La Procura di Bergamo avrebbe preferito arrivare davanti al gip  senza essere assaltata dai giornalisti. Il ministro Angelino Alfano rinfaccia, innervosito, che non è stato certo lui a dare tutti i dettagli di cui si parla in queste ore. E a fare da avvocato d’ufficio al capo del Viminale arriva perfino il viceministro della Giustizia Enrico Costa che è un autorevole esponente del Nuovo Centrodestra, cioè il partito che Alfano guida. La politica salta con entrambi i piedi dentro la vicenda dell’omicidio di Yara Gambirasio e l’effetto non è dei migliori. A rivelare un certo disagio per quanto accaduto ieri – quando a annunciare il fermo di Massimo Giuseppe Bossetti è stato appunto Alfano – è stato il procuratore capo di Bergamo, Francesco Dettori: “Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo – spiega – Questo anche a tutela dell’indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza“. Alfano non rinuncia alla replica: “Io non ho dato alcun dettaglio”, dice, piuttosto la Procura di Bergamo “dovrebbe chiedersi chi ha inondato i mass media di una quantità infinita di informazioni e dettagli”. Richiesti dalla folla di giornalisti, bisognerebbe dire, proprio perché “svegliati” dall’annuncio da primatista del ministro. D’altra parte, rivendica Alfano, “l’opinione pubblica aveva comunque diritto di sapere”. Mentre si registra il silenzio del predecessore Roberto Maroni (“Preferisco non commentare”), c’è qualcuno che invece la voglia di parlare la trova ed è il viceministro della Giustizia Enrico Costa: “E’ importante da parte di tutti evitare le polemiche e apprezzare coralmente un grande risultato investigativo. Per questo non ho compreso la reazione del Procuratore di Bergamo. I cittadini non avevano forse il diritto di conoscere una notizia così rilevante?” dichiara in una nota l’ex deputato Pdl e ex capogruppo di Ncd. Ma Dettori poco dopo cerca di far capire meglio lo stato d’animo: “Non c’è nessuna polemica, ma questa situazione non mi è piaciuta” ribadisce. I magistrati che si trovano di fronte a una svolta decisiva su un giallo irrisolto da quasi 4 anni volevano mantenere, aggiunge, il silenzio almeno fino alla convalida del gip del fermo di Bossetti. E, tanto per capire, “il ministro Alfano può avere l’opinione che vuole” replica Dettori a chi gli riferisce le parole del ministro Alfano sul “diritto a sapere” dell’opinione pubblica. 

Cerca di spegnere le polemiche il procuratore generale di Brescia Pier Luigi Maria Dell’Osso: “A che pro parlare di polemica? E’ chiaro che un procuratore aspira ad agire senza i riflettori, è fisiologico, accade in ogni indagine. Di fronte ad un caso di questa eclatanza. E’ normale che chi si è occupato delle indagini sente, per così dire, l’ansia e la trepidazione tanto più se c’è un’opinione pubblica attenta a una cosa del genere”. Tuttavia, “se c’è una vicenda che non ha bisogno di polemiche in questo momento è questa, dal momento che sarà riportata domani sui giornali si tutto il mondo”. Per il procuratore di Brescia, si tratta di “polemiche costruite sull’acqua. Gli intenti sono fisiologici: ci possono essere disappunti ma – conclude – di che vogliamo parlare? Di aria fritta”. 

La madre di Bossetti: “Non è un figlio illegittimo. Ma se è stato lui, deve pagare”
L’altra situazione di tensione dopo il fermo di Bossetti è proprio a casa dei genitori del principale indiziato dell’assassinio della tredicenne di Brembate di Sopra. I Bossetti hanno avuto anche un lieve malore, a fatica sopportano la pressione dei molti giornalisti che attendono in strada e anche i condomini della palazzina hanno chiamato i carabinieri per far allentare la pressione dei cronisti. Ma soprattutto al centro dell’attenzione c’è la madre di Massimo Giuseppe Bossetti, Ester Arzuffi. Quella che ora viene automaticamente “accusata” di aver avuto una relazione extraconiugale con l’ex autista morto nel 1999 (Giuseppe Guerinoni, padre naturale di Bossetti) arriva a negare anche il risultato delle analisi del dna: “Ester è devastata, non si spiega questa cosa. Dice che non può essere stato davvero suo figlio – dice un’amica di famiglia – Continuava a dirci che è vero che ha fatto il test del dna, ma sostiene che il figlio sia di suo marito Giovanni”. Ma Ester, definita come “devastata”, ha detto anche altro: “Poteva succedere a un nostro conoscente, invece è successo a noi. Se è stato lui, deve pagare”. 

I carabinieri: “No, il dna è lo stesso trovato sugli slip di Yara”
Ma il dna di Bossetti “coincide con quello trovato sugli slip e sui leggins della 13enne uccisa a Brembate il 26 novembre 2010” conferma il colonnello dei carabinieri di Bergamo Antonio Bandiera, il comandante provinciale. In una breve ricostruzione di un’indagine “lunga e complessa che ha visto operare diversi reparti tra cui Ros, Ris e Polizia di Stato con il coordinamento eccellente della Procura di Bergamo”, Bandiera ha sottolineato come dall’analisi di “migliaia e migliaia di dna raccolti e analizzati in modo scientifico” si è arrivati a individuare Guerinoni, il padre di “Ignoto 1” come è stato ribattezzato il dna dell’assassino della giovane ginnasta. Un lavoro quello dei militari che si è concentrato anche “nel riscontro delle celle agganciate dai cellulari” nel luogo in cui Yara è stata uccisa, ma anche in un’indagine che non ha tralasciato “le cerchie relazionali, la palestra frequentata dalla vittima, la zona dove è stata trovata” arrivando così a un numero di presunti sospetti piuttosto elevato che ha richiesto quasi quattro anni di indagini. “Abbiamo investito le nostre migliori risorse e non abbiamo mai abbassato la guardia, neanche un giorno. Sono orgoglioso – sottolinea il colonnello – di quanto fatto ogni giorno in silenzio e compostezza”. Un lavoro “difficile” che vede una svolta venerdì scorso con la conferma del dna della madre di “Ignoto 1”. A quel punto inizia “un’attività 24 ore su 24” fino a domenica quando il sospettato numero 1, figlio illegittimo di Guerinoni, “viene sottoposto all’etilometro. Il nuovo profilo di dna conferma al cento per cento che si tratta dello stesso dna trovato sugli slip di Yara”.

Questore e colonnello dei carabinieri a villa Gambirasio
Intanto, prima di una conferenza stampa programmata per il tardo pomeriggio, il questore di Bergamo Fortunato Finolli e il comandante Antonio Bandiera hanno visitato villa Gambirasio. Poco prima era entrato nell’abitazione, aperta da Maura, la madre di Yara, un legale. Sono poi arrivati anche dei dirigenti della squadra mobile. In casa oltre alla madre di Yara c’è anche il padre Fulvio che è tornato nell’abitazione pochi minuti prima dell’arrivo degli inquirenti. “Li conoscete – aveva detto in mattinata Enrico Pelillo, il legale di famiglia – Sono persone molto pacate e misurate, nessuno ha esultato ma hanno sempre avuto fiducia nelle indagini”. Per l’avvocato Pelillo, i recenti sviluppi “sono un buon punto di partenza, perché da un’indagine contro ignoti siamo giunti a un’indagine con un indagato”. ”C’è una comparazione del Dna – ha aggiunto il legale – e vedremo come la spiegherà nel corso dell’udienza di convalida”.