La maggioranza dei brasiliani è convinta che il Mondiale di calcio 2014 porterà al Paese svantaggi e non benefici. E, in generale, sono sempre di più i brasiliani contrari in senso assoluto alla manifestazione. L’ultimo sondaggio condotto da Datafolha, istituto statistico di San Paolo, mostra un risultato davvero sorprendente. Nel 2007, quando il Brasile si aggiudicò all’unanimità l’organizzazione dei Mondiali 2014, nessuno avrebbe pensato che l’assegnazione avrebbe provocato scontento nel Paese. Ed in effetti all’inizio la popolazione era entusiasta. Nel 2008 le percentuali erano schiaccianti: 80% a favore, 10% di indifferenti o indecisi e 10% appena di contrari. Poi le cose sono cambiate. La crisi ha insinuato in molti il dubbio che i soldi necessari all’organizzazione sarebbero stati spesi per migliorare le condizioni di vita degli abitanti. E il lievitare progressivo del budget (che ha già superato i quattordici miliardi di dollari) non ha aiutato a placare gli animi.

La scorsa estate la Confederations Cup fu teatro di proteste di piazza anche violente. E da allora la situazione non è migliorata. Per questo il risultato del sondaggio di Datafolha sorprende fino a un certo punto. Se si pensa agli operai morti nei cantieri degli stadi, agli sgomberi con l’impiego dei militari nelle favelas, oltre all’aumento della spesa pubblica, è quasi normale che oggi, a due mesi dall’inizio dei Mondiali, il 49% dei brasiliani pensi che questi avranno un impatto negativo sul Paese. A credere alle parole di Aldo Rebelo – ministro dello Sport che continua ad assicurare che la rassegna porterà un ritorno economico superiore ai 45 miliardi di dollari – è rimasto solo il 31% della popolazione (mentre il restante 20% è indeciso).

Nonostante tutto, in Brasile i Mondiali li vogliono ancora. Alla domanda secca se si è favore o meno della rassegna, il 48% risponde di sì. Ma anche qui le percentuali stanno mutando: il fronte contrario cresce ed è arrivato sino al 41%. Soprattutto, è già diventato maggioranza in settori importanti della popolazione: se l’indagine viene ristretta alle donne, ad esempio, il risultato è di perfetta parità sul 43%. E fra gli intervistati dotati di un titolo di studio di grado superiore la prevalenza dei no è netta (addirittura al 55%). E mentre il Brasile si interroga (ormai tardivamente) sull’opportunità di organizzare questi Mondiali, i lavori procedono sempre più a fatica. La “corsa contro il tempo” – come ormai ammette la Fifa senza giri di parole – ha subito un’altra battuta d’arresto: in seguito alla morte di un operaio lo scorso 29 marzo (l’ottava morte bianca dall’inizio dei lavori), l’autorità giudiziaria ha sequestrato per circa una decina di giorni i cantieri dello stadio di San Paolo.

Le attività sono riprese solo questa settimana, dopo che la messa in atto di alcune misure di sicurezza (tra cui l’installazione di guard-rail, l’aumento del personale e un tecnico della sicurezza ad ogni livello di lavoro). Ma a due mesi dal fischio d’inizio, l’Itaquerao (impianto che dovrà ospitare la partita inaugurale, e che aveva già assistito a dei crolli a novembre) non è ancora pronto. Così, insieme al malcontento dei brasiliani, cresce anche la preoccupazione della Fifa.

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