Sarà probabilmente il tribunale del Riesame di Brescia a decidere se Massimo Giuseppe Bossetti deve restare in carcere oppure può tornare libero. I legali, dopo aver annunciato di avere “elementi” per dimostrare la sua innocenza, lunedì potrebbero l’istanza ai giudici della Libertà per il muratore di Mapello, accusato dalla Procura di Bergamo di essere il killer di Yara Gambirasio

Una decisione che arriva mentre si consuma un piccolo mistero. La relazione dei periti sul materiale organico, come peli o capelli, trovato sul corpo della ginnasta verrà depositata nei prossimi giorni, ma intanto su quegli accertamenti si è creato un giallo nel giallo dopo le dichiarazioni del professore Fabio Buzzi dell’Università di Pavia che, in sostanza, ha rivelato che, oltre a tracce biologiche, anche “formazioni pilifere” di Bossetti erano presenti sul cadavere della ragazzina. Dalla Procura di Bergamo e dagli stessi esperti che stanno eseguendo la perizia, però, sono arrivate solo smentite, anche perché le analisi “sono ancora in corso”.  Il professore Carlo Previderé, ricercatore responsabile del laboratorio di genetica forense dell’ateneo pavese e a cui sono stati affidati dagli inquirenti i nuovi accertamenti sul materiale organico, ha chiarito che “il professor Buzzi non ha mai ricevuto un incarico diretto dalla Procura di Bergamo”. Ed ha aggiunto: “La notizia da lui data circa la corrispondenza di una formazione pilifera all’indagato è totalmente priva di fondamento”.

Buzzi, responsabile dell’unità operativa di medicina legale dell’Università di Pavia e che è in pratica il capo della struttura da cui dipende il laboratorio di genetica, aveva detto venerdì sera nel corso della trasmissione ‘Segreti e delitti’ , che i peli del cosiddetto ‘Ignoto 1’, poi identificato in Bossetti, erano presenti sul corpo della tredicenne di Brembate di Sopra. Le “formazioni pilifere”, ha spiegato, “sono state raccolte dai Ris” e la Procura “le ha consegnate ai nostri genetisti per analizzare il Dna”. Ha parlato di “elementi sufficienti” a riscontro sui peli e spiegato che “non ci accontentiamo di numeri esigui, si fanno sempre molteplici riscontri”. E poi anche un ragionamento per il futuro dell’indagine: “È stato trovato Dna da quattro laboratori diversi – ha detto il professore, come si legge nel testo integrale dell’intervista – ma questo non soddisferebbe le esigenze della Procura di ripetere le indagini in contraddittorio. Qui possono arrivare a supporto i peli”. Poche ore dopo quella che potrebbe essere letta anche come una ‘fuga in avanti’, però, il professore ha fatto marcia indietro. In ambienti giudiziari, intanto, viene sottolineato come la relazione su peli e altro materiale non sia stata ancora depositata e come Buzzi non abbia avuto alcun incarico in tal senso. “Degli accertamenti me ne sto occupando io assieme ad una collega”, ha spiegato Previderé.

E mentre gli investigatori continuano a sentire testimoni e probabilmente convocheranno anche alcuni amici di Yara, i legali di Bossetti, gli avvocati Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti, stanno decidendo se presentare il ricorso al Riesame. Nell’atto potrebbero essere contenuti quegli “elementi interessanti” che, secondo la difesa, scagionerebbero l’indagato. Come è probabile che i legali (sabato mattina sono stati in Procura) chiedano nuove analisi sul Dna anche in incidente probatorio. I difensori hanno incontrato nuovamente Bossetti in carcere e lo hanno trovato “molto provato da questa vicenda, ma sempre convinto della sua innocenza”.

Altro passaggio importante saranno le analisi con il luminol sui veicoli sequestrati a Bossetti, e soprattutto sul furgone Iveco, che inizieranno martedì nei laboratori del Ris. Un mezzo che ha un “particolare unico” secondo gli investigatori. Gli investigatori sono anche al lavoro sull’immagine di un autocarro simile a quello del muratore ripresa da una telecamera di sorveglianza verso le 18 del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve. Risposte utili, infine, potrebbero arrivare dalle ulteriori analisi sulla cella telefonica a cui si agganciarono quel pomeriggio sia il cellulare di Bossetti che quello di Yara. C’è da stabilire, con una sorta di ‘scomposizione’ della cella, dove si trovava esattamente Bossetti e a quale distanza dalla palestra di Brembate di Sopra.