Un incarico di consulenza legale per la Regione Lazio per l’avvocato Gianluigi Pellegrino. Non ci sarebbe niente di particolare se Pellegrino non fosse che da una parte è il legale di fiducia del Partito Democratico e dall’altra fa parte del pool difensivo nelle cause amministrative degli Angelucci, i re delle cliniche private convenzionate proprio con la Regione. Una situazione, soprattutto quest’ultima, che secondo le opposizioni – e in particolare il Movimento Cinque Stelle – potrebbe rivelarsi inopportuna per un possibile conflitto d’interesse.

Pellegrino, amministrativista di fama nazionale, è attivissimo nel campo del centrosinistra per aver condotto nelle aule giudiziarie battaglie sulla legge elettorale, sui quesiti referendari, perché si andasse a elezioni anticipate per il consiglio regionale. Fu lui, per esempio, a investire il Tar del Lazio per spingere l’ex presidente della Regione Lazio a rassegnare finalmente le dimissioni (gesto al quale era legata la tempistica per l’indizione del voto). Lui stesso, peraltro, era in predicato di finire nelle liste elettorali – ancora nel Lazio – alle elezioni politiche di febbraio, come possibile nominato dell’allora segretario Pierluigi Bersani (e quindi non eletto nelle parlamentarie di fine dicembre). Ma alla fine non se ne fece di nulla e lui, almeno in pubblico, disse di aver tirato un sospiro di sollievo: “Perché, per me, sarebbe lo stravolgimento di una vita e della professione. Pensi che solo oggi (ieri, ndr) mi sto occupando di questioni che hanno a che fare con la tangenziale di Milano, l’autostrada pedelombarda, un inceneritore in Piemonte, l’autostrada sarda e l’ospedale di Bolzano. Come si fa a seguire tutto questo e, parallelamente, a fare seriamente il parlamentare? Intendiamoci: io ho passione politica. Ma forse l’avrei dovuta fare, buttando alle ortiche la mia crescita professionale. Se invece la politica è intesa di gestione del potere a proprio vantaggio, devo ammettere che io proprio non ne sono capace”.

Ma il nuovo consulente della Regione è soprattutto legale di parte della San Raffaele Spa, di proprietà della famiglia Angelucci. Proprio in queste settimane, per esempio, Pellegrino difende la San Raffaele davanti al Tar, dove la società dei re delle cliniche è coinvolta proprio insieme alla Regione Lazio (difesa dall’avvocatura generale dello Stato): a originare tutto un ricorso intentato contro entrambe da parte di una casa di cura privata. “La famiglia Angelucci – dice Devid Porrello, consigliere regionale dei Cinque Stelle – è proprietaria di cliniche private convenzionate nel Lazio e quindi è naturale controparte dell’amministrazione regionale stessa. Affidare un incarico di consulenza legale all’avvocato della controparte non garantisce affatto l’imparzialità necessaria per questo ruolo”. Antonio Angelucci, deputato Pdl, editore di Libero, è peraltro anche imputato, insieme al figlio Giampaolo e ad altre 13 persone, per associazione a delinquere per una presunta truffa da 163 milioni di euro realizzata proprio ai danni del sistema sanitario del Lazio dalla casa di cura convenzionata San Raffaele di Velletri.

Pellegrino avrebbe l’incarico per una “consulenza legale specialistica, di natura stragiudiziale e temporanea per il supporto della Direzione Regionale Centrale Acquisti, nell’espletamento della gara per l’affidamento del servizio di ristorazione presso le Aziende Sanitarie del Lazio”. L’incarico rientra in un quadro più ampio descritto da un’altra determina regionale dei primi di giugno con la quale si ricercavano figure professionali per “incarichi di consulenza legale specialistica per il supporto alla Direzione Regionale Centrale Acquisti”. Una determinazione che è diventata oggetto di un’interrogazione da parte del gruppo consiliare del M5S anche perché, secondo i legali del Movimento, l’importo stabilito per tali consulenze, 120mila euro, supera di circa il doppio l’ammontare consentito per legge. L’interrogazione poi sottolinea come la Regione non necessiti di queste consulenze esterne visto che può già contare ampiamente su “risorse umane interne adatte a fornire l’assistenza richiesta”, citando una serie di uffici che potrebbero fornire il servizio richiesto, dall’Avvocatura regionale fino al Comitato per la legislazione passando per l’ufficio legislativo del segretariato generale. “Ero stata facile profeta circa un anno e mezzo fa – chiosa Roberta Bernardeschi, segretaria regionale della Direr, sindacato dei dirigenti regionali – quando intimai alla Regione di redigere una normativa interna, prevista per legge, proprio per regolamentare gli affidamenti delle consulenze legali esterne. Ciò non è mai stato fatto e l’affidamento dell’incarico all’avvocato degli Angelucci è l’ultimo esempio negativo di mala gestione della cosa pubblica che ha origine anche da questa mancanza”.