Nuove prove di alleanze pubblico-privato per la banda ultralarga. Con i soliti due protagonisti: Telecom Italia e la Cassa Depositi e Prestiti, attraverso la partecipata Metroweb. Secondo le ultime indiscrezioni di stampa l’azienda guidata da Marco Patuano, accantonata l’idea dello scorporo della rete in rame, sta infatti valutando la possibilità di acquistare una quota della società impegnata a portare avanti il progetto di cablaggio di 30 città italiane con un investimento da 4,5 miliardi di euro.

Telecom non commenta, ma l’operazione che riguarda poco meno del 50% di Metroweb messo in vendita da F2i, il fondo sponsorizzato dalla Cdp e guidato dal candidato presidente di Telecom, Vito Gamberale, potrebbe valere fino a 300 milioni. Una somma assai elevata se si considera che lo stesso Gamberale  nel maggio 2011 aveva comprato l’intera Metroweb per 450 milioni. Anche all’epoca Telecom era indicata da più parti come interessata alla partita, ma il prezzo era considerato eccessivamente elevato.

Un ingresso di Telecom in Metroweb ha del resto senso industriale: “Dal punto di vista dell’efficienza del sistema di telecomunicazioni in Italia, sarebbe una soluzione auspicabile, ha spiegato a Reuters l’amministratore delegato di Metroweb, Alberto Trondoli. Per il gruppo di telecomunicazioni l’operazione comporterebbe l’entrata dalla porta principale nella partita della rete in fibra accanto alla Cassa e a F2i senza riaprire la spinosa questione della separazione dal gruppo della vecchia rete in rame, della sua valorizzazione e dei suoi debiti.

Dando un ruolo chiave a Gamberale, lo stesso che il socio di minoranza di Telecom, Marco Fossati, ha candidato per la presidenza del gruppo. Proprio in queste ore la sua Findim sta ultimando un piano strategico per Telecom da condividere con gli investitori internazionali. Che collimi con un quadro in cui l’unico progetto accantonato da manager e governo sia quello di “una rete pubblica messo a disposizione di tutti a parità di condizioni tecniche ed economiche”.