Di lui aveva parlato come un tifo anche l’ex calciatore del Napoli Lavezzi, come un capo ultrà che teneva così tanto al fatto che il calciatore rimanesse nella squadra partenopea da far esporre uno striscione in curva B. Antonio Lo Russo però figurava nella lista dei cento latitanti più ricercati d’Italia. Il figlio di Salvatore Lo Russo, capo dell’omonimo clan di camorra a Napoli conosciuto anche con il soprannome dei “capitoni”, è stato arrestato a Nizza (Francia). A eseguire l’arresto i carabinieri di Napoli, nel corso di un blitz a cui ha preso parte anche la gendarmeria francese che da tempo seguiva i suoi movimenti insieme ai militari italiani. La sua cattura era stata più volte indicata come prioritaria dal procuratore di Napoli Giovanni Colangelo.

Il superlatitante – condannato in primo grado a 20 anni di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti – è stato bloccato insieme al cugino Carlo Lo Russo, 23 anni, detto “Lellé”, anche lui ricercato da poco più di un mese, ma per il tentato omicidio di Giovanni Lista, accoltellato per vendetta dopo la sparatoria – legata a motivi passionali – in cui fu ucciso lo zio di Antonio, Mario Lo Russo.

Le forze dell’ordine hanno bloccato i due latitanti sul lungomare della città francese, mentre stavano per salire a bordo della loro auto. Le indagini che hanno portato al suo arresto sono state coordinate dai pm della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli Enrica Parascandolo, Sergio Amato e Henry John Woodcock, e svolte d’intesa con l’Interpol e la gendarmeria francese.

Antonio Lo Russo si guadagnò la ribalta delle cronache non solo per la sua appartenenza a un potente clan di camorra napoletano, ma anche per la sua accesa fede calcistica che lo ha portato, in più occasioni, ad assistere alle partite della sua squadra del cuore, il Napoli, direttamente a bordo campo. Il figlio di Salvatore Lo Russo – attualmente collaboratore di giustizia – appare, infatti, in alcune foto scattate dall’Ansa in occasione di tre incontri casalinghi che gli azzurri disputarono durante la stagione calcistica 2009/2010. Si tratta degli incontri casalinghi disputati contro il Parma, la Fiorentina e il Catania.

La sua presenza a bordo campo, in quelle partite, suscitò anche l’interesse dei pm di Napoli che indagavano su una vicenda di partite truccate. Lo Russo era riuscito a ottenere il permesso per il terreno di gioco grazie a un accredito fornitogli dalla ditta che curava la manutenzione del manto erboso dello Stadio San Paolo. In tutte le partite in cui è stato fotografato si trova sempre nello stesso punto: dietro la linea di fondo della porta difesa dal portiere della squadra ospite. Addosso sempre la pettorina in dotazione agli addetti al prato. Tranne in occasione di Napoli-Catania, quando, invece, scese in campo con una semplice t-shirt rossa.

Il clan Lo Russo è stato, negli anni scorsi, tra le cosche protagoniste della sanguinosa faida di Scampia, che a più riprese ha visto contrapposti gruppi criminali alla ricerca dell’egemonia sui traffici di droga. L’ex capoclan Salvatore era anche tra i boss accusati di aver riciclato soldi della camorra in alcuni noti ristoranti: nel processo finì tra gli imputati l’ex capo della Mobile di Napoli, Vittorio Pisani (di cui il boss era un confidente), poi assolto.