Associazione con finalità di terrorismo, eversione dell’ordine democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra. Tradotto: violenza secessionista. Per la Procura di Brescia non ci sono dubbi: erano disposti a tutto pur di spingere all’indipendenza del Veneto. Anche ad azioni clamorose. Fino ad oggi, quando un blitz dei carabinieri del Ros ha stroncato l’attività pseudo-politica di un gruppo secessionista veneto, accusato di aver messo in atto “varie iniziative, anche violente“, per raggiungere l’obiettivo: la secessione dall’Italia. L’indagine ha portato a ventiquattro arresti nelle provincie di Padova, Treviso, Rovigo, Vicenza e Verona. In carcere, tra gli altri, l’ex parlamentare e sottosegretario Franco Rocchetta, fondatore della Liga Veneta (attualmente fuori dal movimento confluito nella Lega Nord) e tra i promotori del referendum per la secessione del Veneto. Stesso provvedimento per Lucio Chiavegato, il leader del Movimento 9 dicembre di Verona. Chiavegato è stato protagonista del presidio nei pressi del casello dell’autostrada A4, già presidente della Life, la Libera Associazione degli imprenditori veneti (leggi). Carcere anche per il suo braccio destro, Patrizia Badii, anche lei tra i promotori del presidio verosese di dicembre. La Badii ieri era stata ricevuta a Roma dalla Commissione Agricoltura del Senato per un’audizione sui problemi degli allevatori. Un altro degli arrestati, Giancarlo Orini, 74 anni, nel 2008 si era candidato alla carica di sindaco di Brescia a capo della lista “Liberi bresciani”. Rinunciò poi alla candidatura sostenendo che l’election day impediva alle liste locali di esprimere i loro contenuti e aveva quindi invitato i simpatizzanti ad annullare la scheda.

In galera, inoltre, Luigi Faccia, mentre ai domiciliari è finito Flavio Contin: questi ultimi due sono personaggi già noti alle forze dell’ordine perché fecero parte del gruppo dei Serenissimi, che tra l’8 e il 9 maggio del 1997 occuparono piazza San Marco a Venezia a bordo di un blindato. E’ Felice Pani, 54 anni di Terralba (Oristano), l’unico sardo tra i 24 “secessionisti” arrestati stamattina. Pani era un tranquillo commerciante di frutta e verdura fino all’estate del 2008, quando salì per la prima volta agli onori della cronaca per la partecipazione all’occupazione dell’isola di Mal di Ventre (sulla costa centro occidentale della Sardegna) organizzata dall’indipendentista Salvatore “Doddore” Meloni – anche lui di Terralba – assieme al quale piantò sull’isola la bandiera della Repubblica Indipendente di Malu Entu, nel cui governo guidato da Meloni, l’uomo arrestato oggi ricoprì la carica di ministro dell’Agricoltura. Pani finì poi assieme a Meloni in Tribunale. L’accusa non parlava però di secessione o di attentato all’integrità dello Stato, ma solo di danneggiamento ambientale per i rifiuti abbandonati nell’isola. Qualche tempo dopo l’amicizia e la collaborazione tra i due si ruppe, anche per questioni di affari, ma Pani non abbandonò mai la fede indipendentista.

