La testimonianza vivente dell’impazzimento collettivo viene da Bucaramanga, un’enorme distesa di tabacco nel mezzo del paese. La protagonista è una insegnante della scuola media locale che dopo aver sequestrato un bel mazzo di figurine a uno studente è stata beccata a attaccarle sul suo personale album Panini. La Colombia è ebbra di gioia per l’accesso a un Mondiale che mancava dal 1998, quando ancora ridevamo dei capelli di Carlos Valderrama. Il sogno è una Coppa da protagonisti, le condizioni per viverlo ci sono o forse c’erano. I Cafeteros si sono guadagnati il quinto posto assoluto nel ranking Fifa grazie a un girone di qualificazione sudamericano quasi perfetto. E con esso la testa di serie nel gruppo C con Grecia, Costa d’Avorio e Giappone. A riportare la gente di Bogotà coi piedi per terra è stato il crack al ginocchio di Radamel Falcao.

L’attaccante del Monaco con ogni probabilità in Brasile ci sarà: mister Pekerman non può rinunciare a tanta ferocia sotto porta, ma la sua condizione fisica è qualcosa di più che un’incognita. Una sua eventuale assenza sarebbe un macigno sulle ambizioni colombiane perché Falcao da anni segna come pochi altri nel continente. Accanto a lui è cresciuta una generazione di ottimi atleti che nutrono una predilezione per l’Italia e per il Portogallo, faro d’approdo al vecchio continente. Falcao giocava nel Atletico Madrid (e prima ancora nel Porto) fino a un anno fa, quando il magnate russo Ryboblev decise che valeva la pena spendere 60 milioni per portarlo nel Principato. Una bella cifra l’ha investita anche per il centrocampista James Rodriguez, mentre il prossimo a abbandonare la terra lusitana dietro lauta remunerazione potrebbe essere la punta Jackson Martinez. Pare lo voglia la Roma. L’Inter, invece, è sempre meno entusiasta dell’investimento fatto a suo tempo per Fredy Guarin.

Il nerazzurro guida la colonia colombiana in Serie A. Con lui Zuniga, Yepes, Zapata, Muriel, Ibarbo e soprattutto il viola Cuadrado. Ma l’elemento più interessante, almeno da un punto di vista umano, si chiama Carlos Bacca. E’ nato 28 anni fa a Barranquilla e la sua storia avrebbe potuto narrarla Gabriel Garcia Marquez. I Mondiali coronano una carriera che lo ha visto passare nel giro di pochi anni dalla squadra del suo rione fino alla Europa League sollevata al cielo di Torino con il Siviglia. In questa stagione in Spagna ha realizzato 14 gol. E pensare che fino a qualche anno fa l’unica rete che conosceva era quella che gettava in mare dalla barca di famiglia. Al calcio professionistico Bacca è arrivato molto tardi perché di soldi in casa ce n’erano pochi e la passione andava condivisa con attività più remunerative. Doveva diventare pescatore come suo padre, ora potrebbe guidare il suo paese in Brasile. Alla fine un posto da titolare potrebbe spettare anche a Faryd Mondragon. Per il portiere del Deportivo Cali questo sarà il terzo mondiale. I primi due risalgono agli anni ’90: Mondragon è giunto al suo 21esimo anno di nazionale e se Pekerman dovesse optare per lui infrangerebbe il record del camerunese Roger Milla. Mondragon, un curriculum infinito tra Europa e Sud America, compirà 43 anni il prossimo 21 giugno.

Non ha più nulla da dimostrare, invece, El Cole: lui sarà senza dubbio il tifoso più assurdo di tutti i Mondiali. Viene da Barranquilla come Bacca e pochi conoscono la sua vera identità. Non si perde una partita della Colombia dal 1989. Allo stadio è difficile non notarlo: è alla balaustra vestito da condor, con le braccia spiegate a mo’ di ali e il corpo tutto colorato di giallo. Vuole la leggenda che gli mancassero due esami alla laurea in giurisprudenza, poi ha conosciuto il calcio e non c’è stato più verso. In Colombia lo adorano: genera patriottismo e porta bene, dicono. Ce ne sarà bisogno dopo l’infortunio a Falcao e come esorcismo alla nuova maglia. Per l’avventura brasiliana l’Adidas ha disegnato una divisa che contiene il bianco nel colletto, colore assente dalla bandiera nazionale. Inoltre risulta copiata da un club iraqueno. La federcalcio di Bogotà non ha apprezzato e lo ha fatto sapere alla multinazionale. Sul profilo ufficiale del brand per qualche minuto interminabile è apparso questo tweet: “Se non vi piace la nuova maglia della nazionale colombiana potete anche non comprarla, mandria di decerebrati. In Colombia siete solo bravi a criticare”.