Ci sono anche una bambina di pochi mesi e un’altra che non ha più di due anni tra le vittime dell’ennesimo naufragio di migranti nel Canale di Sicilia. A portare i corpi a Catania, assieme alle salme di tre uomini e 12 donne, è stato l’equipaggio della fregata Grecale della Marina Militare, che è riuscita a condurre in salvo altre 206 persone, compresi una donna incinta, bambini e nuclei familiari. La maggior parte di loro fugge da zone di guerra e probabilmente anche i parenti delle due bambine che potrebbero essere tra le altre vittime o tra i dispersi, perché nessuno dei sopravvissuti ne ha reclamato i corpi. La strage si è compiuta a 40 miglia dalle coste della Libia e a pochi giorni di distanza da un altro naufragio costato la vita a una quarantina di persone partite dalle coste orientali del paese nordafricano. Segno che non bastano più gli sforzi che l’Italia sta facendo con Mare Nostrum e occorre invece mettere in piedi una missione internazionale per tentare di bloccare i trafficanti di morte e consentire alle migliaia di richiedenti asilo che si trovano in Libia di presentare le domande in quel paese. Lo stesso Matteo Renzi, che sarà in Sicilia il 14 maggio, dagli studi di Quinta colonna (Rete4) lunedì sera ha attaccato duramente la Ue per l’immobilismo sul tema, dicendo che “non può salvare gli stati, le banche e poi lasciare morire le madri con i bambini“.

Il naufragio e il mancato intervento dei libici – Sull’ultimo dramma, intanto, la Procura distrettuale di Catania coordinata da Giovanni Salvi ha aperto un’inchiesta, ipotizzando i reati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. La competenza è del capoluogo etneo in quanto primo pezzo di terra italiana su cui sono arrivati i corpi recuperati e i superstitiIl barcone sul quale viaggiavano, secondo la ricostruzione del comandante della Grecale, Stefano Frumento, “si è capovolto ed è affondato rapidamente”. Con la stessa velocità con cui, sottolinea, sono intervenuti i primi soccorsi: la notizia del naufragio è arrivata alle 13 del 12 maggio, quando un Atr della Guardia Costiera ha raccolto l’Sos lanciato da un’imbarcazione in difficoltà e due mercantili che erano in zona si sono immediatamente diretti sul punto del naufragio. Un’ora dopo sono arrivati i mezzi di soccorso. Il naufragio è avvenuto in acque internazionali, “in una zona dove era previsto l’intervento delle autorità libiche che però non c’è stato”. Non è affatto escluso che si possa esser verificato quello che il direttore dell’Immigrazione del Viminale, Giovanni Pinto, aveva riferito poco meno di dieci giorni fa al Parlamento: dalla Libia – ha detto citando informazioni d’intelligence - partono sempre più spesso imbarcazioni fatiscenti, perché i trafficanti di morte sanno che le navi italiane vanno a prendere i migranti fin quasi al limite delle acque territoriali libiche.

Il comandante della Grecale ha raccolto poi alcune testimonianze dei sopravvissuti: “Non danno indicazioni precise sui numeri, ma il tipo di barca che abbiamo visto è di quelle che solitamente portano tra 200-250 persone per volta al massimo”. Una precisazione che ridimensiona le cifre sui dispersi: non 200, come si temeva in un primo momento, ma al massimo alcune decine. Il comandante della Grecale ha anche anticipato che durante il viaggio verso Catania “sarebbero state identificate due persone sospette che potrebbero essere gli scafisti” del viaggio della speranza finito in dramma. La posizione dei due uomini è adesso al vaglio della Procura distrettuale di Catania. Per avviare subito le indagini il procuratore capo Giovanni Salvi ha inviato sulla fregata della Marina Militare, prima ancora dell’arrivo in porto, agenti della Squadra mobile e della polizia scientifica. Il sostituto Monia Di Marco, che è salita sulla Grecale nel porto di Catania, ha disposto per domani l’esame autoptico esterno delle 17 salme e ha coordinato gli accertamenti della polizia. Nessun provvedimento giudiziario risulta al momento adottato dalla Procura.

