Ennesimo colpo di scena nella lotta per i diritti tv del calcio italiano. Lunedì pomeriggio nella sede della Lega Calcio l’advisor per la vendita dei diritti tv Infront ha presentato un piano strategico cui le società devono rispondere entro un mese: una “mossa del cavallo” destinata a confermare per altri sei anni, o a sconvolgere definitivamente, i fragili equilibri su cui regna il vicepresidente del Milan ed ex presidente di Lega Adriano Galliani. Ora le sette sorelle ribelli (Juve, Inter, Roma, Fiorentina, Sampdoria e Sassuolo con l’appoggio esterno del Napoli, ovvero il gotha della finanza italiana meno uno, con Agnelli, Moratti e Tronchetti Provera, Unicredit, Della Valle, Garrone, Squinzi e De Laurentiis) hanno un mese di tempo per prendere o lasciare l’ultima offerta al ribasso. E la situazione, confermano dai corridoi di via Rossellini, si è fatta esplosiva.  

Come raccontato da ilfattoquotidiano.it, in un calcio italiano incapace di sviluppare ricavi da altre fonti – stadio, matchday, sponsor, marketing e merchandising – i soldi delle televisioni sono fondamentali. Da ancor prima che la legge Melandri (2010) imponesse la vendita collettiva dei diritti tv, la società incaricata di gestire la vendita nazionale è Infront Italia, quella dei diritti esteri MpSilva: entrambe vicine a Mediaset e quindi a Galliani. Dopo che le sette sorelle di cui sopra a fine agosto avevano inviato alla Lega una dura lettera in cui chiedevano di ridiscutere queste concessioni, lunedì Infront è arrivata in Lega in pompa magna, con i rappresentati della sua divisione internazionale – tra cui Philippe Blatter, nipote del boss della Fifa Sepp Blatter – e ha presentato un piano non più triennale ma sessennale: nei primi tre anni (2016-18) minimo garantito di 900 milioni l’anno, come ora; negli altri tre (2019-21) si sale a 930 milioni. Prendere o lasciare, entro trenta giorni. 

Ora le cosiddette società ribelli sono sotto scacco: o accettano l’ipotesi di 5,49 miliardi certi per i prossimi sei anni (che il fondo Bridgepoint, azionista principale di Infront, si è impegnato a garantire anche qualora le televisioni versassero di meno del minimo garantito), o si lanciano nel buio della ricerca di altri advisor, che a loro volta devono intavolare ulteriori trattative con le televisioni. E con i bilanci disastrati delle squadre italiane, 5 miliardi e mezzo sono una manna dal cielo. Già da venerdì, quando dovrebbero dare il primo parere, si vedrà se le sette sorelle sono intenzionate a sviluppare un’altra idea di calcio, sulla falsariga dei maggiori campionati europei. O se anche a loro preme raccogliere le briciole il prima possibile. Se il “modello Galliani” di gestione del calcio è superato il problema è come uscirne.  

Anche perché è di due settimane fa la notizia che la Premier League ha venduto i diritti tv 2013-15 ai soli paesi asiatici per 1,5 miliardi. Oggi le squadre inglesi, oltre che i ricavi da stadi, sponsor, merchandising etc., si dividono in tre anni più di quello che l’Italia spera di guadagnare nei prossimi sei. Una sperequazione che si riflette in tutti gli aspetti del gioco, e con cui le sette sorelle sono chiamate a confrontarsi. Infatti, per gli stessi motivi di cui sopra, in Italia si è creato un duopolio televisivo tra Sky e Mediaset che finisce con lo strozzare le richieste delle società di calcio. Sky per il triennio in essere 2012-15 paga 561 milioni l’anno, Mediaset 268, ed entrambe ritengono legittimamente la spesa non vantaggiosa rispetto ai guadagni. Il problema è che se quest’anno nel calcio inglese arriva BT, o in quello francese Al Jazeera, a sviluppare la concorrenza, l’Italia è cementata in questo duopolio politicamente conservatore, e il calcio ne è prigioniero. L’alternativa paventata è una tv di proprietà della Lega, un’idea molto rischiosa, che De Laurentiis ha definito “un biscotto”.  

Innanzitutto il nuovo canale tv dovrebbe comunque pagare infrastrutture e giornalisti a Sky e Mediaset, e allo stesso momento a loro toglierebbe abbonati. Secondo la stessa ricerca di Infront commissionata a Eurisko, i potenziali abbonati di un canale unico della Lega verrebbero dalla tv di Murdoch (2,3 milioni) e da quella di Berlusconi (1,4). Quello che Infront propone insomma è di tenere i prezzi bassi facendo saltare il duopolio Sky-Mediaset e creando un monopolio delle stesse società attraverso la Lega, di cui chiede di avere l’esclusiva attraverso una clausola nel nuovo contratto sessennale proposto lunedì. Non è un’idea nuova per Infront, che anche nel vecchio contratto del 2009 aveva introdotto questa possibilità del canale unico. E infatti l’idea di una sola piattaforma sponsorizzata oggi dal proprietario di Infront Italia Marco Bogarelli – ex presidente di Media Partners e uomo Fininvest – altro non è che una vecchia idea di Galliani. E tutto torna.

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