Joseph Blatter non lascia, rilancia. A 78 anni, dopo quattro mandati travolti da scandali di ogni tipo, si ricandiderà alla presidenza della Fifa. Per rimanere il padre-padrone del calcio mondiale. La decisione era nell’aria da mesi, precisamente dal maggio 2013, quando nel corso del Congresso il dirigente svizzero riuscì a far slittare il voto sulla norma che avrebbe introdotto un limite di età e di mandati per le cariche Fifa. Rimosso quest’ostacolo, l’annuncio di una ricandidatura (in barba a tutte le professioni di ritiro degli ultimi anni) appariva solo questione di tempo. Ed è arrivata oggi, in un’intervista al quotidiano svizzero Blick: “Mi candido di nuovo. Il mandato è finito, ma non la mia missione. C’è ancora tanto lavoro da fare”, ha dichiarato.

Del resto, Blatter è sempre stato particolarmente attaccato alla sua poltrona. E nessuna delle polemiche degli ultimi anni è mai riuscito a smuoverlo di un centimetro. Lo hanno accusato di aver veicolato l’assegnazione dei Mondiali 2018 alla Russia, e di quelli 2022 al Qatar, per interessi economici e personali. Nel 2013 il suo braccio destro, Jack Warner, ex presidente della Concacaf, ha fatto scottanti rivelazioni su manovre e favori per la sua prima elezione del 1998. Si è persino auto- denunciato (in maniera anche sorprendente) di aver indirettamente partecipato all’assegnazione truccata dei Mondiali 2006 (quelli vinti dall’Italia) alla Germania. Nulla. Né questo, né il tempo che passa e l’età che avanza gli hanno impedito di ricandidarsi per la quinta volta alla guida della massima associazione calcistica mondiale.

E l’annuncio odierno conferma le dichiarazioni di qualche mese fa, quando aveva detto: “Se sono in buona salute, e attualmente lo sono, non vedo perché dovrei interrompere il mio lavoro di consolidamento dell’organizzazione”. Con la discesa in campo dell’attuale presidente, la corsa alla guida della Fifa è ufficialmente aperta. In realtà, un candidato c’era già da gennaio: Jerome Champagne, francese di 55 anni, in passato stretto consigliere proprio di Blatter. Ma, a differenza dello svizzero, uscito indenne dai vari scandali e stimato unanimemente ai vertici del calcio mondiale. E’ stato lui il primo a rompere gli indugi, forte anche di un appoggio illustre, quello del grande Pelè: “Non posso rimanere estraneo da un’elezione che segnerà le sorti del calcio. E io sto dalla parte di Champagne e della sua visione del calcio”, aveva detto l’asso brasiliano. Salvo sorprese, però, Champagne potrà giocare solo il ruolo del terzo incomodo. Il vero rivale di Blatter, infatti, deve ancora arrivare. E ha già un nome: Michel Platini.

L’attuale numero uno del calcio europeo non ha mai fatto mistero di voler tentare il grande salto dalla presidenza della Uefa a quella della Fifa. E infatti le contrapposizioni con Blatter si sono fatte sempre più frequenti negli ultimi mesi. Platini ha dichiarato che scioglierà le riserve sulla sua candidatura solo dopo il Mondiale. Vorrebbe proporsi come l’uomo di un nuovo corso di democrazia e trasparenza dopo i 15 anni del regno di Blatter. Ma anche sul francese di recente si è allungata qualche ombra (soprattutto per i suoi discussi rapporti col Qatar). E lo svizzero ha sempre goduto di un’impressionante riserva di voti nelle periferie del calcio mondiale (in Asia e centro America soprattutto). Di certo, rispetto alle elezioni farsa del passato (quando Blatter, ad eccezione del ’98, non ha mai avuto rivali credibili nell’urna), stavolta per la presidenza della Fifa sarà sfida vera. E tra pesi massimi. Ancora un paio di mesi di tregua e di calcio giocato in Brasile. Poi solo campagna elettorale fino al maggio del 2015.

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