Così come Marcello Dell’Utri, anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena voleva scappare in Libano. E il “contatto” per la fuga dei due era lo stesso. In particolare, il politico calabrese (condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Olimpia) voleva andare a Beirut dove è più difficile l’estradizione. Una fuga per la quale, secondo la Procura di Reggio Calabria, Matacena sarebbe stato favorito dall’ex ministro Claudio Scajola destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare emessa  dal gip Olga Tarzia su richiesta del procuratore Federico Cafero De Raho e del sostituto della Dda Giuseppe LombardoIn particolare, Scajola si sarebbe occupato dei contatti che servivano al Matacena per “le provviste finanziarie necessarie per proseguire la latitanza”.

I magistrati reggini scrivono, infatti, che l’ex ministro arrestato avrebbe posto in essere “articolate condotte finalizzate a rendere attuabile il pianificato spostamento del Matacena dall’Emirato di Dubai alla Repubblica del Libano”. A Dubai, da libero l’ex parlamentare era sotto processo e in attesa di essere estradato. Serviva un piano di fuga che sarebbe stato “individuato dallo Scajola per la possibilità di sfruttare le proprie relazioni personali al fine di riconoscere il diritto di “asilo politico” a favore del condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

 

Nell’ordinanza di custodia cautelare sono finite le intercettazioni tra la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, residente nel Principato di Monaco, e Scajola. Incontri documentati dagli agenti della Direzione investigativa antimafia che hanno registrato anche alcune conversazioni dalle quali è emerso che “l’ex ministro dello Sviluppo economico appariva in possesso di informazioni relative allo stato di latitanza del Matacena, delle sue condizioni e degli spostamenti in alcuni Stati esteri, funzionali per sottrarsi alla cattura”.

“A Scajola Claudio” viene contestata “la condotta – è scritto nell’ordinanza del gip Tarzia – del reato di procurata inosservanza della pena in connessione con l’omologa intenzione palesata da Matacena Amedeo cui si racconta nell’odierna richiesta cautelare. In linea generale, consiste in un’attività volontaria specificamente diretta ad eludere l’esecuzione della pena, che concorre con quella del condannato ricercato”.

Per la Dia di Reggio Calabria, guidata dal colonnello Gianfranco Ardizzone, Scajola era in “pole position nell’impegno volto all’individuazione di uno Stato estero che evitasse per quanto possibile l’estradizione del Matacena o la rendesse quantomeno molto difficile e laboriosa. Tale Stato lo Scajola individuava nel Libano impegnandosi con personaggi esteri di rango istituzionale per ottenere tale appoggio per tramite di importanti amicizie“. Il riferimento è a Vincenzo Speziali, nipote omonimo dell’ex parlamentare calabrese di Forza Italia (nella foto della Dia, sopra, il pranzo tra Scajola e Speziali).

Dalle carte dell’inchiesta emerge che esiste una vera e propria organizzazione di stampo massonico, così sarebbe servito Matacena per evitare il carcere. Dalle risultanze investigative della via infatti emergono i rapporti tra i soggetti arrestati, vicini al latitante, e Luigi Bisignani. C’è di più, la procura di Reggio ha disposto la perquisizione anche l’abitazione di Emo Danesi, iscritto alla P2, e di Giorgio e Cecilia Fanfani, i due figli del democristiano Amintore. I destinatari del decreto di perquisizione c’è anche Speziali, che è sposato con la nipote di Gemayel, capo dei falangisti libanesi e candidato alle presidenziali tenute ad aprile. Stando a quanto trapela dagli investigatori, avrebbe lo stesso Speziali che avrebbe avuto un ruolo nella fuga di Marcello Dell’Utri. Le vicende, complessivamente simili, sulle quali ancora non è stata fatta piena chiarezza.

“Non ho niente a che fare con Amedeo Matacena, non so dove si trovi e Scajola non mi ha mai chiesto nulla in proposito”, ha detto all’Ansa Vincenzo Speziali dopo l’uscita delle notizie sull’inchiesta. “Certo che Scajola si è rivolto ame, ma solo perché sembrava potesse essere candidato alle europee e io potessi collaborare alla sua campagna”. 

Aggiornato dalla redazione web alle 15,00