La nomina di Raffaele Cantone come commissario per l’Expo 2015 sembra mettere d’accordo tutti. A partire dal governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni: “Conosco il magistrato Raffaele Cantone e lo stimo, sono sicuro che la sua presenza aiuterà il commissario di governo nel suo lavoro”. Scandali a parte, Maroni sembra guarda al futuro: “Questa brutta vicenda getta un’ombra sull’Expo ma bisogna chiarire, perché ci sono tantissimi appalti che sono stati fatti in modo regolare e c’è un gruppo investigativo presso la Prefettura di Milano che lavora per controllare e per evitare che non ci siano delle infiltrazioni mafiose che infatti non ci sono state”. 

Anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia è d’accordo con la nomina del magistrato: “Cantone è una persona di grande valore, con lui la squadra sarà più forte”. L’idea di rinunciare all’Expo 2015 sembra ormai accantonata: “E’ un impegno solenne che l’Italia ha preso con il mondo e che va onorato”, assicura Pisapia. “Ci sono oltre 140 Paesi che si stanno preparando a intervenire, neppure una Repubblica delle banane potrebbe tirarsi indietro a questo punto senza distruggere la sua reputazione”. Il sindaco di Milano, noto avvocato ai tempi della prima Tangentopoli, non riesce a nascondere il suo disappunto per gli arresti di Gianstefano Frigerio e Primo Greganti, in carcere con l’accusa di associazione a delinquere per aver pilotato i bandi: “E’ incredibile ritrovare gli stessi nomi di Tangentopoli. C’è un sottobosco di malaffare che risorge sempre e che va estirpato”. Secondo Pisapia l’importante è non abbassare la guardia: “Quello che sta accadendo in questi giorni dimostra che i controlli ci sono e che siamo in tempo a fare le cose in modo pulito. Se vogliamo essere ottimisti diciamo che da un male verrà un bene”, conclude. 

Ma l’architetto Stefano Boeri, ex assessore alla Cultura del comune di Milano a cui erano state assegnate le deleghe per l’Expo, dalle pagine del Corriere della Sera si inserisce nella polemica. E attacca: “Pisapia non è ostaggio degli interessi in questione. Il suo però è stato un grande errore politico. Lui pensava a una politica di ‘riduzione del danno’, non capendo che invece Expo aveva bisogno di un governo forte, di un sindaco che se ne occupasse in prima persona. E infatti alla fine questo ruolo se lo sono presi Formigoni e Maroni. E Infrastrutture Lombarde. La prova di quello che dico è che in giunta nessuno mi ha sostituito”. Poi conclude: “Io costituivo un ostacolo e per questo sono stato fatto fuori dalla partita”

Intanto il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi, chiamato in causa da Gianstefano Frigerio in una delle telefonate intercettate dagli inquirenti, intervistato da Repubblica, difende la sua posizione: “E’ un millantatore“, replica, “non lo vedo da quattro anni, è imbarazzante doversi giustificare per qualcosa che non sta né in cielo né in terra”. E ancora: “Non ho mai sentito nessuno o ricevuto bigliettini da parte di chicchessia e mai avrei immaginato di poterne ricevere. La circostanza più spiacevole è doversi giustificare per cose che non sono minimamente accadute”. In merito al regolare svolgimento dei lavori per l’Expo nemmeno Lupi sembra avere dubbi: “Noi non molliamo, andiamo avanti per realizzare l’Expo nei tempi stabiliti e nella lotta contro l’illegalità” aggiunge. 

Anche il ministro dell’Interno Alfano è intervenuto a difendere l’operato di Lupi: “Non c’è traccia di un suo coinvolgimento”, garantisce. Ma frena sugli ultimi scandali: “È presto per dire se si tratta di una nuova Tangentopoli. Il nostro auspicio è che si tratti di casi di corruzione individuale”. Quanto accaduto non fermerà i lavori per la manifestazione: “Grazie al repulisti in corso, nel 2015 l’Italia presenterà al mondo un Expo cristallino“. Poi ha aggiunto: “Abbiamo svolto una forte azione di contrasto alle infiltrazioni criminali: 33 aziende escluse, 66 cantieri controllati, 2.400 soggetti controllati. Questi sono i fatti contro l’infiltrazione criminale”. L’importante è dotarsi di norme severe: “Abbiamo da poco approvato una legge contro la corruzione, nuove norme servirebbero qualora si dimostrasse che le vecchie sono insufficienti. Bisogna valutare, ma una cosa è certa: faremo tutto quel che è necessario per evitare l’insorgere di casi analoghi”.  

Anche Matteo Colaninno, deputato Pd, sembra seguire questa linea: “La politica saprà reagire, mi auguro che presto arriverà una task force anti corruzione per vigilare sulla gestione dell’Expo. L’ondata di indignazione per i nuovi episodi giudiziari è comprensibile. Tangentopoli fa scuola. Ma questa volta il governo riuscirà ad arginare le conseguenze di un fenomeno che per troppo tempo ha nascosto i risultati ottenuti dalla buona politica dietro alle malefatte di pochi”. 

Il mondo della magistratura sembra in parte discostarsi da queste posizioni; l’ex magistrato Tiziana Parenti, intervistata dal Messaggero, condanna duramente quanto accaduto: “La corruzione fa parte della natura del genere umano, ma da noi diventa un fatto fisiologico. Dove ci sono opere da fare ci si contendono i riferimenti politici, non si discute della qualità dell’impresa, dei materiali, del prezzo. È un destino che ci sia sempre una buca per strada da ricoprire e che per ricoprirla qualcuno debba versare la sua mazzetta”. E non risparmia un attacco alla politica, che non è stata in grado di fare delle leggi in grado di contrastare il sistema degli appalti: “Vennero a dirci che sarebbero arrivate le nuove norme europee sugli appalti, ma poi non è cambiato niente. E così quelli che possono semplicemente se ne vanno, abbandonano l’Italia”. 

Parole forti anche dall’ex magistrato Gherardo Colombo, secondo cui “non è cambiato molto dai tempi di Mani pulite. Forse sono diverse le modalità, ma l’impressione è che esista una corruzione particolarmente diffusa nel nostro Paese”. Anche lui lamenta una mancanza di collaborazione da parte del mondo politico: “Nel nostro Paese da molto tempo non vedo interventi utili a prevenire la corruzione. Un problema così generalizzato non si può risolvere a livello giudiziario, attraverso le inchieste, i processi e le sentenze”.