Ed eccoci alla settimana senza pesticidi (23-30 Marzo). Già perché è proprio in primavera che contadini e hobbisti che coltivano la terra abbondano nelle campagne con l’uso di questi prodotti per preparare il terreno alle nuove colture. Siamo al nono anno consecutivo di questo appuntamento ecologico, che si indice in ben 27 Paesi, Francia in testa, perché è proprio lì che si fa un uso smodato di questi pericolosi prodotti. Anche se possono sembrare innocui e controllati, i pesticidi agiscono sulla salute delle persone e degli animali in maniera irreversibile.

Molti sono scettici oppure non vogliono impegnarsi nel trovare soluzioni alternative, ma basta leggere quanto ha fatto proprio la Francia due anni fa. Il Paese d’Oltralpe ha infatti inserito tra le malattie professionali degli agricoltori, in quanto esposti ai pesticidi, il morbo di Parkinson. Viene riconosciuto dunque per legge un legame tra l’uso di queste sostanze e la malattia. Di questa correlazione si parlava da tempo, ma con la trasformazione in commi e articoli si dà la possibilità di vedersi riconoscere l’infermità a livello legale. Chissà che fatica far passare una legge così. La consapevolezza porta comunque alla buona coscienza, che non dovrebbe rimanere circoscritta ai nostri vicini d’Oltralpe. Certo loro sono molto più attivi di noi. Tanto attivi che all’inizio di quest’anno hanno portato a casa un altro meraviglioso e fantastico riconoscimento di legge: il divieto all’uso di pesticidi nelle aree urbane.

Si può arrivare a un’agricoltura senza veleni? Si può pensare che un giorno riusciremo forse a mangiare più sano e più controllato? Questo è il dilemma principale che spinge ormai milioni di persone a fare delle scelte a volte davvero drastiche e necessarie. Le rivoluzioni vanno indirizzate e controllate. Non si può agire a caso. Siamo arrivati al punto che i contadini non controllano più nulla, a partire dai semi fino ai pesticidi. Per non parlare dei prezzi.

Il cambiamento deve essere politico. Occorre ridistribuire il cibo e la sua produzione; promuovere le filiere corte (è di questi giorni la notizia dell’insalata che va su e giù per il nostro Paese facendone aumentare i costi) e rinsaldare i legami tra agricoltori e consumatori. Ma soprattutto riqualificare il ruolo di chi “alimenta la terra”. Un ruolo forte e preponderante che negli ultimi tempi è andato un po’ in ribasso. Il lavoro del contadino ha perso appeal. Sembra un lavoro di second’ordine. E allora ridiamogli prestigio no?

Gli agronomi di Agraria.org hanno stampato e venduto tante magliette con il logo “Sono un contadino e me ne vanto”. Ecco, occorre recuperare un po’ di sana tradizione e dare un senso a tutto. Come? Intanto partecipando e coinvolgendo più gente possibile. In questa settimana senza pesticidi in Francia le attività fervono e sono numerosissime, qui da noi registriamo un solo appuntamento. Ed è a Verona. Tutto il resto è… silenzio assoluto. Come mai? 

Già come mai? Come possiamo difenderci da tutti questi velenosi antiparassitari? Una cosa la possiamo fare fin da subito, ed è quella di lavare bene i prodotti prima di consumarli. Alcuni consigliano di lavare con acqua e sale frutta verdura, altri suggeriscono l’uso del bicarbonato. Altri ancora di spazzolare la frutta con l’aceto. Piccoli rimedi a cui non dobbiamo assolutamente rinunciare con l’obiettivo però di dare una risposta alla domanda precedente: come mai in Italia, rispetto alla Francia che ha portato a casa grossi risultati, si va in ordine sparso e tutto tace?