“L’anno delle mazzate“, lo definisce Antonio Patuellipresidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi). In effetti. Prima l’addizionale Ires straordinaria (8,5%) per finanziare la cancellazione della seconda rata dell’Imu. Poi l’annuncio di Matteo Renzi: “Chiediamo sacrifici” alle banche “che hanno usufruito dell’operazione Bankitalia“. E via con l’aumento (raddoppio, stando alle anticipazioni, perché il testo completo del Def arriverà solo in serata) della tassazione sulle plusvalenze derivanti dalle rivalutazioni delle quote della Banca d’Italia. Un corposo ritocco retroattivo che arriva proprio mentre gli istituti sono impegnati a prepararsi agli esami dei bilanci e dei parametri di capitale (in gergo asset quality review e stress test) in vista dell’avvio della vigilanza unica della Bce sulle banche dell’Unione

Insomma: il premier, con una mossa di sicura popolarità, ha messo nel mirino gli istituti di credito. Individuandoli come una delle principali fonti delle entrate che serviranno per finanziare il taglio dell’Irpef promesso ai 10 milioni di italiani con redditi inferiori a 25mila euro. Oggetto dell’intervento è, ancora una volta, la discussa operazione di rivalutazione del capitale della Banca d’Italia, varata in gennaio con un decreto ad hoc. E definita “regalo” alle banche – che di via Nazionale sono azioniste – perché l’aumento da 156mila a 7,5 milioni di euro del capitale della nostra Banca centrale comporta da un lato l’aumento del valore che possono iscrivere a bilancio, dall’altro ricche plusvalenze – tra i 3 e i 4 miliardi solo per Intesa Sanpaolo e Unicredit – derivanti dalla vendita delle quote eccedenti il 3% del capitale stesso. Plusvalenze che, fino a ieri, era previsto fossero tassate con un’aliquota del 12%. Ora, per decisione del nuovo governo, la percentuale schizza al 24-26%. L’impatto negativo, stando ai primi calcoli degli analisti finanziari – necessariamente “spannometrici”, visto che non ci sono ancora certezze sulle percentuali – potrebbe essere di 294 milioni per Intesa, la più colpita, e di 196 per Unicredit. Sarebbe limitato, invece, l’effetto sui coefficienti patrimoniali in vista dei prossimi stress test europei.

Patuelli, in un’intervista alla Stampa, ha definito la scelta “inaccettabile, anche dal punto di vista giuridico, perché retroattiva, visto che va a modificare l’aliquota del 12% inserita come norma generale per tutte le plusvalenze nella legge di stabilità del 2013″. Da qui al 18 aprile, giorno in cui verrà presentato il decreto che darà il via libera definitivo al taglio Irpef, l’associazione ha intenzione di fare di tutto per ottenere una marcia indietro, considerato anche che “con un provvedimento del genere si andrebbero a colpire banche che quest’anno sono sottoposte agli stress test e all’asset quality review” della Banca centrale europea. “Le banche italiane sono chiamate a un passaggio delicato e noi cosa inventiamo? L’anno delle mazzate, nuove tasse e addizionali anche fuori tempo massimo”. La tesi è che le banche abbiano “già dato” con l’addizionale straordinaria sull’Ires inserita nel decreto Imu-Bankitalia. Il direttore generale dell’associazione, Giovanni Sabatini, parlando a margine di un convegno nella sede del Sole 24 Ore ha poi detto che l’aumento presenta “qualche profilo di illegittimità rispetto alle aliquote applicate alle altre rivalutazioni volontarie in base alla norma delle legge di stabilità dello scorso anno” ed è “illogico per tre motivi”: innanzitutto “non tiene conto del ruolo delle banche in questo momento per far ripartire la ripresa”, anzi equivale a “un miliardo circa di liquidità sottratta alle banche e un miliardo di liquidità sottratta ai finanziamenti a imprese e famiglie”. In secondo luogo “è l’anno degli Stress Test: stiamo cercando di rafforzarci in tutti i modi facendo aumenti di capitale e rettifiche di bilancio e questo provvedimento si aggiunge a quell’8,5% di penalizzazione sull’Ires”. In più, “va a rendere più difficile la competizione delle banche italiane nell’ambito del Compreensive Assestment”. Ed “è anche un segnale pessimo nei confronti degli investitori, perché dimostra che in Italia c’è un “fisco ondivago“. Sabatini non ha escluso che l’Abi possa fare ricorso: “Vediamo quando uscirà la norma”, ha detto.- Sabatini ribadisce che si tratta“di un provvedimento illogico. Proprio oggi, tra l’altro, Bankitalia ha comunicato che a febbraio i crediti in sofferenza degli istituti italiani sono aumentati del 24,3%. Si tratta di un rallentamento, rispetto al +24,5% di gennaio, ma la percentuale resta alta. 

“Sorpresa e sconcerto” per la decisione del governo vengono espresse intanto dall’associazione che riunisce le compagnie assicurative italiane (Ania): anche Generali, Unipol Sai, Allianz e Reale Mutua, infatti, sono socie di Bankitalia e verranno dunque colpite dall’aumento. Il direttore generale di Ania, Dario Focarelli, ha spiegato che si tratta “di una decisione che interviene dopo che i bilanci sono stati approvati dai Consigli di amministrazione. In generale non ci piacciono decisioni che intervengono su chi applica la legge e la rispetta in maniera puntuale”. Un provvedimento simile “andava deciso” semmai “quando è stata fatta la legge”.