Tra gli indagati, del resto, figura anche lo stesso Salvatore Meloni, detto Doddore. A rivelarlo è stato lui stesso, convocando per questo pomeriggio una conferenza stampa. A casa di Meloni questa mattina alle 5 è stata eseguita una perquisizione durante la quale sono stati sequestrati computer e cellulari. Altro nome di spicco tra gli arrestati è quello di Roberto Bernardelli. Assessore a Milano, poi parlamentare leghista, consigliere regionale in Lombardia, candidato presidente della Provincia appoggiato da Lega Padana Lombardia, No euro e Fronte cristiano, ma anche imprenditore nel settore alberghiero (della sua famiglia fra gli altri un hotel quattro stelle a Caserta): c’è tutto questo nel suo curriculum. All’inizio degli anni Novanta, Bernardelli è stato assessore ai Servizi sociali delle giunte di Paolo Pillitteri e, subito dopo in piena Mani pulite, del migliorista Giampiero Borghini, in quota Pensionati. Nel 1992 è passato alla Lega Nord. Due anni dopo con il Carroccio è stato eletto in parlamento. Poi è entrato in consiglio comunale come capogruppo del partito di Bossi e, nel 2000, è stato candidato ed eletto in consiglio regionale. L’idillio con la Lega è durato poco. Nel 2001 ha lasciato il partito per riprendere “il sogno originario dell’autonomia”. Nel 2004 si è candidato a presidente della Provincia, ottenendo meno del 2% dei voti. Da allora ha continuato l’impegno politico ed è nel 2011 fra i fondatori del movimento indipendentista ‘Unione padana‘, che poi nel maggio 2013 è confluito in ‘Indipendenza lombarda’. Della sua famiglia sono fra l’altro l’Hotel dei Cavalieri, nel centro di Milano, e l’Hotel dei Cavalieri in piazza Vanvitelli a Caserta e, nel settore della sanità, la Clinica San Carlo, una struttura ospedaliera di Paderno Dugnano e della residenza per anziani Emilio Bernardelli, sempre nella stessa cittadina del milanese.

Nelle iniziative documentate dall’indagine anche la trasformazione di un trattore agricolo in una sorta di carro armato con un cannoncino da 12 millimetri perfettamente funzionante. Il veicolo sarebbe servito per compiere un’azione eclatante a Venezia in piazza San Marco. Il mezzo è stato sequestrato a Casale di Scodosia nel padovano, il comune che, a quando si apprende, sarebbe stata la “base” del gruppo. Nel corso dell’indagine, che vede indagate 51 persone in tutto, sono state effettuate 33 perquisizioni.

Per quanto riguarda la composizione del gruppo, secondo gli inquirenti “l’Alleanza ha riunito più organizzazioni secessioniste sotto il comune progetto dell’indipendenza dallo Stato italiano”: tra queste Brescia Patria,Veneto Stato, il movimento indipendentista sardo Disubbidientzia, nonché il movimento dei Serenissimi. Nel progetto dell’organizzazione secessionista, oltre alla liberazione di piazza San Marco, è prevista l’insurrezione degli strati delle popolazioni del Nord-Italia maggiormente esasperati dalla crisi economica, con la creazione di ambasciate presso Paesi amici, già individuati nella Serbia e nella Svizzera, al fine di ottenere un formalericonoscimento internazionale. Per ottenere la massima visibilità e vanificare l’intervento delle forze di polizia, dopo l’azione di piazza San Marco i membri dell’Alleanza avrebbero previsto la realizzazione di una conferenza stampa da organizzarsi in una capitale europea da individuare.

Carcere e domiciliari per due ex Serenissimi
Alessio Morosin
, avvocato di Flavio Contin, proprietario del garage nel quale è stato ritrovato il mezzo blindato, afferma che “il tanko è lo stesso usato nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1997”, quando un gruppo di Serenissimi occupò piazza San Marco rivendicando l’indipendenza del Veneto. Nella Vicenda, anche allora fu coinvolto Flavio Contin. “Il mezzo – afferma l’avvocato – è stato legalmente acquistato all’asta al termine del procedimento del Tribunale di Venezia da un gruppo di persone che aveva come referente Geremia Agnoletti“. Versione confermata anche dai carabinieri della compagnia di Padova e del Ros. Contin e Faccia, assieme ad altriotto indagati, sono accusati di aver illegalmente fabbricato e detenuto quello che viene definito “un carro armato-arma da guerra”. La costruzione e la detenzione di un blindato, che ricorda il ‘tankò usato nel 1997 dai “Serenissimi” in Piazza San Marco, che si muove tra Casale di Scodosia (Padova) e Palazzolo sull’Oglio (Brescia), ma anche in altri luoghi forse per provarlo, dall’aprile dello scorso anno ad oggi. I due sono anche accusati, assieme al altre 16 persone, tra le quali Franco Rocchetta, del reato previsto all’articolo 270 bis del codice penale (Associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico) per aver promosso, costituito, organizzato e finanziato una associazione denominata ‘L’Alleanza’, che avrebbe avuto tra i suoi propositi l’occupazione militare di Piazza san Marco, a Venezia.

