Dirigenti assunti in modo “irregolare” nel 2008 in Regione Lazio. E’ quanto emerge da un esposto presentato dal consigliere regionale 5 Stelle Valentina Corrado alla Procura di Roma che punta il dito in particolare su 11 dirigenti (con stipendi che oscillano dai 110mila ai 78mila euro annui) tra i quali spuntano anche due parenti di Raniero De Filippis, il dirigente coinvolto nello scandalo rifiuti legato al nome di Manlio Cerroni. Una vicenda che se risultasse vera avrebbe causato un danno erariale di milioni di euro per le casse regionali oltre a una serie di problemi inerenti l’invalidità degli atti amministrativi. “Per molti di essi mancava qualsiasi atto, documento o evidenza del concorso di accesso nella pubblica amministrazione, che non fosse una semplice autocertificazione” si legge nell’esposto. Al contrario i dirigenti tra il novembre e il dicembre 2008 avevano presentato – con un modello uguale per tutti – un’autocertificazione con cui vantavano l’idoneità ad un non meglio precisato concorso per dirigenti svolto in una comunità montana di cui lo stesso De Filippis era commissario liquidatore. E infatti la Regione è corsa ai ripari, verificando e cercando la documentazione, finora senza esito: “Ora chiederemo agli stessi dirigenti” spiegano da via Cristoforo Colombo. 

Ad ogni modo se anche il concorso si fosse effettivamente tenuto sarebbe comunque da considerarsi irregolare visto che né il bando né le graduatorie risultano essere mai stati pubblicati sul bollettino ufficiale della Regione Lazio. “Manca tutto – spiega Valentina Corrado – e oltre ad aver violato qualsiasi elementare regola di evidenza pubblica è stata violata anche una legge regionale del 2001 che prevede innanzitutto che la determinazione dirigenziale deve essere inviata alla struttura ‘affari generali’ per la registrazione previa verifica della copertura di spesa. Oltre a ciò la stessa determinazione dirigenziale dovrebbe essere dotata di una numerazione che deve essere quella del dipartimento competente, inviata dopo la registrazione alla struttura competente in materia di bilancio per le verifiche contabili e per la registrazione dell’impegno di spesa e ritrasmessa entro 30 giorni dalla registrazione al dirigente proponente. Nulla di tutto questo è stato fatto, forse anche perché queste assunzioni sono avvenute in un periodo in cui la Regione Lazio aveva fortissime restrizioni sulla possibilità di assumere nuovo personale e gli atti in questione mancanti non avrebbero quindi mai potuto ottenere la registrazione contabile e la copertura finanziaria”.

La ricostruzione della Regione conferma le anomalie sollevate dai Cinque Stelle. “Dopo la procedura concorsuale in questione – si spiega dall’amministrazione – vennero assunte, come dirigenti dei parchi, 19 unità di personale attraverso il meccanismo del cosiddetto ‘scorrimento delle graduatorie degli idonei’ e a partire dal 1 gennaio 2012, tale personale è transitato nei ruoli della giunta regionale del Lazio. La direzione del personale della giunta Zingaretti, avuta notizia di questo anomalo percorso di arruolamento ha inteso celermente verificare la correttezza dei presupposti per le assunzioni. A esito di tale ricerca, si è registrata la grave anomalia dell’incompletezza, in alcuni casi totale, della documentazione relativa al concorso e ai fascicoli personali dei dipendenti interessati. Scoperta questa gravissima carenza, si è proceduto negli scorsi mesi, a verificare la possibile esistenza della documentazione in ogni archivio della Regione che potesse ospitare i fascicoli, anche in questo caso senza esito”. Per questo motivo ora la Regione chiederà “ai dirigenti interessati di produrre le informazioni o le documentazioni in loro possesso per attestare la regolarità del concorso, in assenza delle quali dovranno essere assunte le conseguenti inevitabili determinazioni”.

La vicenda in passato era già stata denunciata anche dai sindacati. “Avevamo già segnalato la cosa all’amministrazione regionale 9 mesi fa – spiega Roberta Bernardeschi, segretaria regionale della Direr, sindacato dei dirigenti regionali – diffidandola ad intervenire nel settembre 2013. In assenza di riscontro abbiamo presentato un ricorso al Tar poiché ci è stato negato l’accesso agli atti inerenti i dirigenti in questione e la Regione si è opposta affidando l’incarico all’avvocato esterno Gianluigi Pellegrino, già legale del Pd e degli Angelucci, che sta sollevando una serie di eccezioni procedurali a mio avviso solo per perdere tempo. Sarebbe interesse della Regione stessa sapere se questi dirigenti sono legittimi o meno visto che li paga profumatamente ma a quanto pare non ha interesse a chiarire questa vicenda”.