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Deficit/pil 2025 confermato al 3,1%: l’Italia resta in procedura di infrazione. La maggior spesa per la difesa sarà soggetta ai vincoli Ue

Nella prossima legge di Bilancio, l'ultima prima delle elezioni politiche, il governo Meloni dovrà decidere quali altri voci - welfare? scuola? sanità? - tagliare o finanziare di meno per aumentare l'impegno finanziario per armi e sicurezza
Deficit/pil 2025 confermato al 3,1%: l’Italia resta in procedura di infrazione. La maggior spesa per la difesa sarà soggetta ai vincoli Ue
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Il rapporto deficit/pil dell’Italia nel 2025 è confermato al 3,1% come da dati Istat provvisori di marzo. Risultato: la Penisola non può ancora uscire dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo. Il valore definitivo è stato ufficializzato dall’Eurostat un’ora prima del consiglio dei ministri convocato per approvare il Documento di finanza pubblica, mettendo fine a giorni di elucubrazioni su quanti milioni ballassero tra “salvezza” e un altro anno di sorveglianza rafforzata da parte della Commissione. Il governo Meloni attendeva il risultato con una certa apprensione per un motivo in particolare: scendere sotto il fatidico parametro di Maastricht avrebbe permesso all’Italia di attivare la clausola di salvaguardia per la difesa prevista dalle nuove regole di bilancio europee. Tradotto: sarebbe stato possibile aumentare la spesa in armi e sicurezza senza che quegli esborsi fossero considerati nella traiettoria della spesa primaria netta prevista dal Piano strutturale di bilancio scritto nel 2024 sulla base del nuovo Patto di stabilità.

Ora è ufficiale che quel salvacondotto non sarà disponibile. Sarà quindi più complicato per il governo Meloni mantenere fede all’impegno delineato lo scorso ottobre nell’ultimo Documento programmatico di finanza pubblica di investire a scopo militare 12 miliardi di euro in più entro il 2028 per centrare l’obiettivo del 5% del pil destinato a difesa, cybersicurezza e infrastrutture previsto dai nuovi obiettivi Nato.

Quei 12 miliardi, aveva spiegato lo scorso autunno il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, “potranno essere finanziati o con i Btp o col Safe (Security Action for Europe, programma di prestiti dell’Ue destinato a finanziare appalti comuni nella difesa, ndr)”. Ma “non abbiamo ancora attivato la clausola Safe perché abbiamo l’ambizione di uscire dalla procedura di infrazione un anno prima del previsto, cioè già nel 2025. Siamo ragionevolmente fiduciosi che ciò possa avvenire e questo ci pone al riparo dal rischio che la spesa per la difesa possa in qualche modo riportarci sopra il 3%, dopo che con tanta fatica siamo andati sotto”.

Le cose sono andate diversamente. Ne deriva che nella prossima legge di Bilancio, l’ultima prima delle elezioni politiche, il governo dovrà prendere decisioni politicamente molto difficili: dovrà decidere quali altri voci – welfare? scuola? sanità? – tagliare o finanziare di meno per aumentare l’impegno finanziario per la difesa. Non proprio un toccasana per aumentare il gradimento dell’elettorato, tanto più che la manovra arriverà in un contesto di difficoltà per i consumatori alle prese con le conseguenze della crisi energetica. Dopo i rincari dei carburanti, che sono stati tamponati solo in piccola parte dal taglio delle accise e ora si stanno trasmettendo ai prezzi della spesa via costi dell’autotrasporto, nei prossimi mesi gli aumenti di petrolio e gas si faranno sentire anche sulle bollette dei consumatori che hanno un contratto sul mercato libero.

Le opposizioni leggono il dato come un flop del governo. “I numeri sull’andamento economico confermano il fallimento della ricetta dell’esecutivo e consegnano un dato inequivocabile: il bilancio della legislatura è definitivo ed è fallimentare sia da un punto di vista istituzionale che economico e sociale”, commenta Chiara Braga capogruppo del Pd alla Camera. Per il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, “il governo tutto tagli e austerità di Giorgia Meloni ha fallito e non ha centrato nemmeno l’obiettivo del 3% deficit/Pil su cui avevano puntato tutto, con quattro manovre lacrime e sangue. Ora siamo totalmente chiusi nella gabbia dei vincoli del Patto di stabilità che questo stesso governo ha sottoscritto a Bruxelles, condannando l’Italia a tagliare su sanità, scuola, imprese, energia”.

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