I nomi dei 24 arrestati
Tra i 24 secessionisti arrestati compaiono cinque donne tra le quali anche una giovane di 26 anni. Ecco tutti i nomi: Corrado Manessi nato a Brescia l’11.02.1962; Roberto Abeni, nato a Brescia il 17.12.1963; Angelo Zanardini, nato a Sale Marasino (Brescia); Luigi Faccia, nato a Conselve (Padova) il 30.07.1954; Lucio Chiavegato, nato a Bovolone (Verona) il 08.02.1965; Patrizia Badii nata a Scandicci (Firenze) il 20.11.1963; Tiziano Lanza, nato a Bovolone (Verona) il 23.09.1961; Andrea Meneghelli nato a Isola della Scala il 05.03.1966; Luca Vangelista nato a Rivoli (Torino) il 11.07.1963; Corrado Turco nato a Isola Rizza (Verona) il 24.08.1967; Felice Pani, nato a Terralba (Oristano) il 29.01.1960; Stefano Ferrari nato a Bergamo il 28.06.1969; Renato Zoppi nato a Monteforte d’Alpone (Verona) il 16.06.1957. Nome illustre tra i secessionisti arrestati è quello del fondatore della Liga Venera Franco Rocchetta, nato a Venezia il 12.04.1947. Poi ancora: Riccardo Lovato nato a Padova il 14.10.1969; Michele Cattaneo, nato a Brescia il 17.09.1979; Maria Luisa Violati nata a Lendinara (Rovigo) il 29.04.1964; Erika Pizzo, nata a Badia Polesine (Rovigo) il 05.02.1988; Roberto Bernardelli, nato a Milano il 31.01.1949; Elisabetta Adami, nata a Villafranca di Verona (Verona) l’8.02.1947; Maria Marini, nata a Volpago del Montello (Treviso) il 23.08.1957; Marco Ferro, nato a Lendinara (Rovigo) il 25.07.196. Sono invece stati sottoposti agli arresti domiciliari: Giancarlo Orini nato a Brescia il 27.02.1939 e Flavio Contin nato a Casale di Scodosia (Padova) il 05.11.1942.

La Procura: “Volevano alimentare l’insurrezione popolare”
Si proponevano ”l’indipendenza dallo Stato italiano con il ricorso a metodi violenti e all’insurrezione popolare” i componenti del gruppo ‘Alleanza‘, sgominato stamani dall’operazione dei Ros. Lo ha spiegato il procuratore di Brescia, Tommaso Buonanno, durante la conferenza stampa convocata per spiegare l’operazione. “Il gruppo – ha spiegato il magistrato – era stato fondato nel maggio del 2012 e riuniva esponenti di Brescia patria e del Movimento separatista Veneto stato. Il programma si rifaceva, prevedendo però anche metodi violenti, al gruppo della Serenissima, autore dell’ occupazione di piazza San Marco a Venezia. Tra gli indagati vi sono anche persone che parteciparono al blitz nel capoluogo veneto. Per quanto riguarda presunti legami con movimenti politici, il procuratore di Brescia ha sottolineato che “non vi sono elementi che evidenzino collegamenti fra queste persone e la Lega Nord’’. Anzi, per Tommaso Buonanno “si tratta di persone che avevano avuto contrasti con la Lega Nord’’ perché ritenevano la linea Carroccio troppo morbida.

A sentire gli inquirenti, poi, il gruppo intendeva utilizzare il carro armato rudimentale “per un’azione in Piazza San Marco a Venezia, con il coinvolgimento di centinaia di persone, alcune delle quali armate”. Per gli investigatori il tank (seppur artigianale in quanto realizzato dotando una ruspa di paratie blindate) poteva essere armato con una bocca da fuoco. A proposito dell’azione ‘in programma’ a Piazza San Marco, “è stato documentato come alcuni militanti dell’organizzazione si siano adoperati per reperire armi leggere attraverso dei contatti con la criminalità albanese, da destinare ai membri dell’organizzazione”. Il carro armato artigianale, “definito Tanko”, è stato costruito in un capannone a Casale di Scodosia, in provincia di Padova utilizzando una pala cingolata Fiatallis Mod.FL 20, “successivamente blindata e dotata di videocamere e di una bocca da fuoco, ancora da montare”. Sempre nello stesso capannone, alcuni membri dell’organizzazione hanno di recente realizzato una prova di fuoco a salve, testimoniando l’offensività del mezzo blindato una volta armato. Secondo la procura, inoltre, l’organizzazione secessionista ha svolto anche una diffusa attività di autofinanziamento che ha consentito di raccogliere finora non meno di 100mila euro, grazie a singole elargizioni e all’apertura alla Cassa Padana di un conto dedicato alla raccolta dei fondi.

