Offrono un lavoro di ufficio, amministrazione o vendita, ma dopo un breve colloquio invitano per un “giorno di prova”. Solo allora gli “aspiranti segretari” scoprono di cosa si tratta veramente: un porta a porta su provvigione per vendere prodotti o far firmare contratti. Come quelli di gas e luce. Decine e decine i giovani contattati in Toscana dalla Mc Recovery, un’azienda di Lucca che contatta persone in cerca di lavoro dopo che queste hanno risposto ad annunci sul web. 

Il portale di denuncia: “Abbiamo raccolto decine di segnalazioni”
Ad accorgersi della vicenda è stato Lavoro Anomalo, che si definisce “un contenitore a supporto di chi cerca lavoro e non vuole perdere tempo e soldi dietro a false inserzioni“. Tramite la sua pagina Facebook Lavoro Anomalo da circa 3 anni raccoglie le segnalazioni di annunci di lavoro fasulli in Toscana. Ma proprio per questa attività riceve messaggi non proprio di complimenti (anzi), quindi i gestori della pagina chiedono di non pubblicare il loro nome: “Per la Mc abbiamo ricevuto decine di segnalazioni. Fortunatamente molti si sono accorti della mala parata in tempo e si sono fermati prima di perdere una giornata per una ‘prova’. Quelli di Mc, come purtroppo di altre aziende in Toscana: sono giovani che ti inculcano una sorta di spirito imprenditoriale per cui ti fanno credere che riuscirai a fare soldi facendo lavorare gli altri per te. E’ una struttura piramidale, perciò cercano più persone possibile. E il problema è che continuano a pubblicare annunci, ingannando sempre più persone”. 

Le testimonianze di due ragazze raggirate 
Tra queste anche Gaia e Federica (non sono i veri nomi). Gaia, 21 anni, alle spalle un paio di lavori stagionali e uno stage, cerca un lavoro stabile. A gennaio risponde a un annuncio di posizione full time, disponibilità immediata, per segretaria amministrativa. “La cosa strana è che la pagina di risposta all’inserzionista non chiedeva di allegare il curriculum” racconta al fattoquotidiano.it. “Mi chiama una ragazza per fissare un colloquio. Le chiedo se il lavoro è un ‘porta a porta‘ e risponde di no. Poi al colloquio il responsabile mi spiega di cosa si occupa l’azienda, della sua ‘immensa’ distribuzione. Parlava troppo velocemente e ho capito poco: fanno così per non darti il tempo di riflettere su niente”. Gaia si insospettisce e per la seconda volta chiede se è un lavoro porta a porta. “E lui mi ha detto di sì, come se fosse ovvio. Mi sono sentita presa parecchio in giro”.

La rabbia tra i giovani che hanno deciso di accettare il giorno di prova è tanta. Lo sa bene Federica, che ha risposto a un annuncio di lavoro per “3 commesse, 3 commessi e una segretaria”. “Mi hanno chiamata. Cercavano una segretaria amministrativa full time, disponibile da subito, per un’azienda di smaltimento rifiuti in tutta la Toscana. Il colloquio è durato poco. Ho chiesto espressamente più volte se avessi dovuto fare porta a porta e ogni volta il responsabile mi ha assicurato di no” racconta Federica al fattoquotidiano.it. Le viene detto di tornare il giorno successivo per il fatidico giorno di prova. “Se fosse andato bene, avrei firmato il contratto la sera stessa” spiega Federica. Con lei alla sede di Mc Recovery si presentano altri 4 ragazzi. A tutti viene chiesto di firmare un foglio. “Ci impegnavamo a stare tutto il giorno con loro e, se fosse successo qualcosa, la responsabilità sarebbe stata nostra. Poi c’era scritto altro, ma non ricordo… Stavano col fiato sul collo perché firmassimo velocemente”.

Poi tutti in macchina, ognuno con il suo tutor, per conoscere da vicino il lavoro. “Io ero già stata impiegata di un’agenzia e pensavo che avremmo fatto delle commissioni alle poste, in banca, cose così”. In macchina il “tutor“, accompagnato da 3 ragazzi che lavorano sotto di lui, elenca a Federica le aziende per cui la sua società avrebbe lavorato: Mondadori, Telepass… Federica ricorda: “Ho chiesto in cosa consisteva il lavoro e lui mi ha detto: ‘Lo vedrai quando arriviamo’”.

Federica si ritrova ad accompagnarlo mentre suona ai citofoni di condomini di una città a una trentina di chilometri di distanza. L’incarico è proporre contratti di gas e luce. “Avremo bussato a 300 porte in una sola mattina. Una sola ci ha aperto. Era un’anziana che però non si decideva a firmare il contratto e lui l’ha strappato davanti ai suoi occhi, dicendo che non aveva tempo da perdere con lei”. Federica chiede al suo tutor di essere riportata all’ufficio di Lucca, dove ha lasciato l’auto qualche ora prima: non era quello il lavoro per cui si era presentata. Invece viene scaricata alla stazione ferroviaria, dopo essersi sorbita una predica sui “giovani che non sono disposti a fare sacrifici”. “Ho provato tante volte a chiamare la sede per parlare col capo – racconta Federica – Dopo molti tentativi me lo passano e mi sento dire che posso fare quello che voglio, anche denunciarli ai carabinieri, ma loro continueranno a lavorare, nessuno può fargli nulla. E che io e gli altri rimarremo sempre dei disoccupati”.

Adiconsum: “Questo uso delle persone ci fa schifo”. 10 regole per non essere raggirati
Pietro Giordano, presidente Adiconsum, l’associazione di consumatori attiva dal 1987, non ha dubbi: “Segnaleremo – dice al fattoquotidiano.it – questa realtà all’Autorità garante della concorrenza e del mercato: è pubblicità ingannevole. L’Autorità garante può fare un intervento per verificare se ci sono gli estremi di reato. Purtroppo sono tantissime le aziende che, in questo periodo non felice della nostra economia, fanno leva sui bisogni delle persone in cerca di lavoro. E oltre al raggiro è proprio quest’utilizzo delle persone che a noi fa proprio, uso una parola forte, schifo”. Per questo Adiconsum ha stilato un decalogo del “lavoro sicuro”, 10 regole da tenere a mente quando si risponde a un annuncio. La prima? “Quando un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è falsa”. Ilfattoquotidiano.it ha cercato più volte di avere una replica dall’azienda, ma questa non ha mai risposto.