Hanno sentito testimoni, hanno incrociato dati, verificato dichiarazioni e il lavoro proseguirà. I giorni successivi al fermo di Massimo Giuseppe Bossetti in carcere a Bergamo con l’accusa di essere l’assassino di Yara Gambirasio sono stati frenetici per gli investigatori. E oggi gli inquirenti e i detective di polizia e carabinieri stanno facendo il punto. Sono da studiare anche le prossime mosse sul fronte delle indagini per verificare il racconto del muratore che continua a proclamarsi innocente non essendo capace di spiegare come mai il suo Dna era sui legging e sugli slip della vittima.

Accanto al cosiddetto lavoro investigativo e informativo è proseguito quello scientifico del Ris di Parma, dopo l’intervento in casa di Bossetti in cui, oltre a essere sequestrati capi di vestiario, è stato usato il Luminol per cercare anche la minima traccia di sangue che, anche a distanza di quasi quattro anni, potrebbe ancora essere trovata. Per questo i carabinieri hanno concentrato la loro attenzione sui posti dell’abitazione in cui l’uomo potrebbe essersi lavato. C’è inoltre molta attenzione sugli arnesi da lavoro sequestrati: “Non sono presenti lesioni tipicamente di difesa – riporta il gip nell’ordinanza citando i risultati dell’autopsia -. Per ciò che riguarda il mezzo produttivo delle lesioni da arma bianca, trattasi di strumento da punta e taglio, con spessore della lama minimo di 0,2 mm, lunghezza. di almeno 2 cm, con possibile copertura in titanio, che per le caratteristiche rilevate è meno probabile trattarsi di un taglierino (cutter) ma piuttosto di un coltello“. 

Per trovare tracce organiche utili sono sotto analisi anche i due mezzi di Bossetti, l’auto (una Volvo grigia)e l’autocarro usato per il lavoro. Quello a bordo del quale passava davanti al centro sportivo di Brembate di Sopra, da dove scomparve Yara quel pomeriggio del 26 novembre del 2010 secondo gli investigatori. Lo studio dei tabulati telefonici ha permesso anche di stabilire che quando la tredicenne spedì l’ultimo sms all’amica stava andando in direzione opposta a quella di casa. Un particolare che fa ipotizzare che la ginnasta potrebbe essere salita volontariamente sull’auto dell’assassino. 

Tutti elementi che andranno a completare il “puzzle” dell’accusa che ha al centro comunque il test del Dna. Un test triplo perché c’è la sovrapposizione al 99,999985 di quello dell’indagato con quello trovato sui vestiti della ragazzina, quello che conferma che Bossetti è figlio di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno identificato come il padre naturale, e quello che ha stabilito la non compatibilità tra i profili genetici di Bossetti e del padre legittimo. I cui “esiti” come ha scritto il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – citando due sentenze della Cassazione hanno “natura di prova” e non “di mero elemento indiziario”. Inoltre, come ripetuto in conferenza stampa dal pm Letizia Ruggeri, il test del Dna è “ripetibile”. Quindi qualora la difesa dell’indagato dovesse chiedere altri esami sarà possibili effettuarli. 

“Credo che si possa tranquillamente andare a giudizio immediato” dice il procuratore di Bergamo Francesco Dettori ospite su Radio 24. “La decisione di richiederlo – aggiunge – spetta al pm Ruggeri, ma ritengo di sì, che si possa fare il giudizio immediato. Dopo tanti anni, se si riesce ad arrivare a un giudizio dibattimentale il più rapido possibile significa anche dare un giusto conto del funzionamento della macchina della giustizia”. Sul Dna, Dettori ha affermato che “la nostra è una certezza processuale basata su prove scientifiche praticamente prive di errore. Questa prova è stata stabilita in un contesto oggettivo molto ben specifico. Non si possono fare correlazioni con altri casi come quello di via Poma, sono casi diversi. Basti pensare a dove il liquido biologico si trovava, cioè sugli slip della adolescente in prossimità di una lacerazione degli slip stessi, e poi l’ulteriore contesto che lascio a voi valutare come le sevizie subite con un coltello. Tra l’altro poi colui che è stato identificato non ha niente a che fare con l’ambiente di normale e comune frequenza della ragazza”. Comunque Dettori ribadisce che “è diritto del Bossetti professarsi innocente, fa parte della dinamica processuale. Ma la nostra è una verità scientifica. Allora, crediamo o non crediamo alla scienza? L’esattezza la danno in percentuale quasi totale. Poi si possono fare tutte le perizie del caso, se dovesse essere disposto un accertamento i margini ci sono per poterlo fare”. 

Dettori spiega inoltre che la cosa che meno gli è piaciuta in tutti questi anni è “l’aggressione fatta alla collega Ruggeri. Sono state dette una serie di inesattezze, per non parlare di altri termini. La dottoressa Ruggeri ha lavorato benissimo, in modo professionale, come si doveva lavorare, come il Ris e lo Sco. Come tutti. Meglio di così non si poteva lavorare. In una trasmissione tv addirittura si è affermato che il terreno dove era stato trovato il cadavere era stato sequestrato, poi dissequestrato, poi si erano accorti che dovevano fare ancora gli accertamenti e l’hanno risequestrato. Una cosa più idiota di questa non l’avevo mai sentita. E la Ruggeri mi disse ‘Ma Francesco stai scherzando? Il terreno l’abbiamo passato al vaglio centimetro per centimetro e solo dopo dissequestrato’. Ebbene, questi sono i mezzi di comunicazione di massa“.