Per quanto riguarda l’organizzazione interna, poi, la struttura secessionista era “basata – hanno spiegato gli investigatori – su una precisa ripartizione dei ruoli tra gli associati, con l’attribuzione di compiti specifici, quali il Comandante della Piazza per la Veneta Serenissima Armata“. Tra gli associati vi era poi “un nucleo centrale, motore propulsore dell’organizzazione”, mentre la formale adesione al progetto indipendentista avveniva “attraverso la compilazione e sottoscrizione di schede di adesione, contenenti la carica rivestita e le regole tassative da rispettare”. Le indagini hanno inoltre evidenziato “la disponibilità di luoghi di riunione riservati, quali private abitazioni, aziende di proprietà degli indagati e ristoranti; la disponibilità di utenze cellulari dedicate esclusivamente alle conversazioni tra gli associati; una diffusa attività di proselitismo, anche attraverso riunioni aperte ad un pubblico selezionato, vertenti principalmente sulla storia veneta; una rigorosa compartimentazione interna, anche in termini di conoscenza delle iniziative in corso, come la realizzazione del carro armato blindato conosciuta solo da soggetti di accertata affidabilità e non da tutti i militanti“.

Non solo. Le indagini sull’Alleanza hanno documentato anche “attività strumentali alla realizzazione del progetto eversivo, con l’organizzazione di conferenze e manifestazioni di piazza, nonché la costituzione di una sorta di direttorio del nuovo governo Serenissimo, per le trattative con lo Stato italiano finalizzate alla secessione del Veneto dall’Italia”. 

L’ordinanza del gip: “Ampio disegno eversivo”
Il nucleo fondante ed i dirigenti dell’associazione L’Alleanza “hanno delineato un disegno eversivo molto più ampio” dei Serenissimi che agirono in piazza San Marco nel 1997, “perseguendo la saldatura di più movimenti separatisti che, con iniziative coordinate, dovrebbero collaborare nell’attacco all’unità dello Stato e, comunque, rendere più difficile la reazione dell’apparato statale alla proclamata indipendenza di buona parte del lombardo-veneto”. E’ quanto si legge nell’ordinanza del gip, secondo cui “teorizzano e mettono in pratica un’operatività su un doppio binario, uno dei quali costituito dal volto pubblico e legale di propaganda politica dei valori indipendentisti o secessionisti e l’altro costituito dalla creazione di una struttura organizzativa segreta, con reclutamenti mirati, i cui veri fini non potevano essere divulgati”. E dunque, prosegue il giudice, “nel programma dell’organizzazione si afferma la necessità di uso della violenza, al fine di provocare e guidate in armi una rivolta popolare, per giungere alla proclamazione della Repubblica Veneta”.

Ecco perché l’organizzazione sgominata dal Ros non ha “di mira un’azione simbolica o meramente dimostrativa come nel maggio del 1997 ma al contrario ricerca armi leggere e progetta mezzi blindati effettivamente operativi e dotati di armi pesanti costruite ad hoc, con un piano che, pur avendo di mira Venezia ed altre città (tra le quali Brescia), stavolta prevede un’azione militare in senso proprio, con resistenza armata, per di più coinvolgendo al contempo un’ampia platea di manifestanti“. La presenza di questi ultimi, nell’ottica degli arrestati, “dovrebbe rendere impossibile una reazione immediata delle forze dell’ordine“: e sulle “prevedibili incertezze della risposta dello Stato”, l’organizzazione puntava da un lato ad innescare “un processo insurrezionale più ampio” e dall’altro ad avare “i primi riconoscimenti esteri della nuova realtà politica”.

