Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, è stato condannato a quattro mesi per violazione di sigilli. Questa la decisione del giudice monocratico Elena Rocci di Torino per la vicenda della baita No Tav di Chiomonte. Stessa condanna è stata inflitta ad Alberto Perino, carismatico leader del Movimento che si oppone alla Torino-Lione. “Oggi mi hanno condannato a 4 mesi in primo grado”, ha commentato il leader su Twitter, “Non mi arrendo. La vostra solidarietà è un grande aiuto”.

La richiesta del pubblico ministero era stata di nove mesi di reclusione e 200 euro di multa per entrambi. I pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino contestavano agli imputati e al leader del Movimento Cinque Stelle di aver violato i sigilli della baita Clarea a Chiomonte, diventata simbolo del movimento No Tav. I due pm, nella requisitoria, avevano anche applicato la recidiva in riferimento a una precedente condanna per diffamazione. “Una condanna così pesante, per un reato del genere, è un caso unico in Italia. Esemplifica bene il clima di caccia alle streghe che si è creato” dice Perino.

Alla fine della lettura della sentenza il pubblico sul fondo dell’aula ha protestato mostrando i foulard col simbolo del movimento e intonando cori, “Giù le mani dalla Val Susa” e “Tutti liberi”, in solidarietà con i condannati e coi quattro anarchici arrestati per attentato con finalità terroristiche. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi di un ingente servizio d’ordine composto da carabinieri e agenti della Digos, numerosi dopo i fatti di venerdì al maxiprocesso nell’aula bunker.

Grillo, Perino e altre 19 persone (tra cui rappresentanti importanti del movimento valsusino come Nicoletta Dosio e Guido Fissore, condannati pure loro) sono stati processati per un episodio accaduto il 5 dicembre 2010. Il comico era stato invitato dal movimento per andare nella baita che doveva diventare un punto di ritrovo e un punto d’osservazione del cantiere. Tuttavia la baita era stata costruita in maniera irregolare e per questo era stata posta sotto sequestro. Alcuni manifestanti, e tra loro pure Grillo, entrarono comunque nella costruzione. Secondo il decreto di rinvio a giudizio però il sigillo era “già portato via dal vento”. “Era un sigillo che non c’era, un sigillo ‘inconsapevole’”, ha dichiarato Beppe Grillo di recente. Il processo prevedeva anche l’accusa di abuso edilizio per chi aveva eretto la baita, ma questa parte è stata stralciata in attesa che si concluda la pratica per la sanatoria (finora la soprintendenza ha dato un parere favorevole).

Davanti alla baita ancora in costruzione – a cui erano stati posti i sigilli – il leader M5S improvvisò un breve comizio e si fece accompagnare all’interno della struttura. In precedenza il comandante dei carabinieri della compagnia di Susa lo aveva informato che se avesse varcato la soglia della casetta avrebbe commesso un reato. Dopo qualche minuto Grillo uscì e, davanti alle telecamere, mimò di avere i polsi ammanettati. Il processo vedeva imputate in totale 21 persone per violazione di sigilli. La Procura aveva chiesto quattro assoluzioni e, per il resto, condanne fra i 18 e i 6 mesi di reclusione. Complessivamente sono undici le condanne inflitte dal tribunale di Torino, la più elevata a nove mesi nei confronti del leader antagonista Giorgio Rossetto. Dieci invece le assoluzioni.

“Aspettiamo i novanta giorni e vedremo se proporre appello” dice il legale di Beppe Grillo, l’avvocato Enrico Grillo (che è anche suo cugino). Alla domanda se era una sentenza che si aspettava, il legale ha risposto: “Era preventivabile. Vediamo come la motiveranno”.

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