La telefonata dura poco più di cinque minuti. Il professore Fabio Buzzi, direttore del Dipartimento di medicina legale dell’Università di Pavia, ha fretta e poca voglia di parlare. Sa che l’argomento è delicato. E nonostante questo la rivelazione che fa è a dir poco clamorosa. Dice: “Sopra il corpo di Yara, oltre al sangue su slip e leggins, abbiamo identificato altre tracce di Dna appartenenti a Ignoto 1”. Il nome di Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio, lo farà solo alla fine. A lui, in fondo, preme l’aspetto scientifico e il lavoro d’equipe dei suoi genetisti che hanno isolato il codice genetico del muratore di Mapello. La notizia così promette di mettere la parola fine a una delle vicende più complicate che la cronaca italiana ricordi. Tuttavia, la sera del 27 giugno, gli inquirenti bergamaschi spiegano che a loro “non risultano” dei risultati sulla comparazione di peli ritrovati sul corpo di Yara che siano riconducibili a Bossetti

Prima della smentita della procura, Buzzi dice: “Le nostre analisi genetiche sono state fatte non solo sulle due macchie di sangue. L’università ha lavorato su un numero ben più alto di reperti forniti dal Ris di Parma. Tra questi alcuni elementi peliferi”. In sostanza peli e capelli che furono repertati sui vestiti della ragazza e sul terreno circostante. Il corpo di Yara fu ritrovato il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola, ben tre mesi dopo la sua scomparsa. “Quando li analizziamo – racconta Buzzi – la stringa numerica che emerge corrisponde a quella di Ignoto 1”. In quel momento il nome di Giuseppe Bossetti non esiste ancora. I carabinieri del Ros stanno indagando per dargli un volto. Hanno già capito che il padre naturale è Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999. Capiranno, solo venti giorni fa che Ester Arzuffi è invece la madre. La svolta arriva tra il 13 e il 14 giugno, quando sul tavolo dei genetisti di Buzzi arriva il boccaglio dell’etilometro utilizzato per fare un controllo casuale a Bossetti. È notte inoltrata, ma bisogna fare in fretta. In quelle ore nella casa di Terno d’Isola, dove abita la madre di Bossetti, i militari hanno piazzato alcune microspie. A Pavia, intanto, si lavora sul tempo. Basta poco per capire che il match tra il Dna di Ignoto 1 e quello di Bossetti è ben oltre il 99,9%. Finora, però, si sapeva che il confronto era stato fatto solo sulle due macchie di sangue. Adesso da quelle analisi emerge che altre tracce di Bossetti sono state trovate sul corpo della ragazza. “La corrispondenza trovata è univoca”, dice Buzzi.

La relazione ufficiale del dipartimento di medicina legale è attesa a giorni. La Procura è però già stata informata. E così il muratore che continua a proclamarsi innocente dovrà spiegare anche questo elemento. Intanto, il giudice Ezia Maccora nei prossimi giorni ha fissato l’incidente probatorio per cristallizzare la cosiddetta “prova regina”. Mentre la difesa di Bossetti annuncia un nuovo test del Dna. Il cerchio investigativo si sta stringendo. “Continuiamo a oltranza” ha detto ieri il maresciallo della stazione di Ponte San Pietro dove da giorni vengono sentiti decine di testimoni. Anche ieri la sfilata è iniziata poco dopo le dieci. Obiettivo degli investigatori: ricostruire la “storia” del furgone Iveco Daily di Bossetti. Il mezzo, acquistato di terza mano, ha una caratteristica che lo rende unico. Naturalmente il Ros mantiene il particolare top secret. Il dato, però, è decisivo per ricostruire (come in parte è già stato fatto) il percorso del furgone di Bossetti il 26 novembre 2010.

In questo momento, i carabinieri stanno analizzando ore di filmati estrapolati da telecamere pubbliche e private. Si parte dalla zona della palestra di Brembate Sopra per allargarsi di venti chilometri. E in un fotogramma che ritrae via Rampinelli, dove abitano i Gambirasio, l’automezzo è già stato identificato. Dagli atti dell’inchiesta, poi, emerge l’ennesimo elemento ritenuto importante. Si tratta di una telefonata fatta da Bossetti a mamma Ester il 26 febbraio 2011, giorno del ritrovamento del corpo. Il muratore, secondo una nota allegata all’ordinanza d’arresto, chiama l’Arzuffi da Chignolo d’Isola, le annuncia che hanno trovato Yara e le chiede di raggiungerlo. La novità è contenuta nel secondo verbale reso da Marita Comi, la moglie di Bossetti. In un passaggio i carabinieri chiedono se sia a conoscenza della chiamata. La donna nega. Ma solo aver posto il quesito fa pensare che i militari abbiano molto di più sulla telefonata. Un ultimo particolare: Bossetti, secondo gli inquirenti, soffre di epistassi (sangue dal naso). La conferma arriva anche dalla moglie. Un dettaglio che, stando alla ricostruzione del Ros, giustificherebbe le macchie ematiche trovate su Yara.

da Il Fatto Quotidiano del 28 giugno 2014

Modificato da Redazione Web alle 9.08 del 28 giugno 2014