Sempre secondo il gip, per conseguire l’indipendenza del Veneto e di altre regioni italiane, nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Brescia, sono emersi contatti con altre realtà indipendentiste piemontesi, sarde, campane e siciliane, con l’obiettivo di coinvolgerle nella protesta generalizzata a sostegno dell’azione militare vera e propria. In tale prospettiva, sono state documentate anche attività strumentali alla realizzazione del progetto eversivo, con l’organizzazione di conferenze e manifestazioni di piazza, oltre alla costituzione di una sorta di direttorio del nuovo governo Serenissimo, per le trattative con lo Stato italiano finalizzate alla secessione del Veneto dall’Italia. Rappresentanti di questi movimenti, in particolare, si riunirono il 26 maggio 2012 ad Erbusco (Brescia) in quella che gli investigatori definiscono la riunione costitutiva de L’Alleanza.

Anche il direttore del quotidiano online L’Indipendenza, Gianluca Marchi, primo direttore del quotidiano della Lega Nord La Padania, sarebbe stato contattato dagli esponenti dell’Alleanza, sgominata dal Ros, per “ottenere appoggio finanziario e soprattutto mediatico al momento” dell’azione in piazza San Marco. Un appoggio, scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, che sarebbe stato fornito sia attraverso la testata online “sia attraverso emittenti televisive locali” lombarde. Sarebbe stato il leader dei secessionisti bresciani, Giancarlo Orini, a tenere i contatti con Marchi e con l’ex parlamentare leghista Roberto Bernardelli, nelle intercettazioni detto “il facoltoso”, indicato nelle indagini come tra i finanziatori del gruppo.

Marchi, sulla testata online, confermando di aver subito una perquisizione, scrive che “quel che solleva più di un sospetto è la tempistica di questa operazione contro i secessionisti: essa matura dopo il plebiscito veneto che tanta attenzione, soprattutto internazionale, ha richiamato su ciò che sta avvenendo in quella regione; dopo il pronunciamento di ieri della Commissione del consiglio regionale che ha votato il Pdl per l’indizione del referendum consultivo sull’indipendenza; nell’anno in cui la Scozia e la Catalogna si apprestano a votare per la loro autodeterminazione; a ridosso di elezioni europee dove il malcontento e la rivolta verso l’Europa che si è andata configurando sono in continua crescita”.

Tra gli indagati vi è anche, con un ruolo marginale, un poliziotto in servizio a Padova che ha avuto contatti con gli altri indagati, firmando anche il documento di adesione all’Alleanza. Il gip annota, nell’ordinanza di custodia cautelare, che “ovviamente, la firma del documento di adesione e della qualità di poliziotto rivestita” da P. “assumono tratti certamente allarmanti” ma la sua condotta “isolatamente considerata, non può assurgere di per sé sola a grave indizio di partecipazione al sodalizio”. Né risulta documentato che il poliziotto abbia passato informazioni riservate al gruppo oppure abbia fatto nuovi adepti.

LE INTERCETTAZIONI
“Caricare candelotti dinamite”
”Più che tagliare il salame abbiamo bisogno di caricare i candelotti di dinamite”. A esprimersi così, intercettato dai carabinieri del Ros, è il bresciano Giancarlo Orini, tra i secessionisti arrestati. E’ quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Orini, ex appartenete alla“frangia più radicale della Lega Nord“, si legge nell’ordinanza, il 15 giugno 2012, spiega: “Ma è arrivato il momento di combattere, ragazzo… se stiamo qui a aspettare, qui tra poco salta tutto”. L’interlocutore risponde: “Male che vada nella peggiore delle ipotesi ci troviamo a casa mia a tagliare su un salame…”. Orini risponde: “No, più che tagliare il salame noi abbiamo bisogno di caricare i candelotti di dinamite“.