Bruxelles: “Inviata lettera, ma autorità italiane non hanno risposto” – Come sempre è ripartito puntuale il balletto della politica, con l’Italia che accusa l’Europa lamentando di essere sola nell’affrontare l’emergenza. Ma Bruxelles, stavolta, sembra ammettere le sue responsabilità. Oltre a Renzi, che ha addirittura attribuito alla Ue la colpa di “lasciare morire le madri con i bambini”, è intervenuto e il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che ha incalzato Bruxelles con i soliti argomenti: “Ci sono stati molti morti vicino alla Libia, le nostre navi sono lì a recuperare morti e a soccorrere i vivi: l’Europa non ci sta aiutando“. Da Bruxelles risponde il commissario per gli affari interni Cecilia Malmstrom, che sembra aprire alle richieste dell’Italia. “Sono scioccata. Chiedo a tutti gli Stati membri di discutere nel prossimo Consiglio come si possa contribuire”. “È chiaro – aggiunge la Malmstrom – che la responsabilità è di tutti gli Stati membri dell’Ue, serve solidarietà concreta per ridurre il rischio che tali tragedie si ripetano. È ora che gli Stati passino dalle parole ai fatti”. Ma a riaccendere il dibattito ci pensano poco dopo le parole del suo portavoce Michele Cercone, che ricorda che “Malmstrom a marzo ha inviato una lettera alle autorità italiane dando la disponibilità della Commissione per verificare quali altre misure concrete possano essere messe in campo”. Ma da allora “non abbiamo ricevuto indicazioni precise“.

Orlando: “Deficit di cooperazione” – E all’Europa si sono rivolti anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, parlando di un “deficit di cooperazione”, e quello degli Esteri Federica Mogherini, definendo “inaccettabili” le stragi di innocenti. “Sicuramente” ci sono state mancanze dell’Ue, per la titolare della Farnesina. “Noi sappiamo che dobbiamo continuare a salvare vite, Mare Nostrum serve a questo oltre che a contrastare il traffico di essere umani”, ha detto, “ma è come svuotare il mare con un cucchiaino”. Ecco perché la gestione del problema “è una responsabilità che dobbiamo portare avanti insieme a tutti gli altri paesi europei perché non sono frontiere italiane, sono frontiere europee”. Anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, invita gli altri paesi a “non lasciare sola l’Italia: l’Europa deve urgentemente prendersi le sue responsabilità per porre fine a questa catastrofe. Non possiamo continuare a girarci dall’altro lato. Dobbiamo condividere in modo più giusto le responsabilità tra i 28 Paesi, accettando una semplice verità: l’Europa è un continente di immigrazione, ma non abbiamo ancora una politica comune di gestione dei flussi”. Quel che chiede, da tempo, il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, che nella sua isola ha accolto una task force di avvocati per la tutela dei diritti dei migranti. “Il diritto di asilo va chiesto a terra e non rischiando la vita. Non possiamo continuare così. L’unica cosa da fare sono i canali umanitari”. 

Meloni: “Alfano non sapeva di lettera Ue come del rimpatrio di Shalabayeva” – L’imminenza delle elezioni europee amplifica la polemica politica. In prima fila, il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che prende di mira il premier. Renzi, accusa, “è complice dei morti di ieri, ce li ha sulla coscienza, l’operazione Mare nostrum significa complicità in questa strage”. Quanto ad Alfano, aggiunge, “si dovrebbe dimettere”. Per Maurizio Gasparri (Fi), “Renzi sta commettendo una sciocchezza colossale insistendo con l’operazione Mare Nostrum. È una fesseria proseguire con un piano nel quale l’Italia è lasciata visibilmente sola”. Velenosa Giorgia Meloni (Fdi): “Ma se Alfano – ricorda – non sapeva del rimpatrio di Shalabayeva e dei rischi di Fiorentina-Napoli, poteva accorgersi della lettera Ue sugli sbarchi?”. Sul fronte accoglienza, il presidente dell’Anci, Piero Fassino, chiede “allo Stato di farsi carico della gestione della prima accoglienza dei profughi che sbarcano nel nostro Paese. Servono risorse adeguate ed erogate in tempi rapidi visto che i sindaci stanno anticipando ormai da tempo risorse proprie”.