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Regno Unito, pioggia di dimissioni nel governo: lascia anche il ministro della Sanità. Ma il premier Starmer resiste

Si allarga la crisi nel governo britannico, con 78 deputati in pressing sul primo ministro perché faccia un passo indietro dopo la debacle alle amministrative
Regno Unito, pioggia di dimissioni nel governo: lascia anche il ministro della Sanità. Ma il premier Starmer resiste
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La prima è stata Miatta Fahnbulleh, responsabile delle Comunità locali. Poi a lasciare è stata Jess Phillips, titolare della Tutela dei minori. Quindi è stata la volta di Alex Davies-Jones, alla guida del dicastero per le Vittime e la Violenza contro donne e ragazze. E infine il ministro della Sanità Zubir Ahmed. Dopo il tracollo elettorale del Partito laburista alle amministrative del 7 maggio, il governo di Keir Starmer perde in un giorno solo quattro componenti dell’esecutivo, che hanno rassegnato le dimissioni chiedendo allo stesso tempo il passo indietro del premier britannico, il quale tuttavia al momento non sembra intenzionato a lasciare l’incarico. Allo stesso tempo Starmer ha incassato il sostegno di oltre 100 deputati laburisti (più di quelli che hanno chiesto pubblicamente le dimissioni): “Non è il momento per una corsa alla leadership” hanno scritto in un comunicato congiunto. “La scorsa settimana abbiamo subito risultati elettorali duri in modo devastante. Questo dimostra che abbiamo davanti un duro lavoro per riconquistare la fiducia dell’elettorato – si legge nel testo – Quel lavoro deve iniziare oggi, con tutti noi impegnati insieme a realizzare il cambiamento di cui il Paese ha bisogno. Dobbiamo concentrarci su questo. Non è il momento per una corsa alla leadership”. I nomi dei firmatati non sono stati resi noti ma si tratta, secondo quanto riferito da Sky News, di deputati senza incarichi ministeriali.

In mattinata, in una dichiarazione rilasciata di fronte al consiglio dei ministri, e diffusa ai media da Downing Street, Starmer ha fatto riferimento al suo discorso postelettorale di ieri, nel quale ha promesso un rilancio dell’azione di governo. “Come ho detto ieri, io mi assumo la responsabilità per i risultati delle elezioni” amministrative, ma mi assumo anche “la responsabilità di realizzare il cambiamento che abbiamo promesso” come Labour alle politiche del 2024. Ha quindi accusato i dissidenti che invocano le sue dimissioni, o un calendario verso un cambio di leadership a termine, d’aver “destabilizzato il governo nelle ultime 48 ore”, creando conseguenze “reali” sull’economia e sul “costo della vita nel nostro Paese e di tante famiglie”. “Il Partito Laburista prevede una procedura per sfidare un leader e questa non è stata avviata”, ha poi avvertito, mettendo in dubbio che i suoi contestatori abbiano al momento i numeri sufficienti. Il Regno Unito – ha infine concluso – “si aspetta da noi che continuiamo a governare. Cosa che intendo fare e che dobbiamo fare come gabinetto”.

Le sue parole rappresentano una sorta di contro-sfida ai 78 deputati che finora gli hanno chiesto pubblicamente un passo indietro. Ma anche una risposta a quei ministri di spicco – dalla titolare dell’Interno, Shabana Mahmood, e a quella degli Esteri, Yvette Cooper – che stando ai media risultano averlo ormai “tradito” sollecitandolo privatamente a indicare un calendario per passare la mano in modo “ordinato” a un nuovo leader (e premier).

Per indire una competizione elettorale, sarebbe necessario ottenere l’appoggio del 20% del gruppo parlamentare laburista. Il leader in carica verrebbe automaticamente inserito nella lista dei candidati. L’emittente britannica Sky News spiega che, sebbene 78 deputati abbiano chiesto pubblicamente le dimissioni di Starmer, tali richieste non attivano alcun meccanismo all’interno del partito per dare avvio a una competizione. Anche la Bbc riporta il conteggio di 78 deputati laburisti che hanno chiesto a Starmer di lasciare o di stabilire un calendario per le sue dimissioni; si tratta di poco meno del 20% dei 403 deputati del partito.

Starmer, ha assicurato al governo che all’interno del Labour non è stata avviata alcuna procedura formale per metterne in discussione la leadership e ha invitato i ministri a “continuare a governare”.

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