La festa per il primo Tanko. Volevano costruirne 6
Per ‘festeggiare’ la realizzazione del primo carro armato, il cosidetto Tanko, il 7 ottobre del 2012 si tenne un incontro “celebrativo” in cui Giancarlo Orini tenne un discorso che fu divulgato via fax e quindi intercettato dai militari del Ros. E’ quanto si legge negli atti dell’inchiesta, da cui risulta anche che i secessionisti avrebbero voluto costruirne altri cinque. “Sono molto onorato e molto orgoglioso di essere in questo momento storico in presenza di patrioti coraggiosi, e ripeto coraggiosi – scriveva Orini – per ricevere in consegna questo primo, potente, poderoso mezzo destinato ad attaccare con grande efficacia il regime che da troppo tempo ci affligge ed umilia“. 

Luigi Faccia: “Il Tanko ci dà credibilità”
Il Tanko fabbricato dai secessionisti arrestati nell’operazione del Ros serviva, oltre che per l’invasione programmata di Piazza San Marco a Venezia, anche per dare “credibilità” al movimento che, rispetto a quello del ’97 era “cresciuto sotto tutti i punti di vista”. A parlare, intercettato dagli investigatori, è Luigi Faccia, già coinvolto nei fatti di 17 anni, fa durante i festeggiamenti per la consegna del carro armato artigianale. “Certo – dice Faccia in un incontro all’Arsenale – rispetto al ’97 siamo cresciuti sotto tutti i punti di vista, abbiamo un’alleanza, abbiamo fratelli che combattono, noi siamo più preparati, abbiamo più esperienza…” E ancora: “Dunque questo Tanko, combattendo… ci dà la possibilità e ci darà la possibilità di essere veramente credibili e soprattutto di aver il controllo del nostro territorio e da là fare il passo finale per la vittoria, per l’indipendenza di noi veneti e di tutti i nostri fratelli alleati“.

“Rinunciamo ad attentati sui tralicci”
Il progetto dei secessionisti arrestati oggi nell’inchiesta della Procura di Brescia di compiere attentati contro i tralicci, sulla scorta del terrorismo alto-atesino negli anni ’50-’60, fu abbandonato perché – annota il gip di Brescia nell’ordinanza di custodia cautelare – “rischioso e probabilmente inviso alla quasi totalità della pubblica opinione”. Lo spiega uno degli arrestati, Luigi Faccia, durante un incontro intercettato con i ‘patrioti’ bresciani. “Non è che danneggi il Quirinale – spiega il ‘serenissimo’ del 1997 -. Danneggi il c… che sta guardando la partita e che si incazza come una iena, capito?”. 

“Instaureremo clima di terrore”
 Dicevano di voler instaurare “un clima di terrore” i secessionisti arrestati nell’operazione del Ros e, per farlo, raccontavano di avere a disposizione “un altro carro armato gigantesco”. E’ Tiziano Lanza, di Bovolone (Verona) “sempre impegnato in azione di reclutamento e finanziamento” dell’Alleanza a parlarne al telefono in una lunga conversazione intercettata. “Andatevene dall’Italia e chiedete perdono per 147 anni di crimini contro la nostra popolazione e di ruberie – spiega in un’intercettazione riportata nell’ordinanza di custodia cautelare – Andatevene e vivrete, rimanete e morirete.. poiché instaureremo veramente il clima di terrore, sai come ci divertiremo, la mafia anche qua..”. Poi Lanza descrive il piano per l’occupazione di piazza San Marco: “Se riusciamo ad andarci con un mezzo così gigantesco, invece di otto forse saremo in ottocento, ben equipaggiati, con maschere antigas, qualcuno appostato con mitra e tutto e ci sarà anche gente all’estero, come me, che convocherà una conferenza stampa”. “E quando l’azione sarà fatta – conclude – sarà coordinata mezza Italia perchè lo faranno anche i piemontesi, lo faranno anche i sardi, ciascuno nel loro sistema, ma sarà sincronizzato con la nostra, perfino la ‘napulitania, vogliono chiamarsi così”.

