E’ accusato di far parte di una associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. L’ex ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, da ieri (lunedì 26 maggio) ai domiciliari su richiesta della Procura di Ferrara, è coinvolto in una nuova inchiesta giudiziaria a Roma sulla gestione ministeriale di una gran flusso di milioni utilizzati per finanziare progetti all’estero.

La vicenda è incentrata su presunte provviste realizzate tramite progetti per centinaia di milioni realizzati in Cina e Montenegro. Oltre all’ex ministro, sono indagati altre 4-5 persone tra cui la moglie di Clini, Martina Hauser, assessore comunale a Cosenza.

E il movimento “Rivolta ideale”, fondato dall’avvocato Michele Arnoni, ex segretario provinciale di Cosenza de La Destra, ha chiesto le dimissioni della Hauser che ha le deleghe per la Sostenibilità ambientale e le Energie rinnovabili, insieme alla Programmazione e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse idriche.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Alberto Galanti, punta a chiarire se dietro le commesse per progetti di riqualificazione di aree (per la sola in Cina sarebbero stati elargiti circa 200 milioni), si nascondano mazzette o giri sospetti di denaro. L’attività istruttoria in queste ore ha vissuto una significativa accelerazione con le perquisizioni, avvenute nelle stesse ore dell’arresto di Clini, svolte dagli uomini della Guardia di Finanza. I militari hanno acquisito documenti negli uffici e nell’abitazione dell’ex ministro. Le indagini riguarderebbero un arco temporale ampio, salendo a ritroso nella gestione dei progetti anche di alcuni anni. Per quanto riguarda le operazioni per il Montenegro chi indaga calcola in almeno 14 milioni di euro i fondi stanziati in favore di imprenditori.

L’indagine dei pm romani si intreccia solo parzialmente con quella avviata a Ferrara, culminata con gli arresti di lunedì. I pm emiliani procedono per il reato di peculato in relazione al progetto New Eden, in Iraq, per riqualificare l’area tra il Tigri e l’Eufrate, che ottenne dal ministero dell’Ambiente italiano un finanziamento di 54 milioni di euro. Una accusa che viene spiegata nelle parole del gip di Ferrara secondo cui l’ex ministro dell’Ambiente e gli altri indagati “hanno messo in atto un complesso e sofisticato meccanismo, preordinato all’appropriazione di denaro pubblico, conseguendo ingenti profitti”. Per l’accusa una parte di questo denaro, circa tre milioni e duecento mila euro, furono distratti dall’ex ministro tra il 2007 e il 2011, quando ricopriva il ruolo di direttore generale del ministero.

Soldi rintracciati dopo una indagine durata oltre un anno, e partita l’estate scorsa, in un conto riconducibile a due imprenditori in una banca a Lugano. Ma alla fine di questa girandola quei 3 milioni e 200mila euro sono stati scoperti in un conto riconducile a Clini e ad un ingegnere padovano, Augusto Pretner. Un conto denominato ‘pesce’. L’ingegnere da lunedì ai domiciliari oggi davanti al gip Piera Tassoni si è avvalso della facoltà di non rispondere.