I renziani – quelli più tifosi intendo, non certo quelli più dialoganti – paiono già alla canna del gas. Li capisco e non poteva essere altrimenti: invece di innamorarsi di miti veri, che so James Hunt o Jimi Hendrix, si sono infatuati della copia un po’ pingue e assai meno intellettuale di Mister Bean. E già arriva il riflusso, la disillusione: quel senso frustrante di fallimento. Per questo soffrono. Però non possono ammetterlo. E allora, come nei film più scontati, partono con gli “alibi” e i “contrattacchi” da tifosi feriti, evidenziando così una totale mancanza di argomenti. Quando gli ricordi che Renzi è solo chiacchiere e supercazzole, rispondono sempre – sempre – allo stesso modo. Chiamatele “Le 10 tavole della frignatina renziana” e condividetele nella vostra bacheca. Vi farà comodo per disinnescare gli “attacchi” dei pasionari renziani. Sono tavole che non cambiano mai, mantra autoassolutori. Pianti da ultrà traditi, come quando ricordi a un fan di Muccino che forse L’ultimo bacio non è un capolavoro e loro ti replicano piccati: “Fallo tu allora il regista, sei invidioso di Accorsi”. Sì, buonanotte.

Le 10 tavole della frignatina renziana

1) “Sai solo criticare,non ti va mai bene niente”. Può anche essere, ma voi sapete solo dire sì e pare andarvi bene tutto. Se Renzi vi dicesse che è la reincarnazione di Jim Morrison, voi ci credereste: davvero vi accontentate di così poco? Avete comprato i sogni al discount? Guardate che le utopie son gratis, eh. Se Renzi fa una legge elettorale orrenda (scritta da Verdini), conferma l’acquisto degli F35 e mette la Barracciu sottosegretaria, devo “esultare”? Perché? De che?

2) “Provaci tu al suo posto, fallo tu il Premier”. Altro mantra stitico dei renziani, come i fan di Ligabue quando gli tocchi l’idolo: “Scrivila tu allora Urlando contro il cielo“. Certo: quindi, quando i giornalisti criticavano la Thatcher, prima di farlo dovevano invadere le Falkland? Ma che ragionamento è? Se decidi di fare il politico e poi non sai fare il politico, il minimo è che ti critichino. Altrimenti comincio anch’io con questo strepitoso alibi: “Mi attacchi? Non ti piaccio? Falle tu allora 500 persone a teatro ogni sera e 120 repliche in un anno e mezzo”. Che senso avrebbe?

3) “Sei invidioso, sfigato, fallito, stai a rosicà”. Ma invidioso de che? Rosicare per cosa? Invidioso di Renzi? Dei suoi nei? Dei suoi denti? Delle sue cravatte alla Andrea Diprè? Delle sue letture tra De Gasperi e Jo Squillo?Premesso che l’invidia presuppone un sentimento di inferiorità verso qualcosa o qualcuno, e non mi capita più o meno dal ’77, se fossi(mo) invidioso/i di Renzi avrei/avremmo un livello di perversione che in confronto De Sade era Gandhi.

4) “Dici sempre le stesse cose”. Può essere, ma se gli altri fanno sempre gli stessi errori mica è colpa mia/nostra.

5)Sei palloso, parli sempre di Renzi”. In realtà no. Parlo anche di tante altre cose. Però, sapete com’è: se Renzi è premier e uno in tivù o sui giornali è chiamato a parlare di politica, è difficile che trovi il tempo di disquisire – in pubblico – di Van Basten, Ribolla di Josko Gravner e trampling con Rosario Dawson in tacco 12 (ma se volete ci provo: mi divertirei molto di più).

6) “Non sei democratico e blocchi chi ti critica. Invece Renzi è democratico, brutta testa di cazzo coglione di merda”. a) Verissimo: nella mia pagina facebook non sono minimamente democratico (il moderatore si ispira a Pol Pot). b) Falsissimo: in questo blog e in tutta la Rete è lecito e anzi incentivato insultarmi c) Falsissimo: se non la pensi come Renzi, non hai futuro nel Pd. Se non al massimo nella riserva indiana à la Civati. d) “Brutta testa di cazzo coglione di merda”, forse, non è esattamente una “critica”. E ve lo dico da toscano, dunque abituato a ben di peggio.

7) “E Grillo, allora? Lui non lo critichi, eh?”. E Grillo, “allora”, a volte dice cose giuste e a volte bischerate. E quando sbaglia lo critico, al punto che un giorno sì e un giorno no lui e Yoko Casaleggio sfanculano me e Il Fatto. Ma cosa c’entra? Rispondere a una critica con un “sì ma gli altri son peggio” è la prova evidente che non si hanno argomenti. Non è che, se uno (forse) ha la rogna, tu diventi automaticamente sano. Non funziona così: un errore è un errore. Un obbrobrio resta un obbrobrio. Il “così fan tutti” lo lascio a chi sa metterlo in musica, tipo Mozart. Su, renziani: trovate alibi migliori. Yes we can.

8) “Siete uccelli del malaugurio, disfattisti, gufate”. Quando avete davanti un renziano che vi dice che l’ottimismo è il profumo della vita, rispondetegli che di Tonino Guerra ce n’era solo uno. E poi ditegli “gne gne specchio riflesso”, come all’asilo, perché il livello è quello.

9) “Renzi è l’uomo del fare”. Sì, ma per ora è quasi sempre l’uomo del fare cazzate. Un po’ poco per avere un’erezione politica – anche se in giro vedo un sacco di elettrici ed elettori con l’orgasmo facile.

10) “Lasciatelo lavorare”. Come diceva Iva Zanicchi di Berlusconi. Wow, che tesi difensiva granitica. Renziane e renziani, senza offesa: se io cado dall’ottavo piano, non ho bisogno di aspettare lo schianto per sapere che prima o poi mi farò male. Molto male.

Vamos?