Regno Unito al voto dalle sette di questa mattina. Il paese più euroscettico dell’Unione sarà chiamato ad esprimere la propria opinione sul parlamento di Bruxelles, in anticipo su gran parte del resto del continente. Perché queste elezioni in Gran Bretagna hanno proprio la possibilità di passare come una sorta di parere su un “dentro o fuori”, se è vero che l’Ukip, come dicono gran parte dei sondaggi, è destinato a piazzarsi primo in classifica. Così lo United Kingdom Independence Party guidato da Nigel Farage, uno spauracchio ma senza speranza fino a non molti mesi fa, ora viene dato al primo posto insieme al Labour, al 27% ciascuni, secondo un sondaggio YouGov pubblicato dal Sun di Rupert Murdoch. Oppure, secondo altri sondaggi sulle intenzioni di voto, viene dato anche come primo assoluto a oltre il 30% delle preferenze. Sempre nella rilevazione di ieri, il partito dei Tory, al governo, veniva dato solo terzo al 23%, il premier David Cameron non ha tuttavia commentato. Nel Regno Unito non esiste un silenzio elettorale relativamente alle indagini sulle preferenze dei cittadini, così fino a ieri sera – ma anche oggi – sono stati diffusi sondaggi di ogni sorta. E tutti avevano appunto questo esito: il partito più xenofobo e populista del panorama britannico si avvia verso una vittoria o una quasi vittoria assoluta. 

Nigel Farage solo ieri sera diceva: “Abbiamo molto in comune con il Front National francese”. Nessun margine per il dubbio, quindi, con il Time americano che questa settimana lo piazzava nella lista dei partiti di estrema destra dei paesi dell’Ue. Nelle ultime settimane tante le esternazioni dei politici Ukip che hanno destato scalpore nel Regno Unito, da Islam “ideologia totalitaria” a proclami contro gli omosessuali, che nel Regno Unito hanno iniziato pochi mesi fa a contrarre matrimonio, persino nelle chiese. Farage ha detto due giorni fa: “Non siamo razzisti”. Ma David Lammy, parlamentare laburista – e nero – ha replicato: “Eccome se siete razzisti!”. Ma questioni di diritti civili a parte, rimane quell’antieuropeismo spinto dell’Ukip, che ha più volte dichiarato di voler entrare nel parlamento di Bruxelles per minarne le fondamenta, con la conferma arrivata proprio ieri sera. Con il Front National e con gli altri partiti, Farage vuole fare una minoranza “blocking”. In grado di bloccare. Nella traduzione manca il complemento oggetto, ma quella da fermare è – secondo l’Ukip – la capacità dell’assemblea europea di fare leggi che vanno contro cittadini e imprese. Il Regno Unito non ha mai tollerato lacci e lacciuoli dell’Unione europea. E, con l’Ukip che si assegnerà – dicono sondaggi e analisti – una buona fetta dei 73 europarlamentari britannici previsti, li tollererà sempre meno.

Oggi, tuttavia, in Inghilterra e in Irlanda del Nord si vota anche per molte amministrazioni locali. Molti Council (Comuni), più di 150, verranno rinnovati. Ai consiglieri spesso in Uk non si abbina un sindaco – raramente previsto dagli statuti comunali – ma viene comunque eletto un rappresentante “leader”. I sondaggi anche in questo caso danno l’Ukip in vantaggio con il Labour, anche se a livello locale le dinamiche di voto sono spesso diverse da quelle nazionali. Una cosa comunque è certa. I britannici non sono dei gran patiti di elezioni e la partecipazione oggi è prevista attorno al 35%, sia per le europee che per le amministrative locali. I giovani, in modo particolare, sembrano sempre meno interessati alle votazioni, con tassi bassissimi di presenza nei seggi. Ma a essi ieri il ministero dell’Interno ha comunque dedicato un avviso: “Per favore, evitate di scattare selfie nei seggi, è illegale”. Ma la foto della pattuglia antieuropeista britannica in arrivo a Bruxelles rischia di essere tuttavia un’immagine di un grande gruppo, sorridente per un sorprendente risultato – almeno stando ai sondaggi delle ultime ore – fino a un anno fa insperato.