Domani (giovedì 5 giugno) a mezzogiorno scade il termine per partecipare al bando di concorso per la cessione dei diritti tv del calcio italiano per il triennio 2015-18, e sembra che Mediaset, dopo avere tolto a Sky la Champions League per lo stesso triennio, sia pronta a un’offerta monstre per prendersi anche il calcio italiano. Se così fosse, potrebbero riaprirsi alcune battaglie di Lega che parevano sopite, con l’attacco delle sette sorelle (tra cui Juventus, Inter, Roma e Fiorentina) al monopolio di Infront: advisor designato dalla Lega la cui vicinanza con Mediaset e con il mondo Fininvest è palese.

Tutto fu poi messo a tacere dalla promessa di Infront di garantire almeno un miliardo l’anno alla Serie A, costringendo ad abbozzare le società, oberate da debiti e incapaci di sviluppare strategie di guadagno alternative alla tv (come accade invece in tutta Europa). Il bando per i diritti del calcio italiano, curato da Infront e presentato dal presidente di Lega Maurizio Beretta, è stato pubblicato lo scorso 19 maggio e prevede la suddivisione in cinque pacchetti per una base di partenza di 2,8 miliardi circa per tre anni.

I due pacchetti principali – A e B, dal costo di 822 milioni l’uno – sono rivolti uno al satellite e l’altro al digitale terrestre, a differenza degli scorsi anni però entrambi prevedono la possibilità di trasmettere solo le partite di 8 squadre (4 delle prime 5 classificate, 2 classificate tra il sesto e il decimo posto, 1 arrivata tra l’undicesimo e il quindicesimo e 1 dal sedicesimo al ventesimo). E’ certo, disegnato apposta alla faccia della libera concorrenza verrebbe da dire, che Sky (satellite) e Mediaset (digitale) acquisteranno ciascuna il suo pacchetto di competenza. Ciascuna delle due avrà a disposizione il pacchetto C, costo 201 milioni, che metterà a disposizione tutti i diritti accessori come telecamere personalizzate, spogliatoi, etc., e che si riferirà solo alle otto squadre scelte nel pacchetto principale. Il pacchetto E, costo 327 milioni, è invece il pacchetto per internet e telefonia mobile, dispone di un centinaio di partite e sarà appannaggio degli operatori telefonici o, e questa è la novità, di nuovi operatori che si erano detti interessati come Google, Facebook e Apple.

Staremo a vedere, questo pacchetto sicuramente aprirà interessanti prospettive ed è teso a recuperare il pubblico in costante fuga dalla pay tv. Ma il vero banco di prova sarà il pacchetto D, dal valore di 705 milioni. Questa opzione prevede la trasmissione su qualunque piattaforma audiovisiva (quindi valido sia per satellite che digitale) delle restanti partite. Ed è probabilmente su questo che si fondano le indiscrezioni pubblicate stamattina (mercoledì 4 giugno) da Il Messaggero su un cda straordinario di Mediaset convocato domani mattina alle 10.30 da Fedele Confalonieri proprio per entrare pesantemente nel calcio, sostituendo in buona sostanza Sky, che fino ad ora era quella che trasmetteva tutte le partite, mentre a Mediaset rimanevano 12 squadre.

E questo sarebbe l’ennesimo grande colpo, dopo che il digitale terrestre del biscione ha già acquistato per 600 milioni l’esclusiva per tutte le partite della Champions League del triennio 2015-18, lasciando a Sky le briciole dell’Europa League, a meno di possibili accordi e di scambi commerciali tra le due con Mediaset che rivende parte del pacchetto al satellite di Sky. Dato che il duopolio non sembra essere messo in discussione, grazie anche all’intervento di Murdoch che con la creazione dei canali Fox Sport ha messo a disposizione di entrambe le piattaforme il calcio estero, scongiurando in questo modo l’ingresso di Al Jazeera nel calcio italiano, è interessante capire se Sky si qualificherà sempre più come il canale dei motori, con Formula Uno e Motomondiale, una spesa che finora sembra non aver portato ritorni economici, con il bilancio 2013 chiuso a -50 milioni a fronte del +80 dell’anno precedente, e Mediaset diventerà quello del calcio, con la Serie A completa e la Champions League.

E così, tra un conflitto d’interesse e l’altro, una televisione in qualche modo collegata a una squadra di calcio, attraverso un advisor ben collegato ad entrambe, tanto da pagare 370 mila euro l’anno in consulenze all’ape regina Sabina Began, e con un presidente di Lega espressione della stessa parte, si occuperà di gestire il calcio italiano.

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