Il ritorno di Enrico Letta potrebbe essere in Europa. Dopo il gelo con il presidente del Consiglio, l’ex premier torna ad essere la carta che Matteo Renzi potrebbe giocarsi oltre confine. Secondo qualificate fonti del direttivo del Ppe, l’Italia ha in mano la “soluzione ideale” per la successione di Herman Van Rompuy alla presidenza del Consiglio Europeo, una posizione il cui principale mandato è quello di mediare tra le 28 capitali d’Europa. La storia politica di Letta, che tra il 1991 ed il 1995 è stato presidente dei giovani democristiani europei, le riconosciute doti di negoziatore e la conoscenza diretta delle istituzioni europee ne fanno – secondo le fonti – il “compromesso perfetto” tra popolari e socialisti.

Le indiscrezioni arrivano nel giorno in cui Herman Van Rompuy apre ufficialmente le consultazioni con i gruppi al Parlamento europeo. E dalla “grande coalizione” tra Ppe, S&D e liberali dell’Alde arriva il “pieno sostegno” a Jean Claude Juncker per la Commissione europea. “Basta con le perdite di tempo” e con “le minacce” di Cameron perché se si prova a bloccare il processo innescato con la creazione degli ‘spitzenkandidaten’ la Ue “rischia una crisi istituzionale”, è il messaggio lanciato dai grandi gruppi europeisti nel giorno in cui il referendum del Movimento 5 Stelle che apre all’alleanza con l’Ukip mette le basi per la creazione di un gruppo euroscettico che potrebbe essere la quarta forza del Parlamento europeo ed in attesa che Marine Le Pen la prossima settimana annunci la nascita del gruppo nazionalista anti-immigrazione con Lega, Pvv, Fpo e Vlaams Belang.

La crisi istituzionale potrebbe scattare se la plenaria di Strasburgo a metà luglio si trovasse ad essere costretta a bocciare il candidato proposto dal Consiglio, se non fosse uno dei cinque nomi che hanno affrontato le Europee. Il ‘no’ del Parlamento farebbe deragliare una tabella di marcia già strettissima per arrivare all’insediamento formale entro fine ottobre. L’appoggio dei partiti a Juncker arriva mentre tra le cancellerie, su spinta italiana, si discute il riassetto della Commissione, con la creazione di un limitato numero di vicepresidenti a capo dei portafogli chiave.

Matteo Renzi ha più volte ripetuto che “prima dei nomi bisogna discutere del programma”. Ed è esattamente quello che hanno ripetuto oggi i negoziatori socialisti, il capogruppo uscente Hannes Swoboda e Martin Schulz, dopo l’incontro con Van Rompuy. Fonti del Pd riferiscono che l’Italia, che sarà decisiva nel processo delle nomine, è pronta a sostenere alla Commissione “chiunque apra agli investimenti e alla flessibilità”. Enrico Letta nel ruolo di presidente del Consiglio, secondo le fonti di popolari e socialisti, darebbe la garanzia di riuscire a ricostruire i ponti tra nord e sud dell’Europa. Intanto il nuovo capogruppo del Ppe, il tedesco Manfred Weber, 47 anni, astro nascente della Cdu di Angela Merkel, ha demolito Cameron. “Il Ppe resterà unito nonostante la sporca campagna mediatica contro Juncker”, ha detto, ammonendo Londra: “E’ importante, ma il Regno Unito è solo uno dei 28 paesi dell’Unione: non ha diritto di veto e non può dettare l’agenda al resto della Ue”. Detto con le parole di Lara Comi, nominata vicepresidente del gruppo Ppe: “Cameron ci rimbalza”.

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