Dennis Rodman, durante le sue visite a Pyongyang per omaggiare l’amico Kim Jong Un, potrebbe aver violato le sanzioni internazionali imposte alla Corea del Nord. Della vicenda si stanno occupando gli esperti Onu che monitorano sul rispetto delle restrizioni contro il regime, scrive la Reuters. “Il comitato indaga sulle accuse secondo cui Rodman e suoi compagni avrebbero portato con loro merci di lusso nei viaggi a Pyongyang a settembre e dicembre 2013 e nello scorso gennaio”, scrive l’agenzia citando stralci di un rapporto non ancora pubblicato, di cui ha ottenuto alcune parti. L’ex stella del basket statunitense non è ancora accusato formalmente di aver violato le sanzioni imposte in risposta ai test nucleari e missilistici del 2006 e del 2009, inasprite lo scorso anno dopo i terzo esperimento a febbraio.

I doni per il suo ospite potrebbero tuttavia essere stati delle brecce nel sistema che mira a colpire l’appetito della leadership nordcoreana per il lusso e lo sfarzo. Tra gli oggetti su cui si concentra l’attenzione, la Reuters ricorda alcuni bicchieri per il whiskey, un decanter, una borsa Mulberry, entrambi donati dall’agenzia di scommesse irlandese Paddy Powers, sponsor dei primi viaggi a nord del 38esimo parallelo dell’ex campione dei Chicago Bulls, prima di tirarsi fuori dalla “diplomazia del basket” una volta appreso dell’epurazione e dell’esecuzione di Jang Song Thaek, numero due del regime, nonché zio e mentore del giovane Kim. Già lo scorso gennaio un’inchiesta di NK News aveva sollevato la questione, sentendo tra gli altri l’ex console statunitense a Pusan, Dennis Halpin, che aveva stimato il valore dei doni per il giovane Kim attorno ai 10mila dollari. La società di scommesse aveva ammesso di aver portato alcuni regali, pur smentendo le cifre ipotizzate dal diplomatico Usa e alcuni degli oggetti indicati, tra cui abiti firmati italiani. Inoltre si era detta certa di aver rispettato le regole.

A stretto giro era poi arrivata la notizia delle indagini aperte dal dipartimento del Tesoro statunitense contro Rodman, che tra i regali per il Brillante Leader aveva incluso bottiglie della sua vodka ‘Bad Ass‘, in quello che, in parte, voleva essere un tentativo promozionale. Tornato dall’ultimo viaggio in Corea del Nord, a gennaio, quando in occasione del compleanno Kim Jong Un organizzò un’esibizione di pallacanestro con ex stelle dell’Nba, molte delle quali con problemi di soldi, Rodman è stato costretto al ricovero in una clinica per disintossicarsi dall’alcool. Se le eventuali violazioni dovessero essere provate, almeno per quanto riguarda le indagini Usa, le visite a Kim potrebbero tuttavia costargli molto più caro, con il rischio di una multa fino a un milione di dollari e un massimo di 20 anni di reclusione. Entro questa settimana è atteso un documento finale del comitato di esperti Onu, il cui mandato in scadenza ad aprile dovrebbe essere rinnovato per altri 13 mesi. Tra i casi sotto osservazione c’è inoltre quello della Chong Chon Gang, la nave nordcoreana fermata a luglio dello scorso anno a Panama con un carico di armi cubane. Secondo quanto riferito dalla Reuters, i nordcoreani si sarebbero serviti di una serie di società, alcune delle quali cinesi, per evitare di incorrere nell’accusa di violare l’embargo sugli armamenti. Le rivelazioni dell’agenzia britannica arrivano quando sono trascorse poche settimane dalla presentazione del rapporto delle Nazioni Unite che accusa il regime di crimini contro l’umanità e ipotizza il deferimento della dirigenza di Pyongyang, compreso lo stesso Kim Jong Un, al Tribunale penale internazionale.

di Sebastiano Carboni