La cura, drastica, sembra funzionare. I consiglieri piemontesi devono aver offerto meno pranzi in costosi ristoranti, pagando di tasca propria alcuni acquisti superflui. Nel 2013, dopo lo scandalo dei rimborsi al Consiglio regionale in Piemonte, i gruppi politici hanno chiesto meno soldi per le loro spese. I dati emergono dai rendiconti pubblicati sul sito istituzionale. Da questi documenti, semplici tabelle con le voci di spesa, emergono per la prima volta pure i costi per lo staff dei partiti: quasi quattro milioni di euro in totale. Malgrado le riduzioni nei giorni scorsi la sezione di controllo della Corte dei conti ha chiesto al presidente dell’assemblea regionale Valerio Cattaneo di chiarire come siano stati spesi 200mila euro da alcuni gruppi.

Secondo i calcoli, i rimborsi ottenuti dalle 18 forze politiche sono passati dai circa 2,3 milioni di euro del 2012 ai 450 mila dello scorso anno. Sono calate le spese per il funzionamento, cioè quelle per consulenze, missioni, materiale di cancelleria, telefoni, abbonamenti, convegni e altro, spese in cui prima rientravano pure i pasti nei ristoranti, i caffè consumati tra una riunione e l’altra, ma anche i tosaerba, i biglietti della Juventus, le consolle dei videogiochi o le mutande verdi di Roberto Cota. Tra i gruppi più numerosi, il Pd passa dai circa 243mila euro del 2012 ai 98mila circa nel 2013; il Pdl (ora scisso in tre gruppi: Forza Italia, Fratelli d’Italia e Nuovo Centro Destra) passa da 596mila a quasi 35mila e la Lega da 380mila circa a meno di 30mila euro. C’è anche chi ha ridotto all’osso questi costi, come Maurizio Lupi dei “Verdi verdi – L’ambientalista per Cota”, tra i primi indagati della “Rimborsopoli” piemontese: dopo l’avviso di garanzia ha speso poco meno di mille euro.

Alcuni hanno fatto ancora meglio. Luigi Cursio, fuoriuscito dall’Idv nel gennaio 2013, si è fatto rimborsare solo 127 euro. Diverso il caso di Andrea Stara, politico del Pd e consigliere della lista “Insieme per Bresso” per il quale mercoledì la pm Enrica Gabetta ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato (tra le sue spese c’era un tosaerba). Nel 2013 ha speso 53mila euro per il funzionamento del gruppo di cui è l’unico componente: in questa cifra rientrano 24mila euro per sale riunioni o altre spese logistiche e quasi 17mila euro per “consulenze, studi o incarichi”. Sono invece 84mila gli euro spesi per questo ambito dal consigliere dei “Moderati” Michele Dell’Utri, indagato per peculato (i pm gli contestano 190mila euro di sondaggi telefonici fatti dalla società del suo compagno di partito Gabriele Moretti).

Per la prima volta però il consiglio regionale rende pubblici anche i costi per il mantenimento del personale dei gruppi politici. Il Pd, che ha trenta dipendenti, ha speso 984mila euro. Lo staff di Forza Italia e Ncd nel 2013 è costato quasi 615mila euro. Progett’azione (un gruppo di fuorisciti dal Pdl ora confluiti in Forza Italia) ne ha usati quasi la metà, la Lega Nord poco più di 443mila euro. I gruppi con un solo consigliere hanno costi di personale di circa 120mila euro ciascuno. Alcuni sono riusciti a spendere molto meno per lo staff, arrivando sui 60mila euro. Nonostante gli sforzi dei consiglieri i magistrati contabili hanno chiesto approfondimenti perché “l’esame condotto sui rendiconti ha evidenziato per alcuni gruppi consiliari l’esistenza di irregolarità”. In certi casi alcune cifre non corrispondono ai documenti forniti e alcune spese non sarebbero state necessarie perché la Regione ha a disposizione i servizi e gli strumenti pagati. Intanto il 4 aprile Cota e 40 consiglieri si troveranno davanti al gup che dovrà decidere sul loro rinvio a giudizio.

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