modo da aprire spazi alla concorrenza in quegli ambiti in cui non trova giustificazione tecnica il mantenimento di diritti di esclusiva, e valorizzando negli altri casi la concorrenza per il mercato”.

Separare nettamente banche e fondazioni e troncare i “legami personali tra istituti” attraverso i vertici – Per quanto riguarda le banche, secondo Pitruzzella, è urgente separare in modo più netto le fondazioni dagli istituti ed estendere “il divieto di detenere partecipazioni di controllo in società bancarie anche ai casi in cui il controllo è esercitato, di fatto, congiuntamente ad altri azionisti”. “Occorre continuare il processo di rescissione dei legami personali tra diversi istituti, avviato, su suggerimento dell’Autorità, con l’introduzione del divieto di interlocking directorates”. Cioè la norma, introdotta dal governo Monti, per cui i vertici di banche e assicurazioni non possono esercitare cariche analoghe in imprese concorrenti. Sembra scontato, ma non lo era affatto. E’ in seguito a quel “divieto di cumulo” che Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa, ha dovuto uscire da Ubi (ma secondo la procura di Bergamo, che lo ha indagato per indagine alle funzioni di vigilanza, avrebbe continuato a pilotarne le nomine), Alberto Nagel, ad di Mediobanca, ha lasciato la vicepresidenza di Generali, e Ennio Doris (Mediolanum) è stato a sua volta costretto a dire addio a Piazzetta Cuccia. Mentre Carlo Pesenti, per restarci, diceva addio a Unicredit.

Ma, appunto, non basta. Ora, ha detto Pitruzzella, “va realizzato un rafforzamento della separazione tra fondazione e banca conferitaria, estendendo il divieto di detenere partecipazioni di controllo in società bancarie anche ai casi in cui il controllo è esercitato, di fatto, congiuntamente ad altri azionisti”. E il divieto di interlocking va reso effettivo anche per le fondazioni. Il presidente dell’Antitrust ha citato il caso di Unipol-Fonsai, nel quale “le misure imposte hanno comportato la rescissione dei legami finanziari, azionari e personali con alcuni tra i principali gruppi bancari e assicurativi del Paese”.

Le multe per violazioni della concorrenza e pratiche commerciali scorrette – Nel 2013 l’autorità ha irrogato sanzioni pari a 112.873.512 euro per comportamenti anticoncorrenziali, mentre per i primi sei mesi del 2014 il bilancio è di 184.528.819 euro. In sede di accertamento di pratiche commerciali scorrette sono state invece comminate multe per 9.253.000 euro nel 2013 e per 8.198.500 nei primi sei mesi del 2014. Il totale ammonta a oltre 314 milioni di euro.

Riformare la legge sul conflitto di interessi – Pitruzzella ha avvertito che “273 decisioni hanno riguardato l’applicazione della legge sul conflitto di interessi dei membri del Governo, la cui insufficienza abbiamo segnalato al Parlamento con la relazione semestrale inviata a dicembre del 2013, in cui ribadivamo la necessità di una riforma della materia”. Insomma: quella legge è insufficiente e va riformata.