Se un po’ abbiamo imparato a conoscerlo, Josè Mourinho l’aveva immaginata proprio così. Squadra in attesa, rischi ridotti al minimo, pareggio zero a zero e chance di passaggio del turno affidate ai 90 minuti della partita di ritorno da giocare con il supporto di Stamford Bridge. E forse alla vigilia di Atletico Madrid-Chelsea, quando gli hanno chiesto se la carriera di Diego Simeone fosse o no paragonabile alla sua, in quel “credo sia sbagliato fare confronti” era racchiusa anche la furbizia nell’approccio alla semifinale d’andata. E infatti dopo un primo tempo da 60 per cento di possesso palla dell’Atletico, con David Luiz a terra dopo un contrasto di gioco, Simeone ha preso a sbracciarsi chiedendo ai barellieri d’intervenire in fretta mentre lo Special One era seraficamente seduto in panchina. Il primo consapevole che le possibilità dei suoi colchoneros erano in buona parte racchiuse nella prima parte della doppia sfida; il secondo tranquillo su qual è il vero obiettivo: uscire senza ferite da uno stadio dove l’Atletico – imbattuto da due mesi – ha perso una sola volta in stagione tra Liga, Champions League e Coppa del Re.

E il Chelsea infatti lascia fare. Davanti agli occhi di mezza famiglia reale, senza Eto’o-Hazard dall’inizio e con il 41enne Schwarzer tra i pali dopo l’infortunio di Cech al 18esimo, gli inglesi attendono. Mourinho piazza tutti dietro la palla quando l’Atletico avanza togliendo ossigeno alla trama veloce degli avversari, che riescono mai a saltare l’uomo e non creano superiorità numerica. Così le prime occasioni buone arrivano solo dopo la mezz’ora. Prima con Raul Garcia e poi con una sventola di Suarez da 25 metri che accarezza il palo. Il Calderon spinge l’Atletico e nel recupero è Diego Ribas a provarci ancora ma la sua conclusione è innocua. La fase offensiva del Chelsea? Inesistente. Lampard (diffidato e ammonito, salterà il ritorno) è un fantasma, David Luiz a centrocampo è ottimo in copertura ma ha grosse difficoltà a proporre gioco e Torres, nello stadio dov’è esploso, sbaglia quelle poche palle che arrivano dalle sue parti. Senza cambi, il leit-motiv è lo stesso anche nella ripresa: la squadra di Simeone attacca a testa bassa, Mourinho in ‘salsa italiana’ ne tiene almeno nove dietro la linea della palla neutralizzando l’onda d’urto madrilena che finisce con il non produrre chiare occasioni. 

Non è un caso che la miglior palla gol arrivi su calcio piazzato al 75esimo, quando Schwarzer deve impegnarsi per togliere dall’angolo la punizione di Gabi. Passano tre minuti e l’Atletico è di nuovo pericoloso con un colpo di testa di Arda Turan che si spegne sul fondo. L’ultimo quarto d’ora è un assedio, costante ma impreciso, che non scalfisce i Blues. Il muro di Mourinho regge: pioveranno critiche di ‘anti-calcio’ dopo una semifinale di Champions giocata così ma al netto dell’estetica ora il favorito per volare a Lisbona è il suo Chelsea.

Tabellino: 

Atletico Madrid (4-2-3-1): Courtois, Juan Fran, Miranda, Godin, Filipe Luis, Gabi, Suarez ( 79’ Sosa), Raul Garcia (86’ Villa), Diego ( 60’ Turan), Koke, Costa. Allenatore: Simeone 

Chelsea (4-2-3-1): Cech (18’ Schwarzer), Azpilicueta, Chaill, Terry (73’ Schurlle), Cole, David Luiz, Obi Mikel, Lampard, Ramires, Willian (94’ Ba), Torres. Allenatore: Mourinho

Ammoniti: Miranda (A), Gabi (A); Lampard (C), Mikel (C), Ba (C)

Twitter: @AndreaTundo1