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Regno Unito, il premier Starmer resiste alla rivolta interna: “Avanti con il governo”. La viceministra Fahnbulleh si dimette: “Ora nuovo leader”

Si allarga la crisi nel governo britannico, con 78 deputati in pressing sul primo ministro perché faccia un passo indietro dopo la debacle alle amministrative
Regno Unito, il premier Starmer resiste alla rivolta interna: “Avanti con il governo”. La viceministra Fahnbulleh si dimette: “Ora nuovo leader”
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Un altro scossone mette a rischio il premier inglese Keir Starmer, sempre più in bilico. La viceministra alle Comunità Locali, Miatta Fahnbulleh, ha rassegnato le sue dimissioni e ha chiesto al primo ministro di fare altrettanto. Fahnbulleh è la prima componente del governo a dimettersi dopo la debacle elettorale dei laburisti alle amministrative del 7 maggio e le crescenti pressioni perché Starmer si faccia da parte.

In una lettera indirizzata al premier e condivisa su ‘X’, Fahnbulleh ha scritto di essere orgogliosa di quanto il governo ha fatto finora, ma ha aggiunto che “non abbiamo agito con la visione, il ritmo e l’ambizione che il nostro mandato di cambiamento ci impone”. Fahnbulleh ha aggiunto che “il nostro Paese si trova ad affrontare sfide enormi e la gente chiede a gran voce un cambiamento di tale portata”. Rivolgendosi a Starmer, ha detto che “l’opinione pubblica non crede che tu possa guidare questo cambiamento, e nemmeno io lo credo. Pertanto, ti esorto a fare ciò che è giusto per il Paese e per il partito e a stabilire un calendario per una transizione ordinata, in modo che una nuova squadra possa realizzare il cambiamento che abbiamo promesso al Paese”.

Il premier britannico però al momento non sembra disposto ad arrendere alla rivolta interna e a fare marcia indietro. In una dichiarazione fatta di fronte al consiglio dei ministri, e diffusa ai media da Downing Street, il premier ha fatto riferimento al suo discorso postelettorale di ieri, nel quale ha promesso un rilancio dell’azione di governo. “Come ho detto ieri, io mi assumo la responsabilità per i risultati delle elezioni” amministrative, ma mi assumo anche “la responsabilità di realizzare il cambiamento che abbiamo promesso” come Labour alle politiche del 2024. Ha quindi accusato i dissidenti che invocano le sue dimissioni, o un calendario verso un cambio di leadership a termine, d’aver “destabilizzato il governo nelle ultime 48 ore”, creando conseguenze “reali” sull’economia e sul “costo della vita nel nostro Paese e di tante famiglie”. “Il Partito Laburista prevede una procedura per sfidare un leader e questa non è stata avviata”, ha poi avvertito, mettendo in dubbio che i suoi contestatori abbiano al momento i numeri sufficienti. Il Regno Unito – ha infine concluso – “si aspetta da noi che continuiamo a governare. Cosa che intendo fare e che dobbiamo fare come gabinetto”.

Le sue parole rappresentano una sorta di contro-sfida ai 78 deputati che finora gli hanno chiesto pubblicamente un passo indietro, compresa Fahnbulleh. Ma anche una risposta a quei ministri di spicco – dalla titolare dell’Interno, Shabana Mahmood, e a quella degli Esteri, Yvette Cooper – che stando ai media risultano averlo ormai “tradito” sollecitandolo privatamente a indicare un calendario per passare la mano in modo “ordinato” a un nuovo leader (e premier).

Per indire una competizione elettorale, sarebbe necessario ottenere l’appoggio del 20% del gruppo parlamentare laburista. Il leader in carica verrebbe automaticamente inserito nella lista dei candidati. L’emittente britannica Sky News spiega che, sebbene 78 deputati abbiano chiesto pubblicamente le dimissioni di Starmer, tali richieste non attivano alcun meccanismo all’interno del partito per dare avvio a una competizione. Anche la Bbc riporta il conteggio di 78 deputati laburisti che hanno chiesto a Starmer di lasciare o di stabilire un calendario per le sue dimissioni; si tratta di poco meno del 20% dei 403 deputati del partito.

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