È di oltre 2 milioni di euro la somma delle ipotizzate tangenti che la cosiddetta ‘cupola’ avrebbe chiesto per gli appalti di Sogin ed Expo. Il conto delle bustarelle viene aggiornato di giorni in giorno con il susseguirsi degli interrogatorio. Ad fare il bilancio è l’ex esponente dell’Udc ligure Sergio Cattozzo – a cui gli investigatori della Finanza hanno trovato la contabilità delle mazzette – nel lungo interrogatorio di martedì pomeriggio spiegando che la cifra si riferisce a presunte tangenti versate o promesse.

Cattozzo ha spiegato che l’accordo illecito con l’imprenditore vicentino Enrico Maltauro per l’appalto Sogin del valore di circa 85-90 milioni di euro prevedeva tangenti, in caso di chiusura positiva della gara, per una percentuale dell’1,5 per cento sul valore dell’appalto. Dunque Maltauro avrebbe promesso un versamento di circa 1,5 milioni di euro (compresa la parte di Cattozzo da ricevere attraverso una finta consulenza) e avrebbe effettivamente corrisposto 600 mila euro. I due sono stati anche filmati il 24 aprile scorso mentre si cambiano una busta. Inoltre, sempre stando a quanto avrebbe riferito Cattozzo, per l’appalto Expo sulle cosiddette ‘architetture di servizi’ Maltauro aveva promesso una mazzetta da 600 mila euro.

Da quanto si è saputo, inoltre, Cattozzo avrebbe affrontato con i pm anche il capitolo dell’appalto da 323 milioni di euro per la ‘Città della salute’ che la “squadra” avrebbe cercato di truccare.

L’ex senatore del Pdl Luigi Grillo – che durante  l’interrogatorio di garanzia ha negato ogni addebito – secondo Cattozzo sarebbe stato a conoscenza del giro di tangenti. I termini di questa “conoscenza” non sono noti perché il verbale è stato segretato. 

Dalle carte dell’inchieste, intanto, emergono molte intercettazioni e anche qualche battuta. Una sul premier Matteo Renzi viene fatta proprio dall’ex parlamentare: “Speriamo che qualcuno abbia spiegato a questo c… di Presidente (Renzi) che non è Mussolini...che ha diritto ma insomma, ci sono anche gli altri…sennò fa come Enrico (Letta)…”.  Grillo, lo scorso 15 aprile, subito dopo la prima tornata di nomine delle società di Stato, al telefono con l’ex ad di Sogin Giuseppe Nucci (indagato, ndr), il candidato della “cupola” alla guida di Terna, gli dice – come riporta una informativa della Gdf dello scorso 28 aprile – che “secondo le informazioni ricevute, la partita per ‘quella società lì’ (Terna) non è ancora chiusa ‘e quindi sono ancora aperti i giochi al di là di quello che scrivono i giornali…'”. Nucci replica di “aver sentito nuovamente gli head hunter che gli avrebbero confermato – prosegue il rapporto delle Fiamme Gialle – che il nome che circola (Chiarini, da precedenti conversazioni; ntd.) sarebbe una segnalazione diretta del Presidente del Consiglio”. Grillo, quindi, ribadisce che “il mio amico di Milano, parlando con il ministro, a cui ha detto che il tuo nome era gradito alla cassa Depositi e Prestiti, Gorno Tempini (Giovanni, ad della cassa Depositi e Presititi, ndr), si è sentito dire dal ministro che il Presidente (Renzi) fa tutto lui, capito?… Il mio amico di Milano (probabilmente si riferisce al banchiere, ex politico Dc e presidente Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti) la sua parte l’ha fatta e continua a farla…speriamo che qualcuno abbia spiegato a questo c… di Presidente (Renzi) che non è Mussolini…Che ha diritto ma insomma, ci sono degli altri… sennò fa come Enrico (Letta)…”.