Il Serenissimo: “Oggi via militare non possibile”
“Abbiamo fatto quell’azione nel1997, farne un’altra adesso non avrebbe alcun senso, sarebbe anacronistica. Restano gli ideali, ma non più con quel tipo di gesti”: a dirlo Andrea Viviani, uno dei componenti del commando dei ‘Serenissimi’ che la notte tra l’8 e il 9 maggio di 17 anni fa occupò per alcune ore il campanile di San Marco, a Venezia. Per arrivare all’indipendenza del Veneto – progetto che sente suo attraverso la militanza ancora nel ‘Serenissimo Governo Veneto‘- Viviani dice che la via militare “non è percorribile. La strada è quella politica. Serve un progetto politico e prima o poi arriveremo all’obiettivo”. Riguardo agli arresti di Fausto Faccia e Flavio Contin, altri due ‘Serenissimi’ì, nell’inchiesta di Brescia, Viviani dice che “non hanno capito che bisogna portare avanti un discorso politico”. Poi il discorso si sposta anche sugli esiti della consultazione online a favore dell’indipendenza veneta: “Sono segnali che il popolo è stanco. Vuole risposte e lo Stato non le dà”. In lui sono ancora vivi tutti i passaggi di quella notte di 17 anni fa: dal ‘sequestro’ del ferry boat per portare un camper e un tank in Piazza, alla salita sul campanile, alla conclusione con il blitz dei Gis dei carabinieri e gli arresti dei componenti della “Veneta Serenissima Armata”. 

IL PRECEDENTE
Quando nel ’97 occuparono Piazza San Marco a Venezia

A quasi diciassette anni di distanza la storia di ripete, o quasi. L’operazione di stanotte ricorda la vicenda dell’assalto al campanile di San Marco da parte di un gruppo di 8 cosiddetti ‘Serenissimi’ nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1997. A pochi giorni dalla ricorrenza del bi-centenario della caduta della Serenissima, il 12 maggio 1797, ‘occuparono’ piazza San Marco e il campanile di San Marco issando la bandiera con il Leone di San Marco. Il gesto eclatante voleva essere la dimostrazione simbolica di alcune rivendicazioni indipendentiste. I Serenissimi, partiti dal padovano con un camion che trasportava un autocarro artigianalmente trasformato da mezzo blindato, giunsero, poco dopo mezzanotte, all’imbarcadero dell’Actv del Tronchetto, per imbarcarsi poi su un ferry boat. Vestiti con tute mimetiche e armati di un vecchio mitra, residuato bellico della seconda guerra mondiale, ma funzionante. Salirono a bordo del ferry boat di linea dell’Actv con il finto autoblindo e lo dirottarono su piazza San Marco. Giunti nella piazza, alcuni dei partecipanti all’azione l’occuparono simulando di tenerla sotto tiro con l'”autoblindo“, mentre il resto del gruppo, scardinando la porta, salì in cima al campanile di San Marco. Qui fu issata la bandiera con il leone alato, simbolo della Serenissima Repubblica di Venezia, gesto dimostrativo che era l’obiettivo della azione. 

L’intenzione dei Serenissimi era quella di occupare il campanile fino al 12 maggio, bicentenario dell’abdicazione del Maggior Consiglio della Repubblica Veneta ai francesi, e per questo si erano portati anche dei viveri. La sera stessa il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, andò a parlamentare con i manifestanti per cercare una mediazione, ma senza successo. Il mattino dopo alle 8.15, gli uomini del Gis dei Carabinieri giunti dalla Toscana, si misero in azione. Un gruppo di militari occupò la piazza arrestando i serenissimi che erano a bordo del tanko, altri Carabinieri scalarono il campanile e in pochi minuti entrando e arrestando tutti i partecipanti all’azione. Il processo ai Serenissimi si concluse con assoluzioni, patteggiamenti e condanne.  

LE REAZIONI
Salvini: “Siamo alla follia, domenica in piazza”

Un’azione, quella della magistratura bresciana, aspramente contestata dalla Lega Nord. “Aiutano i clandestini, cancellando il reato di clandestinità, liberano migliaia di delinquenti con lo svuota-carceri, e arrestano chi vuole l’indipendenza. Siamo alla follia. Se lo Stato pensa di fare paura a qualcuno, sbaglia”: è stato questo il commento su Facebook del segretario federale del Carroccio Matteo Salvini, che ha annunciato una manifestazione “domenica prossima a Verona alle ore 18 per protestare contro gli arresti e l’indagine anti-indipendentista” (leggi).

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