Spese più alte del fatturato, bilanci in profondo rosso e debiti alle stelle. E’ la desolante fotografia scattata dalla Corte dei Conti a 4.264 società partecipate dagli enti locali su un totale di quasi 7.500. Niente di nuovo, in effetti. Ma in tempi di spending review e a meno di 72 ore dal varo della riforma della pubblica amministrazione, fa comunque un certo effetto leggere di come nel settore pubblico ci siano “molti casi (850 su 4.264) in cui le spese dell’ente affidante eccedono il valore della produzione”. E scoprire che le maggiori perdite d’esercizio – su un totale monstre di 65 miliardi – si riscontrano nelle partecipate pubbliche al 100%, per le quali peraltro le erogazioni ricevute dall’ente controllante costituiscono gran parte dei ricavi. Come dire che queste società lavorano quasi solo per un unico committente, il socio pubblico. Per di più con una “netta prevalenza degli affidamenti in house”. Un regime privilegiato che richiede verifiche su “l’effettività e la coerenza dei controlli degli enti proprietari”, si legge nel rapporto, perché “diversamente si determinerebbe una palese violazione delle regole della concorrenza e del conseguente obbligo di affidamento con gara”. 

Nella partecipate al 100% costi del personale più alti e forse dipendenza da ente controllante – Non solo: nelle 1.521 controllate al 100% scandagliate dai magistrati contabili (quelle che hanno messo a disposizione i propri dati finanziari) il costo del personale risulta più alto che in quelle solo partecipate. Gli stipendi pesano infatti il 37,16% sul costo della produzione contro una media generale del 30,33%. Ciò “può essere indicativo della scarsa efficacia dei vincoli assunzionali e, in generale, delle politiche di contenimento del costo del lavoro”, si legge nel rapporto. In più “è di interesse constatare che il rapporto crediti/debiti verso controllanti, nelle partecipazioni pubbliche al 100%, è sbilanciato in favore dei primi. Ciò dimostra la forte dipendenza delle partecipazioni totalitarie dagli enti controllanti, pur in presenza di un rilevante indebitamento verso terzi”.

I magistrati contabili rilevano poi che solo il 20,81% dei Comuni (1.684 su 8.092), che rappresentano appena il 9,44% della popolazione nazionale, non è in possesso di partecipazioni in società o organismi. Sui 4.264 di cui la Corte dei Conti ha esaminato i bilanci, solo il 33,86% opera nei servizi pubblici locali, generando però il 69,15% del valore della produzione. Il 66,14% svolge invece attività “strumentali”.

I record negativi della Sicilia: “Ha il maggior numero di partecipazioni. In un quadriennio costi per 1,2 miliardi” – Il record negativo spetta alla Sicilia, “che detiene il maggior numero di partecipazioni societarie, ed in particolare di quelle totalmente pubbliche, nonché il primato per quanto riguarda i costi del personale”. Il documento presentato dal presidente delle sezioni riunite, Maurizio Graffeo, descrive per le partecipate della regione “un quadro complessivo di devianza da basilari principi di economicità e razionalità” e “la presenza di gravi criticità sui singoli aspetti esaminati”. Quanto alla spesa collegata, “i costi per mantenere le strutture societarie in termini di personale ed organi superano nel quadriennio la cifra di 1 miliardo di euro (1.176 milioni, senza considerare i dati incompleti per il 2012). In media, ogni società nel quadriennio oggetto di rilevamento (2009-2012, ndr) ha assorbito risorse per 718.700 euro solo per la corresponsione di emolumenti agli organi sociali”, spiegano ancora i magistrati contabili. “Il costo del personale è di oltre 1 miliardo di euro nel quadriennio analizzato, a fronte di un dato di circa 7.300 dipendenti, pressoché costante negli ultimi esercizi, che non ha pari nel resto delle regioni italiane. Il costo annuale, prendendo a riferimento il 2011, è stato di 312 milioni di euro, ed in una prospettiva di consolidamento dei conti sarebbe imputabile in capo al socio Regione per oltre il 70% (223 milioni), ciò che corrisponde annualmente a un quinto delle spese lorde del personale di ruolo della Regione, già di per sé assai elevato”.

Immediata la replica del Governatore Rosario Crocetta: “L’analisi si ferma al 2012 e molte delle cose scritte ormai appartengono al passato”, ha spiegato ai giornalisti uscendo dalla Commissione Bilancio. “Sui dirigenti c’è stata una diminuzione del 20% delle loro indennità, quindi da questo punto di vista si è fatto parecchio. E’ chiaro che si sono fatte delle assunzioni che non potevano essere fatte ma ho creato un gruppo di lavoro che a giorni dovrebbe fare un report proprio su questo”. Infine la promessa: “Entro l’anno chiuderemo le società in liquidazione”.