Davvero pessima questa campagna elettorale, in cui il tema europeo viene evocato soltanto per qualche spurgo di terrorismo verbale, mentre le mosse prevalenti sono compiute solo ed esclusivamente per gli effetti di politica interna indotti. Nella più sublime indifferenza al fatto che dagli esiti della consultazione scaturiranno gli organigrammi di quella istituzione sopranazionale che ormai sovrintende buona parte delle decisioni riguardanti la vita di tutti noi.

Ma tant’è, siamo un Paese provinciale e ci premuriamo di “farci riconoscere” anche stavolta. Con una classe dirigente in cui gli attori di classe sono del tutto assenti.

Il nostro premier Matteo Renzi, l’illusionista venuto da Rignano sull’Arno, cerca nelle urne di maggio quel successo che consolidi la sua presa sul PD e per questo non lesina spottoni e paghette; anche perché consapevole che in caso di esiti insoddisfacenti verrebbero subito allo scoperto tutti gli oppositori interni, per ora acquattati nei cespugli. Poco importa che quanto promette abbia o meno i crismi della verosimiglianza: l’importante è che l’effetto ipnotico duri sino al 25 del prossimo mese. Come parrebbe stia avvenendo, in un corpo elettorale sfiancato da decenni di politica pagliaccesca e da alcuni anni di inarrestabili impoverimenti materiali. Situazione cui la cura renziana non è in grado di apportare il benché minimo miglioramento. Ma la cosa lascia del tutto indifferente il Renzi stesso, interessato esclusivamente alla propria (irresistibile?) carriera. Come se quello che accadrà al risveglio degli italiani dall’ubriacatura di tosco-ballismo non lo riguardasse.

L’unica cosa che lo interessa, oltre al successo personale, è la tenuta dell’alleato-ombra Silvio Berlusconi; il quale dovrebbe costituire l’altro polo nello schema bipolare tracciato dal “Progetto Italicum” (il restyling del Porcellum), ma che ora rischia di essere doppiato dai Cinquestelle.

Intanto, grazie alla farsa della visitina settimanale al cronicario di Cesano Boscone (roba da Dame della San Vincenzo), il “Cavaliere sbalzato di sella” ha riacquistato la piena agibilità politica. A conferma che la politicizzazione della magistratura non era una fanfaluca. Soltanto ha giocato nel senso contrario a quello indicato nelle geremiadi del vittimismo di Forza Italia. Infatti i magistrati hanno salvato il leader della Destra come un Massimo d’Alema bicameralista, dimostrando una sensibilità alla tutela del quadro politico vigente che neppure un Napolitano…

Mentre continua a reggere l’asse-vergogna Renzi-Berlusconi, si aprirebbero praterie per una critica improntata al rigore e ai principi repubblicani. Ma lo speaker del terzo polo – Beppe Grillo – non sembra in grado di evolvere dal cliché rissoso da osteria, sicché smarrona con la cialtronata su Primo Levi e “l’Italia come Auschwitz”: un segnale ai propri parlamentari autorizzativo di qualunque sparata pur di vellicare i bassi istinti più beceri per tradurli in voti e – al tempo stesso – una sconfortante conferma che – mantenendosi a questo livello – l‘eventuale ricambio pentastellare non garantirebbe la liberazione dai vizi di irresponsabilità e guitteria cronicizzati nella Seconda Repubblica.

Alcuni – come il sottoscritto – voteranno per disperazione “L’Altra Sinistra” intestata ad Alexis Tsipras; cui due miei giovani amici – Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena – hanno dedicato una brillante biografia (“Tsipras chi?”, edizioni Alegre).

Dal volumetto emerge la figura di un leader di levatura superiore, quale non si trova riscontro nell’attuale Italia dei saltimbanchi. Molti dei suoi candidati – Moni Ovadia in testa – sono tra le persone migliori che si potrebbe votare. Purtroppo i retaggi delle sue frequentazioni giovanili lo hanno portato a dare spazio a un bel po’ di sopravvissuti dei mille naufragi di una Sinistra che si voleva antagonista ma era solo narcisista e col birignao (qualche volta pure maneggiona). Sicché – a conferma di quanto già scritto altre volte in questo blog – il rischio di una seconda “lista Ingoia” appare più che realistico. Come nella Bibbia: “sentinella, a che punto è la notte?” E la sentinella risponde: “passate un’altra volta”.

Queste elezioni sono destinate a essere l’ennesima occasione mancata?